Il bigotto opportunista

di mimmo

messa2Come tutte le domeniche, Alfredo, andava in chiesa e insieme alla moglie non mancava mai di comunicarsi. I peccati di cui fare ammenda, però, non facevano riferimento ai canoni della fede, ma a un suo codice personale. “È al Padreterno che devo dar conto, non al sacerdote” sosteneva convinto. E alla moglie Lidia raccomandava di confessare solo banalità. “È inutile che vai a raccontare a un prete qualsiasi i fatti tuoi. Chiedi perdono a Dio e chiudila lì”.
Naturalmente, si reputava buon cristiano e uomo di sani principi, salvo poi stabilire la dimensione degli aggettivi e il valore dei sostantivi. La moglie, non lo sopportava molto, ma sulle questioni formali era in piena sintonia con lui. I loro figli, Maddalena e Corrado, non avevano grande considerazione per nessuno dei due, particolarmente per il padre, che reclamava sempre rispetto, ma non ne aveva per nessuno. Con loro viveva Zia Dora, avanti con l’età ma giovane di temperamento.
Alfredo nutriva per Maddalena una specie di sentimento padronale. Quando diceva “mia figlia” marcava con tale forza sull’attributo che anche il più ignorante in grammatica avrebbe capito che si trattava di un aggettivo possessivo. Voleva sapere di lei ogni cosa: con chi parlava al telefono, dove andava quando usciva, chi erano le sue amiche. Al minimo sospetto che un ragazzo le gironzolasse intorno si allarmava e faceva domande, rimproveri, minacce. “Mettiti bene in testa che un tuo eventuale fidanzato dovrà prima passare al mio vaglio”. Di Corrado, invece, non s’informava mai di nulla. Gli raccomandava soltanto due cose: “Non farmi fare brutte figure” e “Con le donne non ti risparmiare mai. Ogni lasciata è persa”.

Da un po’ di tempo Lidia aveva notato che Maddalena usciva piuttosto spesso. Alle sue osservazioni, la ragazza rispondeva che aveva una nuova amica, Angelica, insieme alla quale frequentava un gruppo di compagni di università. La madre non ne era molto convinta e ogni tanto aveva da ridire. Ma poi lasciava correre. Un giorno ne parlò con zia Dora. “Ha vent’anni, lasciala vivere e fare le sue esperienze” disse l’anziana signora.
Anche Alfredo si era accorto delle frequenti e prolungate assenze della figlia e non perdeva occasione per brontolare. Si rabboniva, però, se Lidia gli diceva che Maddalena era in compagnia di Angelica. Chi fosse Angelica non lo sapeva nessuno dei due, ma quel nome sembrava rassicurarli. Mah, un giorno o l’altro la conoscerò, diceva fra sé Lidia.
Venne l’estate, e Maddalena riferì alla madre che in agosto sarebbe andata in Val d’Aosta.
– E con chi ci vai?
– Vado con i miei amici dell’università. Abbiamo deciso di affittare un appartamento. Dividendo le spese di alloggio e tutto il resto, non ci costerà molto… Ci sarà anche Angelica, naturalmente. Per i soldi, non ti preoccupare, ho appena trovato un lavoro di segretaria in uno studio di avvocati. Sarò impegnata solo mezza giornata e non influirà sui miei studi.
degioz– In montagna? che ci va a fare in montagna? Allora, non va in vacanza! sbottò Alfredo quando lo seppe. Per lui, vacanza era sinonimo di mare e non riusciva proprio a concepire altro luogo dove trascorrere un periodo di ferie. Maddalena non considerò le obiezioni del padre e alla data stabilita partì per Dégioz, una graziosa località della Valsavarenche e prese alloggio in un appartamentino appena fuori dal centro abitato. Un luogo tranquillo e riservato, dove rimase, come previsto, per due settimane. Rientrò alla fine di agosto e, dopo circa un mese, annunciò che avrebbe trascorso il prossimo week-end con Angelica in un agriturismo a un centinaio di chilometri dalla città. I dinieghi del padre furono tanto puntuali quanto inutili.
In seguito, Maddalena si assentò da casa più volte: per un giorno intero, per un fine settimana, in occasione di un ponte. Sempre, a suo dire, accompagnata dall’inseparabile Angelica. La stessa cosa si ripeté per il Capodanno e per la Pasqua successiva.
Intanto, qualche sospetto cominciò ad affiorare nella testa di Alfredo. Possibile che questa benedetta figliola debba andare sempre in giro con questa Angelica? Dal canto suo, Lidia era ormai persuasa che la figlia avesse una relazione con un ragazzo. E per di più benestante. Altrimenti, come potrebbe pagarsi gite, vacanze e frequenti cene a ristorante? Zia Dora, invece, era convinta che l’interesse della nipote doveva essere per qualcosa o qualcuno di molto importante. Non sapeva dare una spiegazione precisa, ma l’istinto le diceva che il comportamento della nipote lasciava pensare a qualcosa di diverso da una ragazzata.
Un pomeriggio, Maddalena, nell’uscire, avvertì per l’ennesima volta di non aspettarla per la cena. Questa volta, il padre la fermò.
– Ora basta! Tu non esci di qui se non mi dici con chi vai, disse perentorio.
– Ma, papà, con Angel…
– Per favore, Maddalena! È tempo di mettere le carte in tavola. Con chi esci?
La madre e la zia, si avvicinarono, ma questa volta non presero le difese della ragazza. Anche per loro era giunto il momento di fare chiarezza.
– Allora? insisté il padre.
– Se proprio vuoi saperlo, sì, sono fidanzata.
– Oh! Finalmente comincia ad uscire qualche verità dalla tua bocca. Chi è questo ragazzo? che fa? studia? lavora? a che famiglia appartiene?
Lidia e zia Dora continuavano a tacere. Era Maddalena che doveva parlare.
– A dire il vero non è proprio un ragazzo… Ha qualche anno più di me, confessò timorosa.
– Non dirmi che ha più di trent’anni, proruppe la madre, mentre la zia cominciava a trovare alcune conferme alle sue tesi.
– Sai, mamma, per la verità… di anni… ne ha 59. E pronunciò “ne ha 59” tutto d’un fiato. Poi chinò la testa in attesa della sfuriata dei genitori.
– Che hai detto?
– Ci-ci-cinquantanove?
– Lo dicevo io che c’era sotto qualcosa!
– Ma sei impazzita? Metterti con un uomo che potrebbe essere tuo padre?
– Ma-ma-ma… come hai potuto fare una cosa simile? un vecchio! mia figlia, con un vecchio!
Decisamente va al di là di quello che immaginavo, considerò zia Dora.
– Troppo vecchio! Poi esclamò.
– Ma noi ci vogliamo bene e pensiamo di sposarci.
– Non dirai mica sul serio?
– Ma ti-ti… rendi conto… ?
In quell’istante, si sentì la chiave nella serratura della porta d’ingresso. Era Corrado che rientrava. Nel trovarsi davanti a tanta incredulità e sdegno, il ragazzo, rimase sconcertato.
– Tua sorella vuole sposare un barbagianni, lo soccorse zia Dora.
– Zia… !!! s’indignò Maddalena.
– Io non te lo permetterò mai! Tu non sposerai un vecchio bacucco. Mi opporrò con tutte le mie forze. È una cosa inaudita! È immorale!, urlò Alfredo paonazzo.
– Tuo padre ha ragione, non puoi fare una cosa simile. Che futuro avrai?
villaQuesta volta zia Dora non aggiunse nulla, anche perché, sentire Lidia, che per la prima volta concordava col marito, la sorprese.
– Vittorio è una persona splendida, non è un uomo decrepito, papà. È un avvocato con uno studio ben avviato, che ha alle sue dipendenze tre giovani procuratori e due segretarie. Va a cavallo e sa sciare molto bene. Ed è anche un ottimo skipper!
– Però!, esclamò zia Dora.
– Cioè, ha una solida posizione, fece la madre, cercando di dissimulare la compiacenza che affiorava in lei.
– Allora questo matrimonio si può e s’ha da fare!, intervenne ironico Corrado.
– Ma questo che c’entra, mamma. Noi ci amiamo. Poi rivolta al fratello:
– E tu smettila!
Alfredo non diceva più nulla. Dentro di sé, lo sconcerto si sovrapponeva all’indignazione e al furore. Si abbandonò sulla poltrona. Lo sguardo era rivolto verso la fosforescenza del televisore acceso, ma non vedeva nulla. Ha solo vent’anni anni e vuole sposare un… un……… Certo, è un facoltoso professionista. Non più giovanissimo, ma un buon partito.
– Quello che mi chiedo, è perché un uomo giunge a questa età per fidanzarsi. Tu sei proprio sicura dei suoi sentimenti?, chiese con tono pacato.
– Papà, Vittorio mi ama e non perde occasione per dimostrarlo. Io con lui sto bene e lo voglio sposare… E poi non è alla sua prima esperienza sentimentale. È stato già sposato.
– Puuure…!!!, urlò di nuovo il padre sobbalzando dalla poltrona.
– Anche divorziato? fece eco la madre. E zia Dora serafica:
– L’avrei giurato!
– Questo matrimonio non s’ha da fare!, proclamò Corrado con ironia.
– E magari avrà anche dei figli!, aggiunse Alfredo.
– Due! 21 e 14 anni, chiarì Maddalena.
– Io-io sto sognando… E vivreste tutti nella stessa casa, immagino.
– Sì, papà. Ma la villa di Vittorio è molto grande ed è divisa in appartamenti indipendenti. Solo il parco e la piscina sono in comune.
– È un matrimonio che si può fare!, fu il nuovo annuncio del fratello.
Nella testa di Alfredo e Lidia i pensieri si ingarbugliavano. Mentre uno emergeva l’altro s’immergeva. Non faceva a tempo a delinearsi un’idea, che un’altra di tenore contrario ne prendeva il posto. Zia Dora, soddisfatta di aver intuito il quadro rappresentato, si compiaceva in silenzio. Corrado attendeva gli sviluppi.
Lidia si avvicinò al marito, si sedette sul bracciolo della poltrona e sussurrò:
– Che facciamo?
Alfredo la guardò deluso. Si aspettava una proposta, non una domanda.
– Che facciamo? replicò.
Ci pensò zia Dora a cavare tutti dalle angustie del momento.
– Io direi, intanto, di fare la conoscenza di Vittorio. Lo chiamava già col nome di battesimo.
– Forse è una buona idea. Tu, che ne dici?
Alfredo annuì. Prese il telecomando e pigiò sui tasti del televideo. Ma non leggeva.

giacca-doppiopetto-blu-a-quadri-corneliani_1Qualche giorno dopo, Maddalena annunciò che la sera successiva Vittorio sarebbe venuto a cena.
Si presentò alle 19.30 in punto in un elegante doppiopetto. Un vezzoso fazzoletto di seta gli fuoriusciva dal taschino. In mano una bottiglia di vino: Barolo Villa Arborina. Qualche ora prima un fattorino aveva consegnato un fascio di rose rosse per Maddalena e due piccoli bouquet di fiori di campo per Lidia e zia Dora. Un omaggio che fu molto apprezzato. Fatte le presentazioni, si misero a tavola. Cenarono in piena cordialità. Vittorio si dimostrò brillante e simpatico. Era un uomo colto e in grado di tenere la conversazione a un buon livello. Conquistò tutti. Inutile dire che la sua chioma bianca di signore di mezza età passò in secondo piano.

Un anno dopo, Vittorio e Maddalena, decisero di sposarsi. Ma, per Alfredo e Lidia, la bella notizia era offuscata dalla consapevolezza di non poter celebrare il matrimonio in chiesa.
– Che figura ci facciamo con amici e parenti, esclamò lei.
– Eh, sì, una cerimonia religiosa non è possibile, aggiunse lui.
Erano angosciati. Il solo rito civile sembrava ad entrambi poco dignitoso. Ancora una volta, fu zia Dora a venire in loro aiuto.
– Si potrebbe organizzare una benedizione alla promessa di vivere insieme, propose.
L’idea fu accolta da Alfredo come geniale. Lidia non comprese subito, ma nemmeno fece obiezioni. Anche i futuri sposi accettarono di buon grado il progetto.
La mattina del giorno stabilito, quasi alla chetichella, Vittorio e Maddalena, si recarono in municipio e, alla presenza dei soli testimoni, davanti a un ufficiale di stato civile, divennero marito e moglie. La cerimonia nuziale vera e propria si sarebbe tenuta nel pomeriggio in una chiesetta di campagna, che, addobbata per l’occasione con kenzie e fiori di campo di ogni specie, fece da scenografia alla solenne promessa degli sposi. Vittorio indossava un abito scuro di ottima fattura, mentre Maddalena, una mise di una caldissima tonalità di bordeaux con un leggero strascico. Le stava benissimo! Un fotografo fu incaricato di impressionare ogni momento della cerimonia. Il sacerdote celebrò una messa in loro onore con tanto di soprano che intonò l’Ave Maria di Schubert. E alla fine della liturgia gli sposi pronunciarono, ad alta voce, la formula convenuta: “Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. Quindi, si scambiarono gli anelli. Subito dopo il celebrante:
– Il Signore onnipotente e misericordioso confermi la promessa che avete manifestato davanti alla Chiesa e vi ricolmi della sua benedizione. Seguì un risonante battimani.
Il banchetto si tenne all’aperto, nel giardino della villa di Vittorio. Lidia era raggiante. Alfredo sorrideva a tutti. Ad un certo punto, un amico dello sposo si alzò in piedi e, ad alta voce, annunciò che voleva fare un brindisi.
– Brindo ad Angelica, eterea e riservata amica di Maddalena.
Ci fu una fragorosa risata. Tutti alzarono il bicchiere in un coro di voci: “Viva Angelica!”, “Alla salute di Angelica!”, “Un brindisi ad Angelica!”.
Alzò il bicchiere anche Alfredo mentre si guardava intorno alla ricerca dell’amica di Maddalena.
– Ma dov’è Angelica? chiese alla moglie.
– Ancora non l’hai capito? Angelica non esiste.
Alfredo fece una smorfia. Poi un sorriso sardonico. In fondo, era compiaciuto. Appagato e soddisfatto. Ampiamente soddisfatto.

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