Irriverente, ma gentiluomo

di mimmo

dario-fo1Drammaturgo, attore, regista, scrittore, autore, illustratore, pittore, scenografo, attivista politico e per tutto questo premio Nobel per la letteratura nel 1997. E secondo una classifica stilata dal Daily Telegraph dieci anni dopo, uno dei più grandi geni viventi, essendo stato collocato al settimo posto in una lista di cento nomi.

Dario Fo era questo e anche altro. Era, perché da stamane la Cultura italiana e mondiale ha perso uno dei suoi più grandi interpreti. Egli se ne è andato con tutta la sua energia vitale e carica polemica. Il suo teatro poteva piacere o non piacere, ma non è mai stato banale. Nei suoi testi, nelle sue performance, nella sua pittura non è mai mancato il riferimento sociale e politico e mai è stato volgare. Irriverente sì. Ma irriverente verso il potere costituito, al quale non ha mai fatto mancare la sua critica mordace.

Nel 1962, insieme a Franca Rame, gli fu affidata la conduzione della trasmissione “Canzonissima”. I due misero in scena sketches apparentemente innocui ma dal contenuto scottante che evocavano denunce di malaffare politico e le morti bianche. La censura televisiva, alla quale venivano sottoposti i testi prima della messa in onda delle trasmissioni, non ne comprese subito il senso, ma il pubblico, più smaliziato, cominciò ad inviare lettere e telegrammi di protesta e di plauso, provocando la tardiva riflessione dei formalisti dirigenti RAI, che sospesero immediatamente il programma e licenziarono alcuni funzionari dell’azienda. La sigla di apertura della loro “Canzonissima” era una canzone, di per sé, già rivoluzionaria per i tempi, scritta dallo stesso Dario Fo insieme a Leo Chiosso e Fiorenzo Carpi. Ecco il testo:

O popol del miracolo,
miracolo economico,
oh popolo magnifico,
campion di libertà.
Di libertà di transito,
di libertà di canto,
di canto e controcanto,
di petto e in falsetto.
Chi canta è un uomo libero
da qualsivoglia ragionamento,
chi canta è già contento
di quello che non ha.

Su cantiam, su cantiam,
evitiamo di pensar,
per non polemizzar
mettiamoci a cantar.
Su cantiam, su cantiam,
evitiamo di pensar,
per non polemizzar
mettiamoci a cantar.

Facciam cantare gli orfani,
le vedove che piangono
e gli operai in sciopero
lasciamoli cantar…
Facciam cantare gli esuli
quelli che passano le frontiere
assieme agli emigranti
che fanno i minator.

Su cantiam, su cantiam…
Oh popolo musicomane
che adori i dischi in plastica
aspetti Canzonissima
come Babbo Natale.

Un babbo senza scrupoli
che alleva un sacco di canzonette
e poi te le fa correre
al posto dei cavall…
E poi te le fa correre
al posto dei cavall…

Il tutto mentre sulle note di un’allegra marcetta, sfilavano operai in sciopero, vedove piangenti, orfani, emigranti, minatori e un gruppo di ballerine intonava il famigerato ritornello Su cantiam, su cantiam, evitiamo di pensar…
Non si può negare che fosse un vero e proprio manifesto politico. Per moltissimi anni le porte di Viale Mazzini rimasero sbarrate per la coppia Fo-Rame. Nel 1988 li ritroviamo sulla terza rete in “Trasmissione forzata” con un’altra sigla non meno irriverente nei confronti della RAI.

Negli anni che seguirono la messa al bando televisiva la notorietà di Dario Fo (ma anche della moglie Franca) non ne risentì. Numerose sono state le sue opere teatrali, la più conosciuta delle quali è Mistero Buffo. Un vero capolavoro! Una giullarata popolare del 1969, il cui testo è ispirato da alcuni brani tratti dai Vangeli apocrifi e nel quale l’artista faceva grande uso del ‘grammelot’, una lingua inventata che ha in sé onomatopee, foni, dialetti, neologismi e parole straniere.

Negli ultimi anni, Fo si è avvicinato al Movimento Cinque Stelle sostenendo Grillo e la sua azione politica. Francamente, non ho mai compreso appieno questa sua scelta, ma a un genio di quella levatura è arduo muovere critiche in tal senso, e sarebbe ingeneroso giudicarlo solo per quest’ultimo aspetto.

Ciao Dario, molti di noi ti saranno sempre grati per il contributo che hai dato alla nostra formazione culturale. Ci mancherai.

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