Una storia inventata, ma vera

di mimmo — 

paneIn una panetteria entra un uomo dall’aspetto dimesso. Ha la barba incipiente e abiti di fattura modesta, ciò nonostante conserva una certa dignità.
«Vi prego, datemi qualcosa da mangiare, sono senza lavoro, ho moglie e un figlio. Qualche panino mi basterà».
«Invece di elemosinare un po’ di pane, perché non ti cerchi un lavoro» gli fa severo il fornaio.
«Ma io non faccio altro che cercarlo un lavoro! Ma non lo trovo. Mi chiudono la porta in faccia, al massimo mi fanno vaghe promesse che poi nessuno mantiene».
«Vuoi lavorare? dimmi cosa sai fare?»
«Sono un operaio, lavoravo in una piccola fabbrica di motorini per frullatori, fino a quando la crisi non ha travolto tutti. Il guaio è che anche mia moglie lavorava lì, e ora siamo entrambi disoccupati con un figlio da crescere. Mia moglie fa qualche lavoretto a ore come collaboratrice domestica e io accetto qualsiasi cosa… quando mi capita. In alternativa, non mi resta che mendicare» rispose avvilito l’uomo.
«Insomma le cose non ti andavano male… poi, i tempi cambiano, la musica finisce e i musicanti vanno a casa».
«Nemmeno più quella ho. Eravamo interessati a comprarla una casa. Con un mutuo, naturalmente, ma mentre eravamo in trattativa è arrivata la valanga e ci ha travolto. Ho provato in tutti i modi a trovare un altro lavoro, ma senza successo. Come dicevo, tante promesse, assicurazioni… e ora, ora viviamo in casa dei miei genitori».
«Beh, forse hai trovato chi potrebbe aiutarti a cambiare condizione. Un lavoro potrei dartelo io. E potrei impiegare anche tua moglie» prospettò il fornaio. Il volto dell’uomo si illuminò pieno di speranze. Gli sembrava di sognare.
«Dice davvero? Ma lei è l’uomo della Provvidenza! Insomma, quello che non è accaduto da due anni a questa parte, potrebbe accadere adesso? cambierò la mia condizione?» proruppe in domande il pover’uomo.
«Sì, è possibile. Ma si fa come dico io».
«Sono pronto a tutto. Mi dica cosa devo fare».
«Ti prendo come collaboratore tuttofare. Stasera alle nove in punto ti troverai qui, in laboratorio, per attendere in tutto e per tutto al lavoro di panificazione».
«Ma io mica so fare il pane! Non sono capace di fare questo lavoro» fece l’uomo cambiando espressione.
«Tranquillo, il tuo sarà un lavoro di manovalanza, sposterai sacchi di farina, sistemerai il pane nelle ceste, netterai a posto gli attrezzi e terrai puliti i locali».
«Va bene. Tutto questo fino al mattino?»
villa«Sì, pressappoco. Poi andrai a riposare… a meno che non ci sia qualche commissione da fare. Subito dopo pranzo, però, andrai a casa mia. Ho una villa qui sulla collina, e ti prenderai cura del giardino: annaffiare, pulire dalle erbacce, rasare l’erba del prato inglese. Terrai in ordine il locale degli utensili e farai in modo che il garage sia sempre pulito e sistemato. E naturalmente le auto devono essere sempre brillanti… ci tengo molto. Insomma, lavori vari di manutenzione».
«Saro impegnato per tutto il pomeriggio… »
«Sarai impegnato per il tempo che ci vorrà… dipende da ciò che c’è da fare. Anche qualche commissione se è necessario. Dopo però te ne andrai a casa. Tieni conto, comunque, che alle nove in punto dovrai essere qui in laboratorio. Il pane si mangia tutti i giorni».
L’uomo era confuso. Da circa due anni cercava un’occupazione e aveva rimediato solo qualche lavoretto saltuario che gli aveva fruttato pochi soldi. Aveva un gran bisogno di risolvere i suoi problemi, ma non si aspettava una proposta così impegnativa. Si trattava di un lavoro gravoso… ma non se la sentiva di rifiutare.
«E mia moglie cosa dovrà fare?» chiese.
«Tua moglie andrà a casa mia e si metterà a disposizione della mia signora. Si occuperà di tutte le faccende domestiche e dovrà preparare da mangiare: colazione, pranzo e cena. Tua moglie sa cucinare, immagino?»
«Sì, per questo sì, sa cucinare, però dovremo pensare a come sistemare nostro figlio. Sa, ha solo sei anni».
«I nonni!» suggerì pronto il fornaio. « I nonni risolvono qualsiasi problema. Mi hai appena detto che vivi in casa loro, no?» affermò categorico. E subito aggiunse: «D’altronde, amico mio, se volete cambiare la vostra condizione, qualche sacrificio dovrete pur farlo! Fino ad oggi nessuno ti ha proposto nulla, io invece ti offro la possibilità di cambiare vita, a condizione che tu faccia come ti dico, però. Allora, SÌ o NO?»

Era una situazione strana. In tanti mesi tutto si era fermato e ora, d’improvviso, aveva l’opportunità di dare una svolta alla sua vita. Ma in una maniera traumatica.
«E quanto guadagnerò al mese io? e mia moglie?»
«Calma, calma, adesso corri troppo. Prima cominciamo a lavorare, vediamo che sapete fare e poi a fine mese ne parliamo. Ora mi devi dire solo un SÌ o un NO? Il resto verrà dopo. Se accetti, la tua condizione cambierà, se invece rifiuti tutto resterà come prima. Cosa decidi?».
«Io, veramente, la vedo dura» rispose esitante l’uomo. «Lavorare, voglio lavorare, e sono pronto ad accettare qualsiasi cosa. E non è la mole di lavoro che mi spaventa, piuttosto è l’impegno temporale che mi lascia perplesso. Avrò pochissimo tempo per riposare e ancor meno da trascorrere con mio figlio. E la stessa cosa sarà per mia moglie. Sì, i nonni ci sono e pure molto disponibili, ma hanno la loro età e anche qualche acciacco, ed io non me la sento di mettere sulle loro spalle un carico così gravoso, senza contare la responsabilità di stare dietro a un bambino per giornate intere».
«Prendere o lasciare. SÌ o NO?» insisteva il fornaio.
«Facciamo così: prenda solo me e lasci stare mia moglie. Così baderà lei a nostro figlio».
«No, la proposta è complessiva. Mi occorre l’opera tua e di tua moglie e coi tempi che ti ho proposto. Se ci tieni a cambiare la tua vita, devi accettare l’intero “pacchetto”».
«Allora potrebbe prendere mia moglie solo per una mezza giornata o me solo come aiutante di laboratorio o come giardiniere. E potrei anche occuparmi delle eventuali commissioni» incalzò l’uomo.
«O tutto o niente» insisteva inflessibile il fornaio.

728px-Accept-Criticism-While-at-Work-Step-3Il giovane era avvilito. Gli era capitata un’occasione importante, è vero, accettando forse avrebbe risolto i suoi problemi economici, quei problemi che da tanto non gli consentivano una vita dignitosa… Dignitosa? forse era il termine sbagliato. Accettando quella proposta, di certo, non avrebbe dovuto rincorrere il pranzo, la cena, la luce e il gas e anche qualche vestitino e giocattolo per il proprio bambino. Sotto questo profilo, la sua vita sarebbe certamente cambiata. Sì, ma a che prezzo? quale sarebbe stato il suo futuro di uomo, di padre, di marito? Intanto, non sapeva nemmeno quanto avrebbe guadagnato, né lui né sua moglie. E il figlio, crescendo, sarebbe stato contento di quella condizione? Un turbinio di pensieri e dubbi gli stringeva la testa come un cerchio di ferro. Era angosciato. Si sentiva in fondo a una caverna dove intravedeva uno spiraglio di luce da lontano, ma non sapeva cosa l’aspettava fuori.
«Allora, cosa decidi?» lo scosse il fornaio.
«Cosa decido? Almeno mi dia il tempo di pensarci, di parlarne con mia moglie, di organizzarci».
«Va bene» rispose il fornaio, «oggi mi trovi buono, ti darò la possibilità di decidere con calma. Ma prima di consultarti con tua moglie, con lei ci voglio parlare io. Le spiegherò io vantaggi e svantaggi. Poi mi darai la tua risposta. Ma tieni conto che fino ad oggi a fronte delle tue richieste hai ricevuto solo chiacchiere, mentre io ti sto proponendo qualcosa di concreto. Se accetti la tua vita cambierà, se rifiuti tutto resterà come prima».

A questo punto sostituite il fornaio con Matteo Renzi, il giovane a cui era stato proposto quel tipo di impiego con il cittadino elettore e la proposta di lavoro con le riforme costituzionali e avrete trasformato la fantasia in realtà.

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