Dove vai se la tintarella non ce l’hai?

di mimmo

agosto2016-013

Il Palazzo Ducale di Sassuolo

Ci risiamo. Anche quest’anno, tornati dalle vacanze, abbiamo dovuto giustificare la nostra mancata tintarella. “Ma non siete andati in ferie?” ci ripetono ancora una volta alcuni parenti, amici e conoscenti. Già, perché per molti, vacanze è sinonimo di mare. Se non torni abbronzato sei un tapino. Se poi racconti di essere andato in montagna sei da compatire. E se dici di essere andato in giro per guardare negli occhi della gente, allora sei da ricovero. E aggiungono: “Ma come? invece di schiattarti al sole su una spiaggia per alzarti solo per immergerti nelle patrie acque (quasi sempre più inquinate della politica), te ne vai in giro per città d’arte, boschi e musei?” E se non te lo dicono, lo pensano così intensamente da fartelo percepire dalla sufficienza che emana il loro sguardo. Allora tu vorresti spiegare che preferisci viaggiare, non semplicemente spostarti da un luogo all’altro, che ti piace visitare città e borghi che non hai mai visto oppure rivedere quelli che ti hanno particolarmente colpito, che è bello parlare con gente diversa, mangiare pietanze locali, capire abitudini e usanze altrui… Ma poi rinunci, perché queste cose le hai ripetute inutilmente tante volte. Figuriamoci se alla fine provi a ribadire che dopo una vacanza come questa ti senti più arricchito nell’animo e nello spirito…

caffe-sassovivo

Il Caffè Centrale in Corso Cavour a Foligno

Si comincia con Foligno, il centro del mondo. Ma più famoso della città umbra era quel birillo rosso posto al centro del biliardo del Gran Caffe Centrale in Corso Cavour. La teoria è: se il mar Mediterraneo è il centro del mondo e l’Italia è il centro del Mediterraneo e l’Umbria è il centro dell’Italia e Foligno è il centro dell’Umbria, quel piccolo birillo al centro del tappeto verde collocato al centro della sala centrale del caffè Centrale è il centro del mondo. Aperto nel 1930, il Gran Caffè Sassovivo, non era solo un luogo dove bere un caffè o fare una partita a biliardo. Quelle sale, dall’arredo semplice e raffinato, furono teatro di vita sociale, di aggregazione e di conflitti, di laboratorio culturale e confronto politico. Sì, furono… perché oggi in quei locali c’è una banca. E questo è un pugno nello stomaco. Ma Foligno è sempre bella, e tornarci è sempre un piacere. La sola piazza della Repubblica vale una visita. Se poi concludi la serata, a cena, all’Osteria del Teatro con un piatto di tagliatelle con zucchine, pomodorini e guanciale accompagnato da un buon bicchiere di Rosso di Montefalco, allora puoi dire che hai ben cominciato la tua vacanza.

Castelvetro di Modena

Castelvetro di Modena

Ma questo è solo il prologo, perché l’indomani c’è Terra di Castelli, nel modenese. Ci accoglie il carissimo amico Gianluca Bellentani, cicerone straordinario che ci conduce a vedere luoghi suggestivi e interessanti: Castelnuovo Rangone, Formigine, Levizzano, Vignola e il bellissimo borgo di Castelvetro, cuore del Lambrusco Grasparossa e dell’aceto balsamico. Castelvetro è il paese delle torri. Se ne contano ben sei e due di queste affacciano sulla piazza a scacchiera, dove ogni anno, in settembre, alcuni giovani si trasformano in pedine e damoni, per rievocare una festa organizzata nel Cinquecento dai conti Rangoni in onore di Torquato Tasso, lì rifugiato perché accusato di aver composto alcuni versi derisori nei confronti di nobili e professori bolognesi.
Su tutti, però, siamo colpiti dal Palazzo Ducale di Sassuolo, un vero gioiello dell’architettura barocca edificato nella metà del Seicento per la villeggiatura estiva e sede di rappresentanza ufficiale degli Estensi. Suggestiva è la grande Peschiera destinata all’approvvigionamento di pesce per la mensa ducale, ma anche come luogo di svago della corte. Non è un caso che, per la sua architettura impreziosita da fontane e circondata da ampi spazi verdi e per la bellezza delle decorazioni dei suoi ambienti, il complesso è denominato “la Delizia”.
In serata Gianluca, accompagnato dalla simpatica signora Nadia, non si esime dal farci assaggiare la “sua” cucina modenese: gnocchi fritti, tigelle con ciccioli e, com’è ovvio, tortellini. Il giorno dopo si va via. Dispiace, eppur bisogna andare. Ma non prima di aver provveduto ad acquistare un ottimo parmigiano invecchiato 32 mesi, dscn2431destinato a sposarsi con alcune gocce di prezioso aceto balsamico, cadeau del nostro anfitrione.
L’aceto balsamico affonda le sue origini nel terzo millennio avanti Cristo e la sua migliore produzione oggi ha luogo nelle zone intorno al fiume Secchia, che divide le province di Modena e Reggio Emilia. l’antica tradizione modenese insegna che per gustare il Balsamico sono necessari il senso dell’odorato, il senso del gusto e un occhio per il colore. E noi seguiremo la dottrina.

La prossima fermata è Castel d’Azzano, nel circondario di Verona. Ci aspettano Luciano, Beate e Martina, che in camper ci hanno seguito in Valsugana. La compagnia è gradevole e trascorriamo il ferragosto all’insegna del buonumore e del buon… mangiare: formaggi, salumi e una braciata di carne di primordine affidata al “fuochista” Luciano, fratello-cugino a cui sono legato da grande affetto.
Siamo nel territorio di Pieve Tesino, alle pendici del Monte Silana, noto per aver dato i natali al famoso statista Alcide De Gasperi. E qui, il 18 agosto è venuto in mattarella-3visita il Presidente della Repubblica. In quel giorno cadeva l’onomastico di Elena, ma, per la verità, Mattarella non è venuto per fare gli auguri a mia moglie, ma per festeggiare i 70 anni della Repubblica e onorare la memoria di Alcide De Gasperi, che ne fu uno dei massimi promotori. A lui, la cittadina di Pieve ha dedicato un interessante museo allogato nella sua casa natale.
Il nostro Villaggio è accogliente e ben fatto. È circondato da alte “pareti” di verde e attraversato dal torrente Grigno. L’ambiente, in generale, è familiare e i gestori sono cortesi. Il bungalow è confortevole e gode di una buona posizione. Quello che colpisce, però, quando arrivi in questi luoghi è l’aria. Chi vive in una metropoli ed è costretto a respirare quella “arricchita” da idrocarburi, benzene e polveri sottili percepisce immediatamente la differenza e ne trae beneficio fisico e morale. Qui la natura è autentica. Si incontrano incantevoli laghetti, affascinanti pascoli, impetuosi torrenti e gorgoglianti ruscelli in un contesto talmente puro da suscitare emozioni che restano impresse nella mente. Non è solo il paesaggio a colpirti, ma anche l’aver contezza che un secolo fa, in questi luoghi, sono state combattute battaglie cruente, le cui testimonianze sono ancora vive, come il cimitero di guerra nell’alta Val Malene o il caposaldo di Monte Lefre, dal quale si gode un panorama mozzafiato. Il piccolo cimitero, ai margini del bosco, sul sentiero che porta a Cima d’Asta, fu allogato nella primavera del 1916 dagli alpini del battaglione Val Brenta. È solo uno dei tanti luoghi di sepoltura disseminati tra il Brenta e il Vanoi. Pur avendolo dignitosamente abbellito con lapidi di granito e un obelisco centrale, gli alpini non incisero i nomi dei caduti sui cippi, ma li riportarono a vernice, con la conseguenza di perderne le indicazioni a causa del tempo e le intemperie.
Da lì ci incamminiamo per il sentiero adiacente. Facciamo una lunga passeggiata fino a ponticello su un torrente e da lì raggiungiamo una malga dove ci ristoriamo con polenta di Storo e salsiccia.
agosto2016-090Al caposaldo di Monte Lefre, invece si arriva dopo aver attraversato un bosco partendo dal Rifugio omonimo. La passeggiata è bellissima e il luogo ricco di suggestioni. Qui fu allestito un sistema di caverne per accogliere pezzi di artiglieria e munizioni. La vista è splendida, ma nel 1917 chi si trovava su questa “terrazza” assistette a un tragico spettacolo: la battaglia dell’Ortigara. Il capitano Arturo Marpicati, comandante di una sezione di mitraglieri, così ha annotato nel suo diario:
10 giugno – All’alba si scatena in pochissimi istanti sugli Altipiani, ancora un po’ annebbiati, un inferno di scoppi, di fiamme e di fumo. Sono i nostri che fulminano con tutti i calibri Passo dell’Agnella. Gli Austriaci rispondono. Siamo appoggiati a grandi alberi e puntiamo i binocoli sui giganteschi monti che abbiamo di fronte. Grandi nuvole vediamo levarsi da quelle cime, nuvole bianche, nuvole nere, e venirne schianti, sibili, boati…
Siamo qui inchiodati da quella tremenda visione, da quel vulcano ruggente: i miei mitraglieri osservano intenti, muti e come sospesi al filo rovente della battaglia… Ecco, coi binocoli li vediamo distintamente, i nostri, partire correndo all’assalto. Possiamo distinguere certe lunghe righe nere che si muovono svelte e oscillano sui crinali stagliantisi netti contro l’orizzonte… Verso le 15 esplode subitaneo un grosso temporale… riversando pioggia e grandine e fulmini sui combattenti. Raffiche di vento ghiacciato investono anche noi sul Monte Lévre… Una notizia che ci commuove, ci esalta: i nostri alpini si sono impadroniti del Passo dell’Agnella e della quota 2101.
11-18 giugno – La battaglia degli Altipiani non è finita… Continua implacabile giorno e notte: assalti e contrassalti sanguinosissimi d’ambo le parti. Noi siamo qui ansiai, atterriti, incantati. Si dorme poco…
24-25 giugno – Dopo tre giorni di relativa calma, riprende furibonda la lotta sulle ultime rampe e sulle cime degli Altipiani. Vasta e potentissima è l’azione dell’artiglieria nemica che investe le posizioni conquistate dai nostri. Il duello è più deciso e accanito dei giorni passati… Il mio caposaldo è in continua allarme. Su quelle cime deve succedere l’iradiddio, il finimondo… Le notizie sono contrastanti. I nostri resistono disperatamente; non cedono. No: hanno ceduto. L’Ortigara è stato ripreso dagli Austriaci. Sì; ma è riconquistato…
30 giugno – Le notizie sono tragiche. Si calcola che la sola 52^ Divisione abbia perduto tar morti e feriti circa 700 ufficiali e 16.000 uomini! Torno su al mio caposaldo con il cuore che mi duole.*

Il Labirinto

Il Labirinto

Il trentino è anche questo. Luoghi di memoria che nulla tolgono a posti incantevoli come il lago di Caldonazzo e la cittadina di Levico o Borgo Valsugana. Per non dire della sempre bella Trento con il suo castello del Buonconsiglio, le cui sale sono impreziosite da stupendi soffitti decorati.
Ma anche intorno al nostro Villaggio ci sono bei posti: Castello Tesino è una cittadina piena di vita, il Parco fluviale di Bieno un luogo di meditazione, l’Arboreto e il Giardino d’Europa di Pieve Tesino costituiscono un percorso piacevole e interessante. Qui c’è un labirinto segnato da grandi pietre che attira la nostra attenzione. I labirinti sono conosciuti da oltre quattromila anni e si trovano in ogni tradizione spirituale. Come mostrano i culti più antichi, esso è in realtà la raffigurazione del ciclo vitale, l’immagine dove sono celati misteri e verità. Incamminarsi in un labirinto è un viaggio nel sacro. Il nostro ha sette Chakra, cioè “ruote di luce”, spirali che secondo la tradizione indù, se percorse dalla periferia al centro e viceversa, danno energia al corpo e alla mente.
agosto2016-072Poi Passo Brocon, che offre passeggiate con splendidi panorami. Ma alle nostre escursioni bisogna contrapporre qualche (si fa per dire) caloria in più. E speak e polenta, formaggi e salsicce, specialità delle quali non si può fare a meno, si prestano bene per la compensazione, anche se poi, al rientro, la bilancia sarà impietosa. Ma è sempre meglio un rimorso che un rimpianto.
Dopo due settimane di camminate tra boschi e sentieri, musei e mercatini lasciamo la montagna e scendiamo a valle per raggiungere Milano. Un saluto a nostro figlio Raffaele, a Monica e Teresa non può mancare. I ragazzi ci portano a vedere la Nuova Darsena, dalla quale parte una piacevole passeggiata lungo il Naviglio Grande, sempre bello nella sua vitalità e ricco di fascino.

Pitigliano

La vacanza volge al termine. Si torna a casa. Ricaricati nello spirito e nel fisico. Ma per noi il viaggio è troppo lungo e, come spesso ci capita, facciamo tappa. Al solito, cerchiamo un posto gradevole. Questa volta pensiamo a Pitigliano, in provincia di Grosseto. È un piccolo borgo medievale arroccato lungo uno sperone tufaceo, dove tutto sembra nascere direttamente dal tufo. Il centro storico si sviluppa su tre vie principali collegate da una fitta rete di vicoli. Per certi versi ricorda l’urbanistica di Pienza. Di Pitigliano ne ho sempre letto e sentito parlar bene, ma… non per dirne male, però noi, nel complesso, ne abbiamo ricavato un’impressione alquanto negativa. Capisco che, essendo la sua caratteristica il tufo, bisogna metterlo in evidenza, ma per come lo si fa, dà l’idea di fatiscenza e trascuratezza. Da un punto di vista turistico, poi, mancano i fondamentali: c’è un solo albergo e presenta lacune di accoglienza, i negozi sono pieni di cianfrusaglie che poco hanno a che vedere con l’artigianato locale e il museo ebraico e la Sinagoga calano i battenti alle 18.00. Insomma, per noi Pitigliano è bella da lontano.

Siamo sulla strada del rientro. Il viaggio è tranquillo e senza intoppi. Una volta a casa ci ritroviamo chiari di carnagione ma col morale variopinto.

“La montagna racconta” a cura di Giuseppe Ielen e Adone Bettega.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...