Parce que je suis toujours Charlie Hebdo

di Gianluca Bellentani — 

charlie-hebdo-1-tagliataÈ di ieri la notizia che l’amministrazione comunale di Amatrice ha denunciato per diffamazione aggravata il settimanale Charlie Hebdo. Il periodico francese, noto per il suo stile caustico e irriverente, una settimana fa ha pubblicato in prima pagina una vignetta sul terremoto che ha colpito il centro Italia. Prendendo come motivo il fatto che uno dei centri maggiormente devastati, Amatrice, sia la patria della ricetta della pasta all’amatriciana, vengono disegnati tre uomini sanguinanti tra le macerie, ognuno dei quali associato ad un tipo di pasta. La vignetta è davvero un pugno nello stomaco, visto che tuttora ci passano sui teleschermi le immagini strazianti di case distrutte e di cadaveri estratti dalle macerie. Si sono alzati cori di condanna verso Charlie Hebdo, che non mostra rispetto neanche per una tragedia di questo genere. Le proteste invadono anche l’ambito sportivo, allorquando durante l’amichevole di calcio Italia-Francia l’inno della Marsigliese viene sonoramente fischiato da diversi tifosi italiani. Tanto è il clamore suscitato che la testata giornalistica, pochi giorni dopo, pubblica un’altra vignetta, quasi di scusa, in cui un uomo sanguinante tra le macerie rammenta a tutti che la colpa dei crolli non è certo imputabile a Charlie Hebdo ma alla mafia, intesa come malaffare (e su questo credo siamo tutti d’accordo).

charlie-hebdo-dopoIn tanti domandano come sia possibile essere solidali con la rivista francese quando questa prende in giro l’Islam e invece attaccarla quando si parla di qualcosa che ci tocca personalmente. “Ma come? fino a ieri, dopo la strage fatta nella redazione, tutti ‘Je suis Charlie Hebdo’, e adesso ne criticate l’operato? non vi sembra di essere un po’ incoerenti?”
A questa domanda, i più eruditi rispondono che questa non è certo satira ma una stupida vignetta di dubbio gusto. La satira dovrebbe prendere di mira i potenti e invece queste vittime sono persone semplici e non certo dei potenti, che la satira, se non una risata (compito invece della comicità), dovrebbe almeno strappare un sorriso (e qui di sorrisi non se ne vedono da parte di nessuno).
Entrambe queste posizioni di pensiero hanno la loro logica e credo anche la loro verità. Probabilmente, non ci siamo accorti che col tempo, anche l’idea di satira è cambiata, e con essa anche il bersaglio e il fine ultimo.
La satira, un genere di letteratura nato nell’antica Grecia, aveva come obiettivo i potenti. Il fine della satira era quello di togliere a questi quell’alone di infallibilità e di intoccabilità che li contornava, per far capire loro che solo avvicinandosi ai propri sudditi e sottoposti, ascoltandone le lamentele e i problemi, sarebbero stati utili al bene della società. Ormai da anni, nelle democrazie, questo ruolo di scherno, bonario o meno, lo hanno tutti, media e cittadini. La satira quindi, se vuole ancora esistere come irrisione, non può più avere come bersaglio i soli potenti di turno, ma tutto ciò che ci pare inattaccabile, religione e disgrazie comprese. Quale credente si sognerebbe mai di disegnare o scrivere qualcosa di blasfemo sul proprio Dio? a chi verrebbe in mente di fare dello spirito su una tragedia o su un dramma? Quindi non vi è nulla di che indignarsi su queste vignette. Se la satira venisse condannata, o ancor peggio censurata o addirittura proibita, sarebbe la morte della democrazia, qualcosa ancor peggiore del dramma dei terremotati.
Quindi, io sono ancora e sempre Charlie Hebdo, e come persona libera di esprimere la propria opinione, dico che questa vignetta non solo non fa ridere, ma fa veramente cag… !!!

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One thought on “Parce que je suis toujours Charlie Hebdo

  1. E’ necessario garantire anche la libertà (e ci sarebbe da fare qualche riflessione sul concetto di libertà che qui sembra essere assoluta ed illimitata) a chi si sente ingiustamente offeso, deriso e addolorato di rispondere con una denuncia come atto civile di reazione e per stabilire dove termina la libertà di CH e dove inizia il mio ambito di libertà… Oppure si può pensare di reagire con l’insulto all’insulto in nome della falsa idea di libertà che hanno i CH vari…. rispondendo con l’insulto all’insulto si innesca una spirale di violenza il cui termine nessuno è in grado di gestire…. oppure non c’è limite alla satira ma c’è un limite alla mia reazione?

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