Il carpaccio umano

di Stefano Benni — 

“Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qui” recita una famosa canzone. E con l’estate drizzano le antenne i fanatici della tintarella. Basta Isole Lampados e via ad esporsi ai raggi ultravioletti veri, autentici!
L’esposizione solare eccessiva, ancorché a detta di molti esperti non faccia un gran bene alla pelle, non scoraggia i più accaniti amanti della carnagione color bronzo. Costoro non vanno in vacanza, ma in spiaggia o sul solarium al solo scopo di scurire l’epidermide. Sono capaci di trascorrere ore e ore esposti al sole e, armati di ogni crema in grado di favorire la mutazione cromatica della melanina, abbandonano la loro postazione solo al tramonto, al massimo, al crepuscolo.
Stefano Benni, ne’ “la Compagnia dei Celestini” (edito da Feltrinelli), ne descrive un esemplare, il balnearius crismatus, altrimenti detto il “carpaccio umano”.

sdraioQuesto antropoide, disinteressandosi dei pareri scientifici sui danni dei raggi ultravioletti, ha nella vacanza un solo obiettivo: l’abbronzatura. Anzi, più che un’abbronzatura una caramellatura, un flambé. Perché nella tribù d’appartenenza del balnearius non basta più, come nel passato, assumere una coloritura abbronzata per godere di prestigio sociale, ora bisogna possedere una superabbronzatura del tipo cosiddetto “dorato” o “caraibico”. Per ottenere questa livrea il balnearius passa attraverso varie fasi di adattamento all’ambiente.

Fase uno: in questa fase preparatoria il carpaccio fa abbondante uso di prodotti che “predispongono all’abbronzatura”, misteriosi oli a base di asfalto con cui si è già neri la notte prima. Segue un’abbondante assunzione di succhi di carota e pillole alla carota che dovrebbero intensificare l’abbronzatura, ma hanno spesso fastidiosi effetti collaterali quali crescita abnorme dagli incisivi, allungamento delle orecchie, tendenza a coiti brevi e ossessivi col partner (sindrome di Lapin). Con l’arrivo in spiaggia si passa alla

Fase due: ovvero all’unzione vera e propria. Ogni carpaccio ha, a questo riguardo, un suo cocktail segreto. Gli ecologisti mescolano olio d’oliva e saliva di branzino. I meteorologi usano oli diversi secondo la temperatura e l’ora. I terzomondisti mescolano olio di cocco e jojoba, con odore avvertibile fin fuori dalle acque territoriali. Alcuni carpacci, nelle crisi di astinenza da melanina, usano oli ancor più pesanti, come il terribile “Brown Sugar” (mallo di noce, inchiostro di seppia e nutella) oppure per catturare il sole con l’effetto specchio usano il “Flash” (cera di pavimenti, trigliceridi, brillantini da varietà, frullato di medusa). Con questa mistura non solo abbronzano se stessi, ma col riflesso incendiano a distanza giornali di partiti a loro invisi.

abbronzaturaSe il balnearius è del tipo “salma” (otto ore immobile al sole) oppure del tipo “spiedo” (quattro ore su un lato e quattro sull’altro) basta stargli a distanza di sicurezza e non è pericoloso. Assai pericoloso è invece il carpaccio semovente, o carpaccio inquieto (balnearius insanus). L’esemplare di questa specie usa spalmarsi con mezzo litro d’olio: poi si sdraia in pochi secondi, si rialza urlando “che caldo”, schizza di sugo i presenti e va a tuffarsi in mare. Qui, intorno a lui, si forma ben presto una chiazza oleosa galleggiante degna di una petroliera di medio cabotaggio. Quindi il carpaccio si bagna la testa, ottenendo un parrucchino di olio, acqua di mare e gel di consistenza cementifera. Ciò fatto, torna al suo posto, si riunge completamente, si gira sul dorso in pochi secondi, sbuffa, torna in acqua e così via per tutta la giornata, finché tra la sua sdraio e il mare non si è creato un corridoio scivoloso e maleodorante che è la traccia caratteristica del passaggio di un balnearius.
Dovremo quindi rassegnarci a vedere le nostre spiagge infestate da questo viscido e invadente antropoide? Assolutamente no. Esistono diversi modi per liberarci da un carpaccio:
a) portate in spiaggia un vasetto di mosche (molto adatte quelle carnarie, in vendita nei negozi di pesca). Gli si affezioneranno come una carta moschicida;
b) mettergli vicino di sdraio un senegalese che parli bene la nostra lingua e asserisca di provenire da un’antica famiglia di pescatori del luogo, che si abbronzano così senza bisogno di oli, L’invidia provocherà nel carpaccio una reazione chimica di autocombustione;
c) dite al carpaccio: “ho letto su una rivista medica che il sole preso sulla schiena di una balena abbronza il doppio”. Lo vedrete remare con ardore, e scomparire all’orizzonte.

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