Praticamente, un mito!

di mimmo — 

21989_renato-carosoneSono nato il 3 gennaio 1920….Dire quando sono nato però non risolve il problema. Adesso dovrei raccontarvi la mia infanzia, i miei primi anni in vico dei Tornieri, for’ a marina, a due passi da piazza Mercato, cuore di una Napoli stracciona eppure nobilissima.

Con queste parole Renato Carosone, uno dei più noti autori ed interpreti della canzone napoletana, inizia il racconto della sua vita nell’autobiografia “Un Americano a Napoli”, pubblicata poco prima della sua morte.

Primo di tre fratelli, all’età di sette anni fu avviato dal padre, impresario del Teatro Mercadante, allo studio del pianoforte. A soli quindici anni, fu scritturato come pianista all’Opera dei Pupi di don Ciro Perna e due anni dopo conseguì il diploma in pianoforte al conservatorio di San Pietro a Majella.

Non passò molto tempo che lasciò Napoli e si imbarcò per l’Africa. Qui ebbe modo di suonare il vecchio repertorio di canzoni napoletane, più o meno apprezzate da lavoratori italiani che si trovavano sul posto. Finita la guerra, rientrò in Italia e a Napoli, al nuovo “Shaker Club” sul lungomare Nazario Sauro, Carosone diede vita a un trio formato insieme a Peter van Wood e Gegè Di Giacomo. Il primo chitarrista e il secondo batterista… senza batteria. Lo stesso Carosone, infatti, racconta che quando Gegè si presentò era sprovvisto di strumento e per dargli un saggio della sua bravura suonò servendosi di scatole e barattoli. L’estroverso percussionista si rivelò geniale e, una volta sedutosi dietro una vera batteria, batteva le bacchette o strusciava le spazzole sui tamburi creando la giusta atmosfera che l’ambiente del momento richiedeva.
Da trio, il complesso di Carosone raddoppiò e divenne un sestetto. Gegè Di Giacomo, sempre dietro alla sua batteria, diventò famoso per la sua prorompente simpatia e per il suo “grido di battaglia” con il quale introduceva le sue canzoni: “Canta Napoli, Napoli…“

Il vero successo Carosone, però, lo raggiunse nel 1955 con Maruzzella, la canzone ispiratagli dalla moglie Lita, che divenne anche un film. Poi, insieme a Nicola Salerno,
maruzzelladiede vita a canzoni come Buonanotte, ‘O suspiro, Tu vuò fa l’americano e Torero. Quest’ultima tradotta in dodici lingue e in testa nelle classifiche statunitensi per due settimane. Seguirono ‘O saracino, Pigliate ‘na pastiglia, Caravan Petrol e tante altre melodie, diventate dei classici del Novecento. I suoi brani e il suo modo di suonare rappresentarono una musica nuova, tale da conferire alla canzone napoletana un ritmo ballabile. Una musica moderna e al tempo stesso ironica e caricaturale. Le sue canzoni fecero il giro del mondo e alcuni famosi artisti, anche stranieri, le inserirono nel loro repertorio.

Nel 1960, quando la sua popolarità era al culmine, Renato Carosone decise improvvisamente di ritirarsi. Quindici anni dopo ritornò e tenne una serata alla “Bussola” di Viareggio. Suonò ancora in pubblico, ma solo in occasione di serate in suo onore e si concesse una partecipazione al festival di Sanremo del 1989 con una delicata canzone dal titolo ‘Na canzuncella doce doce.

Forse pochi sanno che il suo vero cognome era Carusone. Negli ultimi anni della sua vita, Carosone si dedicò alla pittura, con quadri originali e bellissimi. Morì a Roma il 20 maggio 2001 all’età di 80 anni. Gegè Di Giacomo, invece, se ne andò quattro anni dopo a 87 anni.

Quella della mia età, già negli anni Sessanta indossavano ‘e cazune cu ‘ nu stemma arreto – il blue-jeans – e corteggiavano la propria maruzzella, la ragazzina che usciva di rado e quando usciva doveva tornare a casa prima dell’ ora di cena. Non avevamo l’auto e neanche il motorino. Il cellulare non era stato ancora inventato, ma dalle radioline, sulla spiaggia di Coroglio, insieme ai Beatles e i Nomadi, ascoltavamo lui, Carosone.

Nel 2010, il duo australiano Yolanda Be Cool ha rielaborato in chiave elettro-dance Tu vuò fa’ l’americano, ribattezzato We No Speak Americano. Il brano ebbe un successo clamoroso fino a conquistare il primo posto nelle vendite in Gran Bretagna, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Germania, Austria.

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