Articolo 29

di Gianrico Carofiglio — 

TerrazzaEsterno notte. Terrazza romana. Politici, giornalisti, scrittori, gente di cinema e di televisione. Si chiacchiera del più e del meno fino a quando la conversazione non cade sulla sentenza della Corte Suprema americana che, qualche giorno prima, ha riconosciuto il diritto ai matrimoni fra persone dello stesso sesso. All’inizio c’è un giro di opinioni, ma in breve si ritrovano a parlare in due: una bella signora sui quaranta e un parlamentare noto per la frequentazione piuttosto assidua – pare – di ragazze mercenarie.
– Sia chiaro, io non ho niente contro gli omosessuali, ma per la nostra Costituzione il matrimonio è solo quello fra persone di sesso diverso – dice il politico.
– Di preciso, quale norma della Costituzione? – chiede la donna.
– Adesso non ricordo precisamente l’articolo…
– L’articolo della Costituzione che parla della famiglia è il 29. Si riferisce a questo?
– Ecco, appunto.
– Il caso vuole che lo sappia a memoria: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Mi sfugge però il riferimento al sesso diverso come condizione per il matrimonio.
– Dice: «società naturale».
– E dunque?
– Insomma, l’omosessualità non è mica naturale.
– Mi dispiace doverla contraddire ma comportamenti omosessuali sono diffusi fra i cani, i gatti, i cigni, i gabbiani, le anatre, i pinguini, i delfini, i leoni, gli elefanti e molte altre specie. In ogni caso, mi lasci seguire il suo ragionamento: fra le cose naturali ci sono il cancro, la peste, la tubercolosi, i terremoti. Invece non sono naturali: l’aspirina, gli antibiotici, le cure contro il cancro, i defibrillatori, i computer, le automobili, gli aerei, gli occhiali. Teniamo le prime e buttiamo via le seconde?
– Ma che c’entra, «naturale» perché il matrimonio serve alla procreazione. Per questo deve essere consentito solo a persone di sesso diverso.
– Ah, ecco. Dunque una coppia – dico uomo e donna – sterile o una coppia di anziani non possono sposarsi?
– Che vuol dire…
– Quello che ho detto: due anziani possono sposarsi?
– Il matrimonio tra uomini e donne corrisponde alla tradizione.
– Quindi la procreazione non c’entra. Il valore è nella tradizione in quanto tale?
– Be’…
– Glielo chiedo perché fra le cose tradizionali – in altre culture, certo – ci sono il cannibalismo, il suicido rituale, il rogo delle vedove, l’infibulazione. La tradizione, e la legge fino al 1975, in Italia dicevano che la moglie doveva obbedire al marito, tanto per dire.
– Va bene, ma non capisco per quale motivo due omosessuali dovrebbero volersi sposare. Chi gli vieta di stare insieme, di fare quello che vogliono? I diritti sono già riconosciuti dal codice civile.
– Lei dice? Se due donne stanno insieme e una ha un incidente e perde conoscenza, l’altra può prendere decisioni sulla compagna malata? No. Se una delle due muore, l’altra riceve la pensione di reversibilità? No. Posso andare avanti parecchio, se vuole. Lei non capisce, ha detto, e ne prendo atto, è un problema suo. Ma questo non dovrebbe tradursi in un’interferenza nella libertà delle scelte personali, se non comportano danni per altri. Se gli omosessuali potrebbero sposarsi, la cosa avrebbe interferenze con la sua libertà individuale, danneggerebbe qualcuno?
– Ammettere i matrimoni omosessuali sarebbe la fine della famiglia tradizionale.
– Perché?
– Aumenterebbe l’omosessualità.
– Interessante. Degli etero scoprono che è possibile sposare persone dello stesso sesso e si dicono: «Accipicchia, a questo punto, quasi quasi, divento gay». Pensa che potrebbe accadere anche a lei?
Risatine nemmeno tanto trattenute tutto intorno. La padrona di casa sembra in lieve imbarazzo. Il parlamentare sembra in grande imbarazzo. Vicino a me c’è un noto conduttore televisivo che ha palesemente bevuto qualche bicchiere di troppo.
– Brava, però. E anche una gran bella figa. A me le lesbiche mi eccitano un casino – dice, rivolgendosi a un tizio alla sua sinistra.
– Brava, sì. E anche una gran figa. Però non credo sia lesbica, – risponde l’altro.
E come lo sai? – chiede il conduttore ubriaco.
– È mia moglie.

(Tratto da “Passeggeri notturni” – Edizioni Einaudi)

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