Nel voto alle amministrative ogni realtà fa storia a sé

di Gianluca Bellentani — 

Siamo alla vigilia di una difficile Direzione del Pd nella quale si discuterà del risultato delle elezioni amministrative. In questi giorni abbiamo letto e sentito di tutto: che il PD è allo sbando, la sinistra non sfonda, la destra è frantumata e senza alcun leader all’orizzonte, che gli italiani, ormai allo stremo, non credono più ai vecchi partiti e si gettano disperati nell’antipolitica del Movimento 5 Stelle. Reputo questa un’analisi del voto molto semplicistica e anche falsata. Quindi, proviamo insieme a ragionare su quanto è accaduto nei capoluoghi di Regione in cui si è votato.

CAGLIARI
ZeddaIl capoluogo sardo è stato il solo che non è andato al ballottaggio riconfermando al primo turno il sindaco uscente di SEL. Il merito di questa grande vittoria è di una sola persona, Massimo Zedda, che non solo ha amministrato benissimo, ma si è tenuto lontano dai riflettori della televisione e ha messo in campo per l’amministrazione della città un programma davvero di sinistra. Zedda è riuscito nel miracolo di tenere unita tutta la sinistra, eternamente divisa e litigiosa, nel progetto di rilancio che lui ha in mente. Il risultato ottenuto fa quindi capire che se il tuo programma è orientato al sociale, quelli di sinistra ti votano. Eccome!

NAPOLI
Lettieri-De MagistrisIl capoluogo partenopeo è l’unico in cui il partito di governo, il PD, non va neppure al ballottaggio, così come il M5Stelle. La partita si è giocata tra il sindaco uscente, De Magistris, senza alcun partito alle spalle e il candidato del centrodestra Lettieri. De Magistris ha stravinto. Ha stravinto in quanto i napoletani hanno visto in lui l’unico in grado di rilanciare Napoli. Ha risolto uno dei problemi endemici di Napoli, quello della ”munnezza”, e sta tentando con ogni mezzo di rifare quella sorta di resurrezione della città che un tempo fu di Bassolino. Il PD a Napoli ha steccato clamorosamente, puntando su una figura di secondo piano come la Valente, infischiandosene della candidatura di Bassolino, giudicata anacronistica, ma soprattutto contraria alla tanto sbandierata rottamazione renziana. Le dichiarazioni di Bassolino, che parla, a Napoli, di un “suicidio” del PD, non sono solo parole di stizza, ma un’analisi tanto impietosa quanto vera. Se si voleva battere un “masaniello” come De Magistris, ne dovevi mettere in campo uno similare, ma dalla storia e dalle capacità sicuramente maggiori. Non paghi di questo autogol, rincariamo pure la dose, mandando agli iscritti del PD lettere di invito a votare il candidato di destra Lettieri. Renzi, che adesso parla di commissariamento del PD napoletano, credo che una qualche autocritica dovrebbe farsela.

TRIESTE
Cosolini-DipiazzaNella città giuliana, il sindaco Cosolini del PD è andato al ballottaggio contro Dipiazza, già sindaco per due legislature. Dipiazza non è del centrodestra, ma della destra fascista (tiene in ufficio un busto di Mussolini). Già i numeri della prima tornata spaventano, visto che Cosolini, che aveva avuto la volta scorsa oltre il 60% dei voti, adesso ne ha preso la metà rispetto al contendente. Al ballottaggio Dipiazza vince, con meno scarto ma il risultato non cambia. Trieste è ritornata indietro di anni e i triestini hanno riconsegnato la città ad un fascista. Un fascista che però ha ben amministrato Trieste, ma che soprattutto ha avuto coi cittadini quell’empatia che Cosolini, ma soprattutto la sua Giunta, non hanno mai avuto. Non si sono risolti quei tanti problemi che da anni attanagliano la città, problemi molto spesso propri di Trieste, un tempo porta di accesso al Nord-Europa e crocevia di culture, e da anni diventata una sorta di meta di passaggio per la Slovenia. Forse, se la governatrice Serracchiani si fosse interessata di più a quanto stava avvenendo nella sua regione (visto che il PD ha perso pure Pordenone), il risultato sarebbe stato diverso.

BOLOGNA
Nella combo Andrea Merola (centrosinistra) e Lucia Borgonzoni (centrodestra) al ballottaggio per per la carica di sindaco di Bologna previsto per il 19 giugno. Roma, 8 giugno 2016. ANSA/In questa roccaforte della sinistra, già il fatto di andare al ballottaggio è una ferita. Qui il M5Stelle non ha sfondato e il ballottaggio ha avuto come protagonisti il sindaco uscente Merola e la candidata del centrodestra Bergonzoni. Merola, che certo non ha la stoffa di tanti suoi illustri predecessori come Zangheri o Vitali, capisce che se vuole vincere bisogna che si stacchi da Renzi. Eccolo allora sfilare con la CGIL e appoggiare i Comitati del NO, cosa che gli fa riacquistare la fiducia dei bolognesi, che lo rivotano anche al secondo turno. Ben fa Merola a chiedere un cambio di passo da parte del Governo e un confronto col Premier-Segretario.

MILANO
Parisi-SalaQui la partita è stata in bilico sino all’ultimo voto. Sia il PD che la sinistra hanno fatto il possibile per perdere la città. Il PD, candidando un manager, il cui nome non era certo nella galassia di coloro che votarono Pisapia la volta precedente, sia la sinistra, che si è presentata con Majorino alle primarie togliendo voti all’ex vice-sindaco Balzani. Il centrodestra, molto furbescamente, ha messo in campo uno come Parisi, la cui storia appare la fotocopia di quella di Sala. I milanesi dovevano quindi scegliere tra due figure eguali, e naturalmente tanti avevano forti dubbi su chi votare. Fortunatamente per i milanesi e per Milano, due persone hanno usato il cervello e hanno anteposto il bene della città alle proprie legittime aspirazioni: Pisapia, che ha convinto una gran parte della sinistra ad appoggiare un personaggio che di sinistra non ha nulla come Sala e la Balzani, che ha fatto un passo indietro e non ha presentato una propria Lista Civica. È a loro che i milanesi (e Renzi) devono dire grazie per non avere ancora il centrodestra alla guida di Milano.

ROMA
Raggi-GiachettiQuello che stupisce di più nel voto della Capitale, è che qualcuno si sia stupito del risultato. Proviamoci a mettere nei panni di un romano qualunque, non appartenente ad alcun schieramento politico. Votereste un PD romano colluso con Mafia Capitale? Votereste una destra che con Alemanno ha portato il debito della città alle stelle? Va da sé che chi non ha appartenenza politica vota chi non ha mai governato come il M5Stelle. Sia il PD che le destre avrebbero potuto mettere in campo chi volevano (e Giacchetti era un ottimo nome), ma non sarebbero mai stati votati. Un sindaco del PD, Roma l’aveva già, eppure la dirigenza lo ha fatto fuori nel modo tanto vile e scorretto che tutti sappiamo. Se quello di Napoli è stato un suicidio, magari frutto di incompetenza, questo è stato un suicidio assistito, in cui si è fatto proprio di tutto per perdere, e volutamente. Anche la tesi secondo cui Giacchetti ha fatto un miracolo anche solo andando al ballottaggio è una balla colossale. Sappiamo tutti che se la destra non si fosse presentata divisa ma unita (e questo di aver diviso la destra è solo merito di Marchini), il PD manco ci sarebbe andato al ballottaggio. Ora però vedremo i grillini all’opera in una realtà tanto difficile come quella capitolina.

TORINO
Fassino-AppendinoIl risultato del capoluogo piemontese è sicuramente quello che lascia più stupiti e amareggiati per diverse ragioni. Innanzitutto, Fassino ha amministrato bene una città un tempo capitale industriale e che ora invece ha grandi problemi di occupazione. Questi, pur essendo avanti di diversi punti nei confronti della candidata del Movimento Appendino, è stato superato al ballottaggio. Di Fassino sappiamo la storia e quindi non possiamo certo imputargli di non essere davvero una persona di sinistra, attenta ai bisogni dei cittadini. Cos’è accaduto, quindi? Semplicemente che questa volta il M5Stelle ha scelto la candidata giusta. Non la casalinga di Voghera scelta dai parenti sulla rete, che i torinesi non avrebbero mai votato, ma una persona giovane e preparata, bocconiana e moglie di un imprenditore, lontana anni luce dai comportamenti e dal linguaggio tipico dei grillini. E mentre Fassino si sperticava pubblicizzando le bellezze di Torino, l’Appendino andava nelle periferie industriali ad ascoltare i tanti senza lavoro. L’analisi del voto fatta a caldo da Fassino, secondo cui le ragioni della sconfitta sono tutte imputabili alla destra che ha votato i 5Stelle è un’analisi in parte vera, ma anche limitativa.

Cosa si evince quindi dai risultati dei vari ballottaggi? Che la destra c’è ancora e non è certo scomparsa. Che quando la sinistra è unita e mette in campo buoni programmi, gli elettori la votano. Che quando destra e sinistra hanno fallito nel governo della città, i cittadini scelgono chi non ha mai governato, come i 5Stelle. Soprattutto però, i cittadini scelgono sempre colui che, a loro parere, farà il bene della città e dei cittadini, al di la di ogni schieramento politico a cui il candidato sindaco appartenga. Non si spiega altrimenti come mai, in questo eterna ricerca di facce nuove e di gente onesta, a Benevento i cittadini abbiano votato come sindaco Clemente Mastella!!!

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One thought on “Nel voto alle amministrative ogni realtà fa storia a sé

  1. hai descritto perfettamente la situazione…aggiungo un mio pensiero…Torino, sarà ben governata…Roma, non ci metto la mano sul fuoco…chissà che non serva a ridimensionare il tutto??

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