Perché ritengo poco utili le proteste contro Trump

di mimmo

trumpPremesso che la mia avversione nei confronti di Donald Trump è totale, in quanto persona pericolosa per la democrazia americana e per la pace nel mondo, cercherò di spiegare per quale motivo ritengo poco utili le manifestazioni di alcuni americani che non si riconoscono in questo strano esemplare di gold-man.
Intanto, ci sarebbe da chiedersi quanti di questi che urlano e scrivono sui cartelli sbandierati “Not my president” sono andati a votare, perché negli Stati Uniti non è che lo slancio popolare verso la scelta del proprio presidente sia molto spiccata. In questa occasione, infatti, per altro considerata tra le più partecipate, si sono recati a alle urne il 57,6% degli americani. Ancor peggio va nelle tornate di metà mandato per il rinnovo della Camera dei rappresentanti o l’elezione di senatori e governatori. È pur vero che il meccanismo di partecipazione non è semplice come da noi, dove basta presentarsi al seggio muniti di scheda elettorale e documento di riconoscimento. Lì, invece, è necessario prima registrarsi, cioè iscriversi nel registro elettorale del proprio seggio. In certi Stati, addirittura, è richiesta una dichiarazione di appartenenza al partito che si intende supportare. Resta inteso, comunque, che, elettore o astenuto, il diritto alla protesta rimane. Ma una protesta deve avere un fine, un potenziale sbocco, altrimenti è improduttiva, quando non controproducente. E questo sembra uno di quei casi.

Prima delle elezioni, Trump temendo di perderle, è giunto a dichiarare che non avrebbe riconosciuto il risultato delle urne, e questo gli ha attirato addosso l’accusa di essere un antidemocratico. Giustamente. Ora, però, se si va in piazza a contestare la sua vittoria, sarà facile per lui ribaltare l’accusa e definire i suoi oppositori fuori dalle regole della democrazia. Quindi, se non risultano brogli, si ingoia il rospo e si guarda avanti.
Ma i contestatori dicono che vogliono far sapere al prossimo inquilino della Casa Bianca che non lo riconoscono come presidente e, quindi, non li rappresenta. Ma è la stessa teoria della Lega Nord in Italia che non riconosceva capo dello Stato Ciampi e Napolitano. Le regole democratiche devono valere sempre, altrimenti è proprio la democrazia che ne viene ferita. E a perderci è soprattutto chi crede in essa.
Un altro motivo per cui la gente manifesta è cercare di fargli sapere che si opporrà alla realizzazione del programma elettorale presidenziale. Via, siamo seri! Ma vi pare che un masnadiero come Trump, che è peggiore dei nostri Berlusconi, Grillo e Salvini messi insieme, si farà intimidire da queste manifestazioni? Al massimo, saranno i poteri forti a condizionare il suo mandato e se “The Donald” vuole mantenere anche la maggioranza al Congresso, bisognerà che lisci il pelo a quelli che hanno sposato le sue tesi. Figuriamoci se vorrà tener conto delle istanze di piazza. Tra due anni si terranno le elezioni di metà mandato e se dovesse deludere i suoi sostenitori potrebbe perdere l’appoggio di una delle due Camere. E questa è l’ultima cosa che vuole, anche perché il suo stesso partito, che oggi, si è prostrato ai suoi piedi gli si potrebbe nuovamente rivoltare contro e creargli più di un problema.

not-my-president-3Con la mia tesi non intendo certo mettere in discussione il diritto di dissentire, così come è fuor di dubbio che chi scende in piazza per far sentire la propria voce va rispettato e ascoltato. Ci mancherebbe! Qui si discute dell’economia di una protesta, del miglior modo di incanalarla in un alveo produttivo e non dire NO tanto per dire NO. Uno come Trump non può certo impressionarsi di fronte a queste situazioni! Ecco, perché io credo che la cosa più utile da fare sia contestarlo su ogni singolo provvedimento frutto delle sue promesse elettorali, al fine di far comprendere a chi di solito si astiene dalle urne l’importanza di recarsi al seggio alle prossime elezioni per il rinnovo della Camera dei rappresentanti affinché si cechi di ribaltare i rapporti di forza nel Congresso. Perché solo così sarà possibile realizzare un argine contro l’azione politica del nuovo presidente. Solo perdendo consensi gli esponenti più in vista del suo partito ritroveranno il coraggio di contestarlo e costringerlo a miti consigli.

Capisco la rabbia e i timori di molti americani, che poi per certi versi è anche la stessa di molti di noi, ma qui si tratta di mettere in campo una strategia di opposizione seria e continua, piuttosto che affidarsi all’emotività del momento.

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