È il modo ancor che più mi offende

(lettera aperta a Romano Prodi)

Esimio professor Prodi,
ieri lei ha dichiarato urbi et orbi che voterà SÌ al referendum consultivo. Per carità,
nulla da eccepire. Lei non è un renzino prodiosservante e militante, un simil-topino di Hamelin che acriticamente corre dietro al pifferaio di Rignano e nemmeno si può sospettare che abbia un interesse recondito da incassare per il futuro. Lei è una persona seria, colta, informata e degna della massima considerazione, per cui la sua scelta va rispettata.

Ricordo però che appena varato il referendum, alcuni giornalisti l’avevano avvicinata chiedendole cosa ne pensasse dei cambiamenti costituzionali apportati da Renzi e se li avrebbe approvati col sul voto. Da subito dichiarò che non intendeva rendere nota la sua posizione perché ormai lontano dalla politica attiva. E nemmeno due mesi fa, intervistato da Giovanni Minoli per Radio 24, aveva ribadito categorico: «Ho idee chiarissime, ma non mi pronuncio neanche sotto tortura, godo felicemente il ruolo di osservatore da sette anni. Perché mai dovrei infilarmi in questa consultazione referendaria che è diventata una rissa?»
Difficile darle torto. C’era (e c’è) la rissa e c’era la coerenza di chi aveva chiuso la sua stagione politica. In fondo, lei si riteneva un elettore come tanti e intendeva avvalersi della segretezza del voto. Ineccepibile.

C’è qualcosa che però non mi torna nel modo in cui è giunto a questa decisione. Senza che nessuno glielo avesse chiesto, d’improvviso, ha deciso di far sapere come avrebbe votato. E lo ha fatto con una nota, una semplice nota: “Anche se le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie, tuttavia per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull’esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio sì, nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche, soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale“.

prodi-e-renziSi potrebbe entrare nel merito delle sue parole e chiederle per quale motivo la sua storia personale la obbliga a pronunciarsi per il SÌ, quali potrebbero essere le possibili conseguenze che teme (essendo una persona autorevole in campo politico ed economico, se ci convince di eventuali nefasti effetti potremmo anche noi cambiare idea), da dove nasce questo dovere di esternare il proprio voto oggi e cosa la spinge a sperare che una Costituzione così formulata da Renzi, Berlusconi, Boschi e Verdini possa giovare al rafforzamento della democrazia. Tutto questo dichiarando in premessa che le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie, per poi concludere che la legge elettorale Italicum, ad esse legata, non le piace. Da quanto detto potrei ardire a dedurre che forse tanto chiarissime le sue idee non dovevano essere. Ma non è mia intenzione avviare qui una polemica in tal senso.

Una cosa, però, la voglio dire. Pur non condividendo sempre le sue scelte e posizioni, io l’ho sempre stimata per competenza, capacità e correttezza, ma adesso, francamente, non la comprendo. Lei se ne sta zitto per mesi e poi in prossimità del voto, quando la campagna referendaria diventa rovente e comincia ad accendere la curiosità degli indecisi, se ne esce con una dichiarazione esplicita su come voterà. È pur vero che altre personalità della politica e dell’economia e importanti costituzionalisti hanno esplicitato la loro scelta, ma lo hanno fatto senza enfasi, senza creare attese, senza stimolare curiosità. Hanno letto le carte, hanno riflettuto, valutato e manifestato il loro assenso o dissenso. Alcuni si sono dati da fare per sostenere le proprie tesi, altri si sono limitati a dichiarare la propria intenzione di voto. Lei invece ha creato intorno a sé un’aria di riserbo e di attesa che ha stimolato discussioni e ipotesi, per poi sparare una bomba nel bel mezzo dell’agone… anzi della rissa. E non ci venga a dire che non immaginava che Renzi non avrebbe cavalcato a suo favore questa sua scelta! E nemmeno cerchi di convincerci che non sa che il modo e i tempi in cui ha presentato all’elettorato il suo SÌ non avrà influenza su una quota di incerti! Non a caso il premier l’ha ringraziata pubblicamente.

Ecco, professore, è qui quella che io considero una caduta di stile, perché proprio per la sua storia personale e le possibili conseguenze sull’esterno, non mi sarei mai aspettato un simile atteggiamento. E mi lasci usare un’espressione del mio gergo partenopeo tanto cara al grande Luigi Compagnone, che in questi casi le avrebbe detto: “Non mi siete piaciuto”. No, non mi siete piaciuto perché, se la scelta del SÌ mi sorprende, il modo in cui lei ha iniziato, condotto e concluso questa vicenda mi delude. E un po’ mi offende anche.

Con limitata stima,
domenico mirarchi

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One thought on “È il modo ancor che più mi offende

  1. Risposta di Prodi :
    Diciamo la verità : quelli come me il DNA democristiano non se lo puo’ e vuole cambiare. Renzi potrebbe aver presentato una cagata ancor piu’ schifosa di quella proposta, ma è colui che ora comanda , i contenuti non c’entrano un cazzo. Eppoi, diciamocela tutta, questa passerà senza che gli italiani si straccino le vesti . Non si accorgeranno nemmeno se hanno tolto loro dei diritti fondamentali: si poteva fare ancora di piu’. Un po’ scoccia dover dipendere dai tedeschi e dalla grande finanza, ma che volete il mondo è così . Rivoltarsi contro di esso ? Il coraggio uno non se lo puo’ dare. Dovete ammettere che ho detto sì , ma con una serie di distinguo : io sto sempre con tutti.

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