Astenersi è lecito se…

di mimmo — 

urna 1Domenica si vota per scegliere il sindaco della propria città tra due candidati in ballottaggio, ma non si può negare che quel voto avrà anche una valenza politica nazionale di non poco conto.
Matteo Renzi ha detto che se il Pd dovesse andar male non si dimetterà, ma lo farà se dovesse essere bocciato il referendum costituzionale. È noto che Renzi si sceglie le battaglie che sa (o crede) di poter vincere, mentre sarebbe politicamente corretto dimettersi da Segretario del partito se il risultato complessivo alle amministrative dovesse rappresentare una bruciante sconfitta per il Pd e restare al suo posto di premier se in autunno il NO dovesse prevalere. Ma Renzi è Renzi, e uno come lui ha poco a che vedere con l’etica politica.

Preoccupa la mancata partecipazione elettorale. La gente è sempre più stufa di sentir parlare di programmi reboanti, di promesse paradisiache, di amministrazione al servizio del cittadino. Ormai, la storia è nota e si ripete con pedissequa puntualità. Se il vecchio sindaco è riconfermato lamenta di non poter realizzare quanto aveva annunciato in campagna elettorale perché il governo gli nega i soldi per farlo. Se invece nel palazzo municipale arriva un nuovo sindaco, questi si lamenta subito che ha trovato la cassa vuota e una fila interminabile di creditori. Ma non lo sapevano anche prima? E allora perché far promesse da marinaio?

La disaffezione per la politica e la diserzione dalle urne però non è la migliore risposta a questo stato di cose, aggravata dal malaffare dilagante e dalla distanza tra cittadino e Istituzioni, che per altro ogni giorno si allarga sempre di più. Servizi carenti, tasse eccessive e ingiuste, sanità a caro prezzo, organizzazione scolastica scarsa, lavoro assente o precario, pensioni insufficienti sono tasselli di uno Stato che non funziona e nel quale il cittadino fa fatica a riconoscersi. Allora perché perder tempo dietro a politicanti, che alla fine cureranno soltanto i propri interessi?
E invece no, anche se questa classe politica non fa nulla per attirare il cittadino alla partecipazione è necessario essere presenti, perché solo i sudditi si rimettono alle decisioni altrui. I cittadini partecipano, e il momento più alto della partecipazione alla cosa pubblica è proprio l’espressione di voto. Ma un voto consapevole, non dettato dal qualunquismo o dall’interesse privato, perché la politica è affare di tutti
Aristotele sosteneva che l’uomo è un “animale politico” e in quanto tale sente il bisogno di accompagnarsi ai propri simili per formare una comunità. Poi aggiunge che questo “animale” è dotato di logos e grazie alla facoltà di pensiero e di ragionamento ha la possibilità di trovare un terreno di confronto utile a migliorare le proprie condizioni sociali. E chi si arroga il diritto di escludersi fa del male a sé stesso e agli altri.
Quindi, recarsi sempre al seggio, ritirare la scheda e manifestare la propria preferenza. E se proprio il moto di ripulsa è tale da non consentire una scelta, allora annulliamo la scheda e riponiamola nell’urna. Mai restare a casa. Chi ci governa deve sapere che noi non siamo disposti a rinunciare ai nostri diritti, ancorché riteniamo una parte dell’attuale classe politica indegna di rappresentarci.

Sala-Giachetti

Giuseppe Sala e Roberto Giachetti

Altra cosa è la tornata di ballottaggio. Dopo aver votato al primo turno, sia pur per un candidato che non avrebbe avuto alcuna possibilità di affermazione, ma comunque con l’intento di mandare in Consiglio Comunale una persona che possa rappresentare le mie istanze, ritengo lecito, forse anche logico, starmene a casa se i contendenti sono lontani, lontanissimi dal mio sentire. Che il sindaco se lo scelgano i rispettivi sostenitori o chi desidera schierarsi.
Recarsi al seggio per deporre nell’urna una scheda bianca o annnullata mi sembra pleonastico. La volontà di tenere in vita il suffragio popolare l’ho già manifestata, per cui ora rinuncio. Una rinuncia che non è qualunquismo o strafottenza, ma astensione, cioè la condizione per la quale non avendo elementi convincenti per votare contro o a favore, desisto.
Per esempio, nel caso specifico, domenica prossima a Torino voterei Piero Fassino, a Bologna Virginio Merola e a Napoli Luigi De Magistris. Ma a Roma e a Milano, francamente farei molta fatica a votare Giachetti e Sala.

Ma voglio essere sincero fino in fondo è dirò cosa c’è in un angolo recondito del mio animo.
Per Roma vorrei vedere una volta per tutte di cosa sono capaci i 5Stelle. Non ho alcuna stima di loro, ma, essendo un uomo dai pochi punti esclamativi e molti interrogativi, potrei sbagliarmi, e allora quale migliore occasione per metterli alla prova: se fanno rinascere la città, buon per tutti, se invece si dimostreranno degli incapaci avremo capito di che pasta sono fatti. Tanto, non credo che potrebbero fare più danni di Alemanno e Mafia Capitale.
Dei candidati milanesi sappiamo bene che sono dei manager capaci ed entrambi espressione di un’area moderata. Ho seguito abbastanza le rispettive campagne elettorali, le interviste e i confronti diretti e devo dire che, al netto dell’appoggio di Berlusconi e Salvini, a me Stefano Parisi sembra più convincente di Giuseppe Sala. Aggiungo che Parisi mi dà l’impressione di essere anche un “animale” politico, mentre Sala rimane un tecnico che si sforza di fare il politico. Ed io, ai tecnici ho sempre preferito il politico.

Ciò detto, preciso che a Roma non riuscirei a votare la Raggi e neanche Parisi a Milano. E dal momento che le alternative sono poco convincenti, me ne andrei a Villa Borghese o ai Navigli.

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One thought on “Astenersi è lecito se…

  1. Anche io mi astengo ma spero che per Roma ci sia finalmente un sindaco capace di risolvere qualche problema. Dico qualche perché è una città difficile, molto grande e quindi quasi ingestibile, ma vorrei vederla almeno un po’ più pulita, con più servizi, mezzi più efficienti e rapidi e chissà quanto altro. Io credo rimanga un’utopia anche se vincesse 5stelle, ma se proprio dovessi votare allora largo ai giovani che almeno hanno più grinta!!

    LAURA

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