Matteo Renzi, chi?

di mimmo

renzi-1Ma Matteo Renzi, premier e segretario del Pd, chi è veramente? uno statista moderno in grado di mettere l’Italia sui binari giusti o un fanfarone un po’ magliaro e un po’ megalomane? è il leader del 40,8% delle elezioni europee o un bluff elettorale? è il simpatico giovanotto che rinnova la politica o l’antipatico politico che ci riporta alla prima Repubblica?

Diventa Segretario del partito democratico con un’operazione elettorale da condominio allargato e anziché rappresentarlo nella sua interezza da subito urla in faccia a chi dissente che il capo è lui e solo lui.

Dà il benservito al premier in carica e si reca a palazzo Chigi a bordo di una Smart e alla sicurezza che gli va incontro dice: «No, grazie, la mia scorta è la gente”. Ma poi a quella stessa gente manda contro la polizia per manganellarla solo perché gli dà del pinocchio.

Si presenta davanti ai giornalisti promettendo una riforma al mese e 1.000 asili nido, ma poi vara “labuonascuola”, una discutibile e controversa architettura dell’istruzione pubblica che di buono ha tanto poco che pochi se ne accorgono. Intanto di asili nido non se ne parla più.

Promette di visitare una scuola a settimana per mantenere vivo l’interesse sul mondo dell’istruzione, ma vi rinuncia dopo averne visitato un paio.

Ha messo in piedi un governo per una metà composto da donne, ma nel momento in cui qualcuna ha lasciato il proprio dicastero è stata sostituita da maschietti.

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Alvaro Vitali

Mette nelle tasche di alcuni italiani 80 euro al mese con il proposito di rilanciare l’economia, ma il provvedimento si rivela inutile e sperequativo. Sull’onda di quella che molti definiscono una mancia elettorale si aggiudica circa il 41% dei voti alla elezioni europee. Poi ripete l’operazione a vantaggio delle forze dell’ordine, consegna un bonus bebè di 1.000 euro alle nuove mamme e regala ai giovani diciottenni, nullatenenti e benestanti, un buono di 500 euro da spendere in libri, musei, teatro, cinema e concerti. Che poi sia un libro della collana Armony, il museo delle invenzioni inutili, avanspettacolo di terz’ordine, un film di Alvaro Vitali o un concerto di Gigi D’Alessio poco conta.

Straccia l’art.18 e rifiuta ogni trattativa con il Sindacato solo per strizzare l’occhio alla Confindustria e a Marchionne. Poi mette mano a una riforma del lavoro, che aumenta anziché limitare la precarietà. Vara la decontribuzione fiscale per le imprese che assumono a tempo indeterminato e ottiene dei buoni risultati, anche se poi vuol far credere che i nuovi assunti sono frutto del suo job-act. Peccato che intanto l’economia non decolla e una volta terminati gli effetti del provvedimento decontributivo, tutto torna come prima.

Promette di risolvere l’ancestrale problema dei debiti della pubblica amministrazione verso ditte e imprese che aspettano da troppi anni il dovuto, ma la cosa rimane solo un impegno non mantenuto.

Fa approvare una legge elettorale che definisce “la più bella del mondo” a colpi di fiducia giungendo persino a sostituire i membri del suo partito in Commissione Affari Costituzionale perché dissenzienti. Poi, accortosi che quel 41% delle europee non ce l’ha più e che l’Italicum potrebbe favorire il Movimento 5Stelle, decide di accogliere le richieste di modifica della minoranza del partito e degli alleati di governo.

Denis Verdini e M.Elena Boschi

Denis Verdini e M.Elena Boschi

Si improvvisa costituzionalista insieme a una leggiadra signorina e un ineffabile transfuga e stravolge buona parte della Carta. Sempre sull’onda del consenso elettorale europeo si spinge a dire che se la sua ri-forma non passerà al vaglio del referendum confermativo, lascerà partito e governo per tornarsene al paesello nativo. Ma poi cambia idea e minaccia sfracelli politici ed economici se dovesse prevalere il NO. Non pago, mentre governa con la destra di Alfano, si accorda con Verdini, va a braccetto con Marchionne, si spinge a definire chi vota NO parte di un’accozzaglia.

Circa nove mesi fa, ha preso in leasing da Etihad, compagnia degli Emirati Arabi Uniti, un aereo presidenziale in grado di coprire lunghe rotte senza scalo per una cifra che ufficialmente non è dato sapere. Alle spese di noleggio e servizio vanno aggiunte le spese di allestimento interno, che non pare sia una cifretta. Per la sola connessione wi-fi è stato calcolato un costo di circa 450.000 euro.
L’Airbus A340 vola da un aeroporto italiano all’altro, ma senza il premier, che continua ad usare il più piccolo e più vecchio Airbus A319. Perché?

Va dichiarando in ogni dove che se al “referendum di ottobre”, che si terrà il prossimo 4 dicembre, dovesse prevalere il SÌ, l’economia andrà meglio, ci sarà più occupazione e i contenziosi tra Regioni e Stato non ci saranno più. Ma, basta leggere quanto riportato nella sua Costituzione per rendersi conto che la cosa non è poi così semplice in materia di attribuzioni centrali e periferiche. Da dove discenderanno poi i miglioramenti per l’economia e i nuovi posti di lavoro, non si capisce bene.

Ancorché avesse affermato di occuparsi di Rai, come Berlusconi e i vecchi democristiani e socialisti, interviene pesantemente nelle nomine ai vertici aziendali e per i direttori di rete e tg. Però riduce il canone tv e con una furbata riesce a farlo pagare a tutti.

renzi-junkerIngaggia un braccio di ferro con l’Unione Europea degno del peggior populista, con lo scopo primario di contendere voti a Salvini e Grillo. Però, non mette in conto – o se lo fa è un incosciente – gli strascichi e le conseguenze che il suo atteggiamento provocatorio potrebbe portare all’Italia.

Promette il completamento della Salerno-Reggio Calabria entro dicembre di quest’anno e annuncia la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, che non è certo una delle priorità del Paese.

Riesce a portare a casa la legge sulle unioni civili, sia pur priva di adozione del figlio del consorte, sfidando la Chiesa e gli alleati di governo.

Riduce Ires e Irap alle imprese, ma non affronta mai la questione del cuneo fiscale, unico provvedimento che potrebbe veramente favorire il rilancio dell’economia. Cancella la tassa sulla casa a tutti, ricchi e poveri, con un’operazione tanto sperequativa quanto clientelare. Intanto i contribuenti attendono ancora la riforma complessiva del fisco più volte annunciata.

Annunciata e non ancora varata è anche la riforma sulla pubblica amministrazione e sulla giustizia.

Promette sgravi fiscali per le aziende che assumono nelle regioni del Mezzoggiorno d’Italia, pur sapendo che il provvedimento ha vizi di incostituzionalità e probabilmente sarà bocciato dall’UE perché considerato un aiuto di Stato a favore di una parte soltanto della popolazione.

Ha creato un clima divisivo nel Paese che coinvolge partiti, associazioni e singoli cittadini che lascerà ferite difficilmente rimarginabili. E in un atteggiamento di totale protervia va affermando in ogni dove che chi lo contesta è solo prevenuto nei confronti della sua persona e non valuta la sua politica.

Intanto il 4 dicembre si avvicina. Piaccia o no a lui e agli italiani, sarà anche il suo giorno del giudizio. Da quello che i risultati referendari ci diranno, capiremo se Matteo Renzi è considerato uno che fa le cose o un chiacchierone. Se è un leader a cui affidarsi per i prossimi anni o una parentesi da chiudere in fretta, perché, come Berlusconi, inadatto a governare.

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