Repetita iuvant

di mimmo — 

RegeniOrmai sembra che i morti ammazzati per terrorismo o follia, così come quelli “ammazzati” dalle condizioni in cui i migranti cercano di raggiungere luoghi in cui vivere in maniera più umana debbano accompagnare la nostra quotidianità. E in tutto questo susseguirsi di notizie tragiche è passata in secondo piano la vicenda di Giulio Regeni. Non credo sia giusto che la cosa cada nel dimenticatoio e perciò un “ripasso” è giusto e opportuno.

Giulio Regeni era un giovane italiano proveniente dalla provincia di Udine, aveva 28 anni ed era studente all’Università di Cambridge. Fu rapito il 25 gennaio scorso al Cairo, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, e il suo corpo fu ritrovato in un fossato lungo l’autostrada per Alessandria, poco più di una settimana dopo. Dal suo stato si evinceva chiaramente che prima di morire aveva subito atroci torture.
Giulio si trovava in Egitto per una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani e aveva pubblicato alcune note che descrivevano la difficile situazione sindacale a seguito della rivoluzione egiziana del 2011. La sollevazione popolare portò alle dimissioni del presidente Mubarak e fu la scintilla che accese le agitazioni in molti paesi arabi, tra i quali anche la Siria, la Tunisia, la Libia, l’Algeria e altri ancora.

Ancorché il suo corpo presentasse diffuse contusioni e abrasioni, molte fratture ossee, bruciature di sigarette e numerose coltellate e ferite provocate probabilmente da un punteruolo e da un rasoio, il responsabile delle indagini, generale Khaled Shalabi, dichiarò che il giovane era stato vittima di un semplice incidente stradale. Successivamente da fonti del governo egiziano si apprese che il ragazzo fu ucciso per vendetta personale, poi ammazzato per motivi passionali, poi considerato un agente dei servizi segreti britannici, infine che fosse incappato in una banda di rapinatori senza scrupoli. Una sequela di motivazioni che per il loro carattere contraddittorio risultarono inverosimili e quindi menzognere.
A seguito dell’atteggiamento delle autorità egiziane il governo italiano, per protesta, richiamò il proprio ambasciatore al Cairo e chiese con determinazione la verità sull’accaduto, non escludendo dirette responsabilità dei servizi segreti egiziani coperte dal presidente Al-Sisi in persona. In seguito, il Parlamento italiano ha anche bloccato la fornitura di pezzi di ricambio degli aerei F16 all’Egitto allo scopo di manifestare tangibilmente il proprio malcontento per come stanno avanzando le indagini.

Con queste note si vuole mettere in risalto che non si può dimenticare la tragica scomparsa del nostro giovane connazionale avvenuta in circostanze ancora non chiarite. Gli eventi luttuosi degli ultimi mesi che hanno coinvolto cittadini inermi di diverse nazionalità sono gravissimi, ma niente deve oscurare il legittimo desiderio di conoscere la verità su questo efferato delitto.

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