Parlando con le stelle

di mimmo — 

Virginia RaggiGentile Virginia Raggi,
vorrei dire qualcosa a lei, ma anche ai con-cittadini del suo partito. Lei è la candidata che ha maggiori probabilità di diventare sindaco di Roma. Avrei dovuto dire “sindaca”, ma in una trasmissione televisiva ha affermato che non dà molta importanza al genere declinato. Un po’ come Destra e Sinistra, che per voi grillini pari sono. E invece, mi consenta di dirle che non è così: le differenze esistono e sono sostanziali. Ma non le spiegherò quali sono, perché come molti suoi con-cittadini le conosce molto bene. Solo che a voi fa comodo così, perché non si scontenta nessun potenziale elettore. Non voglio essere volgare, ma questa si chiama paraculaggine. Le chiedo scusa per il termine pesante, ma non sono riuscito a trovarne un altro che meglio esprimesse questo modo di fare. Per altro, essendo avvezzi al lessico di Grillo, nessuno di voi dovrebbe turbarsi. Lo stesso Grillo, che insieme al da voi compianto Casaleggio vi ha inculcato questo concetto paritetico.
A proposito del fu Gianroberto, mi consenta un inciso: al suo funerale siete accorsi numerosi e sono sicuro che in tanti fossero sinceramente addolorati per la sua scomparsa, quello però che mi ha colpito è vedere il viso sconvolto di Alessandro Di Battista, dal quale strabuzzavano due occhi arrossati dalle copiose lacrime versate, con accanto un ineffabile Di Maio, insieme al quale urlava “Onestà! Onestà! Onestà!”. Devo confessarle che quella scena è stata oltremodo sgradevole, perché sembrava, più che provare afflizione, i due inscenassero propaganda. Che senso aveva quello slogan in un momento di diffuso dolore? La morte è silenzio, sconforto, smarrimento. Per non parlare poi dei fischi che si sono levati all’arrivo della delegazione del Pd. Di quel partito si può dire tutto il male che si vuole, ma quella gente era venuta a portare cordoglio al
vostro mentore, e abbandonarsi a una gazzarra in quella Di Battista-Di Maiocircostanza è stato deprecabile. Credo anche volgare. Addirittura, io mi spingo a dire che lo stesso Casaleggio forse non avrebbe approvato. Grillo sì, ma lui no. Perché di Casaleggio vivo si possono dire tante cose, ma non che fosse esente da un piglio di signorilità. Pensi, signora Raggi, personalmente, a un funerale non approvo neanche gli applausi, s’immagini le urla e i fischi!

Ma torniamo alla sua candidatura. Lei molto probabilmente il mese prossimo sarà la prima cittadina della capitale d’Italia. E anche la prima donna a vestire la fascia tricolore in quella città. Se eletta l’attende un compito immane. Roma, negli ultimi anni è stata devastata nel morale, nella dignità e nella struttura civica. Solo gli Unni sono riusciti a fare peggio. Prima Alemanno e la sua consorteria, poi buona parte del Pd romano l’hanno mortificata a tal punto da renderla una città tra le peggiori d’Europa. Checché se ne dica, neanche Marino ha brillato. Ha cercato con qualche atto amministrativo e politico di prendere le distanze da quel letamaio che per praticità chiamiamo Mafia Capitale, ma la faccenda degli scontrini non ancora chiarita stende alcune ombre sulla sua persona.
Resta il fatto che oggi, proprio a causa di insipienze e ruberie altrui, lei appare la favorita. Non me ne voglia, però, se io paleso perplessità sulle sue presunte doti di governo. È vero, lei è stata già consigliere comunale e ha seguito attivamente i lavori della Commissione cultura, lavoro, politiche giovanili nonché della Commissione politiche sociali e della salute. Almeno così risulta dal suo curriculum pubblicato sul blog di Grillo. Inoltre, afferma che si occupa di diritto civile, giudiziale e stragiudiziale e in particolare di diritto d’autore, di proprietà intellettuale e nuove tecnologie e che ha pubblicato alcuni articoli e note a sentenza sulla rivista “Diritto dell’Informazione e dell’Informatica” e nel 2007 è stata nominata Cultore della Materia presso l’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”.

mafia capitale 1Ma, mi faccia capire: lei, con questo bagaglio di esperienza, tanto reboante quanto vaporoso, intenderebbe ripristinare legalità, normalità e, dove possibile, progresso sostenibile, premettendo che la politica non è un lavoro? No, signora Raggi, la politica è e deve essere un lavoro. Impegnativo e professionale. Difficile, faticoso e che richiede competenza e anche fantasia. E lei, con quel faccino asettico, sembra proprio che di fantasia non ne abbia nemmeno una briciola.
Le dirò, ci sono due cose che non mi hanno mai persuaso: quando si afferma che “la politica non è un lavoro” e che “l’insegnamento è una missione”. Credo che da questi ambiti, dopolavoristi e missionari farebbero bene a starne fuori.
Ciò stante, mi spiega cosa la induce a credere che i romani siano così ingenui da considerarla la persona in grado di tirarli fuori da tutte le angustie in cui sono stati cacciati? Ma veramente è convinta che gli elettori capitolini metteranno una croce sul simbolo Cinque Stelle con la concreta prospettiva che un’imperita fanciulla, per quanto leggiadra, possa ripristinare legalità e normalità? La prego, non pensi nemmeno per un momento che l’ampio consenso che sicuramente riceverà derivi dalla sua persona. Non per deluderla, ancor meno per offenderla, ma la maggior parte dei romani la voteranno solo per reazione verso il passato. In larga parte sarà un voto contro il malaffare perpetrato dalla vecchia politica, non per promuoverla a paladina del risorgimento della città. Chi vota Cinque Stelle lo fa innanzitutto per protesta, per dissenso, per ribellione. Tant’è che laddove i sindaci uscenti hanno amministrato con decenza, per voi grillini non c’è partita.

Luigi De Magistris e Piero Fassino

Luigi De Magistris e Piero Fassino

A Napoli, è Luigi De Magistris che ha maggiori probabilità di essere riconfermato perché, pur non avendo fatto grandi cose, ha portato a termine il suo mandato senza scossoni, e nei suoi atti amministrativi, se non c’è gloria non c’è neanche infamia. E poi, al netto del linguaggio da masaniello usato nei suoi comizi, ha concluso il suo primo mandato esente da inciampi giudiziari. Sì, anche voialtri vantate rettitudine, ma non l’avete ancora certificata. Insomma, al momento siete solo dei presunti onesti, ma anche presunti disonesti. Vi trovate in un limbo, mentre l’integrità di De Magistris al momento è attestata da timbri e bolli. Diciamocelo, sotto il Vesuvio, il vostro candidato non ha molte possibilità di vittoria, e forse neanche di arrivare al ballottaggio. Voi, attraverso quelle ridicole primarie avete scelto un brianzolo che di nome fa Brambilla, con l’aggravante di aver dichiarato pubblicamente di essere tifoso della Juventus. Sia chiaro, io non ho mai pensato che per essere un buon sindaco bisogna chiamarsi Gennaro Esposito e tifare per il Napoli, ma è innegabile che, non conoscendo altro di lui, su una fetta di elettorato questo nome e questo pedigree avrà qualche ricaduta. Negativa, naturalmente. Non scopro nulla se dico che il gioco del calcio ha sempre avuto un peso nelle vicende politiche. Proprio a Napoli, un tempo, Achille Lauro riuscì a diventare presidente della squadra cittadina e la usò a fini di propaganda elettorale. Lo stesso Berlusconi ha sempre intrecciato la sua vita politica con quella di impresario del pallone e nessuno può negare che i successi sportivi abbiano contribuito a creargli la reputazione dell’uomo di successo, che inevitabilmente si è riverberata sul leader politico. Per non dire, gentile Virginia, che nella sua città, molti politici evitano di dichiarare la loro appartenenza romanista o laziale per non alienarsi una parte di cittadini. Ad ogni modo, per essere ben inteso e non frainteso, ribadisco: le cose che contano son altre, ma di cose importanti, quelle praticabili che servono alla città, il sciur Branbilla non ne ha declinata nessuna.
Neppure a Milano il Movimento 5Stelle ha possibilità di far sedere un proprio cittadino sulla poltrona di sindaco. Dopo i pasticci che avete creato sulla candidatura Bedoni, la scelta è caduta su Gianluca Corrado, uno che ha zero speranze di entrare persino al ballottaggio. Lì, la faranno da padrone i candidati di centrodestra e centrosinistra. E sa perché? perché a Milano il sindaco uscente Pisapia ha amministrato la città abbastanza bene, oltre ad aver dimostrato di essere una persona integerrima. E, non avendo lasciato un’eredità di malapolitica, i milanesi non voteranno a dispetto, ma orienteranno la loro scelta tra Sala e Parisi.
Poi, c’è Torino, dove Piero Fassino, persona onesta e di buone capacità amministrative, sarà certamente riconfermato. La vostra candidata, Chiara Appendino, ha scarsa esperienza politica e amministrativa e un programma che è un elenco di buone intenzioni, ma privo di proposte praticabili. Poi, quell’idea di formare la giunta con un bando di concorso e, a dir poco, stravagante.
Per non dire a Bologna, dove il vostro candidato Massimo Bugani, benedetto dall’investitura del Priore, non riuscirà nemmeno a solleticare il sindaco uscente Virginio Merola, piuttosto apprezzato dai bolognesi per i buoni risultati prodotti in materia di mobilità, cultura, scuola e turismo.
Come vede, gentile Virginia, molti elettori ricorrono a voi per spregio agli altri e solo alcuni nella speranza che quell’onestà di cui tanto vi riempite la bocca possa essere l’alba di una nuova stagione politica. Ed è per il combinato disposto di queste due condizioni che lei sta viaggiando in discesa verso il Campidoglio.

Piazza Navona - Roma

Piazza Navona – Roma

In tutto questo, devo confessarle che tra i miei pensieri si è introdotto un farneticamento: fare il tifo per lei. Non perché mi sia improvvisamente ricreduto sulle sue in-capacità amministrative. E non lo faccio neanche per la sua faccia pulita e il suo contegno garbato. Ma nel fare una disamina dei suoi concorrenti, il quadro che si presenta è piuttosto misero. Scartati guitti e figuranti, restano Giachetti, Fassina, Marchini e Meloni. Quest’ultima è la Destra dura e pura ed è anni luce lontana dal mio sentire, Marchini rappresenta un mondo che non mi appartiene e Fassina mi dà l’idea di un reazionario di ritorno. Resta Giachetti. Uomo di Sinistra? non lo so. Persona onesta? pare di sì, ma non basta. Sarebbe un sindaco all’altezza e autonomo da Renzi? ho molti dubbi su entrambe le ipotesi. E se poi diventasse il Nardella romano?
A quel punto, ho avuto il timore di cadere nella filosofia del tanto peggio tanto meglio. Il cuore mi è saltato in gola e ho avuto paura per le mie facoltà intellettive. Questo è più di un farneticamento, mi sono detto, questo è un delirio! Allora, se fossi romano, potrei anche votare per il Movimento 5Stelle? A quel punto le orecchie hanno cominciato a fischiarmi, mentre un prurito si è diffuso in punti della schiena dove le mie mani non arrivavano. Poi ho cominciato ad avvertire mugugni e borbottii da ogni dove…
Facciamo una pausa, signora Raggi, e mi permetta dare una spiegazione ai miei vecchi compagni e a coloro che mi conoscono come un convinto assertore dell’esigenza di un nuovo comunismo in grado di coniugare insieme eguaglianza, libertà e giustizia sociale. A loro vorrei dire che in questo mio vaneggiamento potrebbe esserci del razionale, un qualcosa che merita di essere affrontato e non più procrastinato. Insomma, premesso che non sono pervaso da afflato reazionario, non mi sembra più ragionevole continuare ad andare avanti nella scelta del candidato di una presunta Sinistra che al momento non c’è. La storia politica in cui ho creduto per tanti anni si è sopita da troppo tempo. La fascinazione di realizzare la Città del Sole si è spenta. Non di rado emerge in me una forma di sconforto che sembra prosciugare ogni speranza per il futuro, non dico per sempre, ma almeno per l’immediato domani è così. Vi è, quindi, un punto in cui si fa strada l’esigenza di un gesto traumatico, senza il quale non esiste alcuna possibilità di un nuovo inizio.
Tranquilli, io non voto a Roma, ma Roma è la mia seconda città. Lì ho affetti, ricordi, esperienze, amici, parenti, ex colleghi, pezzi di esistenza che hanno avuto importanza nella mia lunga vita, e sarei ben felice se potesse avere un ottimo sindaco e una squadra amministrativa in grado di condurla fuori dal pozzo nero in cui è precipitata. Ma prima di Roma c’è l’Italia. L’Italia, che ha bisogno di un governo all’altezza del ruolo che occupa in Europa e nel Mediterraneo. E avere un’ottima giunta a Roma e un grottesco governo per il Paese non mi pare che sia la miglior cosa che si possa auspicare. Sì, perché con la nuova legge elettorale sarà il Movimento 5Stelle ad andare in ballottaggio con il Partito democratico. E a quel punto, causa banche, petrolio, economia e lavoro che non decollano e chissà ancora quali malefatte sortiranno dalla malapolitica, i favoriti sono loro, i grillini. E la sola idea che debba essere un Di Maio a discutere della questione dei migranti con la signora Merkel mi provoca cefalea tensiva. L’immaginare un Roberto Fico che disserta di strategie economiche con il ministro Schäuble e di finanza con Mario Draghi mi fa venire l’orticaria. Per non dire di un Di Battista in grado di provocare attacchi di raffreddore da fieno al solo pensiero che debba esser lui ad affrontare i problemi di sicurezza nazionale e internazionale. O delle smanie notturne indotte da una Taverna chiamata al Salone del libro di Parigi a rappresentare l’Italia. Nel qual caso occorrerebbero tali dosi di cortisonici, antistaminici e ansiolitici da far vacillare le casse della Sanità nazionale, magari retta dallo stesso Grillo che poco tempo fa dissertava di mammografie e profilassi.
Pertanto, se il quadro è questo, è giunto il momento di affrontare il toro per le corna.

Apriscatole 2

Proprio così, gentile Virginia, questa è l’ora della verità. È l’ora di scoprire le vostre carte e saggiare la vostra moneta per verificare se è di oro o di stagno. Cari grillini, ormai siete in Parlamento da circa tre anni e mezzo e, ancorché falcidiata, avete ancora una numerosa compagine tra deputati e senatori, che però fino ad oggi non ha prodotto risultati significativi. Avete detto più NO voi che il signor NO del vecchio e nuovo Rischiatutto. E mentre continuate a brandire la bandiera dell’autoreferenzialità come uno spadone, avete mostrato di essere più bravi a perdere forze che aggregarne nuove. In questi anni non siete riusciti ad affrancarvi da Grillo e ora correte il rischio di sottostare anche al rampollo della Casaleggio&Associati. Usate la demagogia come principale arma politica facendo di essa la vera cifra elettorale di cui è fatto il vostro consenso. Basta così! Tirate fuori l’apriscatole e vediamo se la vostra, di scatole, contiene sardine di Mandalina o acciughe rancide.
Se Roma si riscatterà grazie a voi, ne saremo tutti felici e sarete coperti di onore e merito. Se invece Roma affonderà ancora di più, allora, per favore, tornatevene a casa perché la ricreazione è finita. Al Paese serve serietà e competenza.

Nel salutarla, auguro a lei e ai suoi con-cittadini un futuro senza grilli sparlanti e delfini subacquei. Prima però mi faccia fare una dichiarazione di onestà: pur confermando che sono tentato dal fare il tifo per lei, sono certo che se dovessi votare a Roma, non avrei il coraggio di barrare il suo nome sulla scheda elettorale. Ma so anche che, per ventura o accidente, lei diventerà sindaco. Buon pro ne faccia per tutti.

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