Colpa mia?

di mimmo

picolo-market-1C’è una persona di nome M. che ha un piccolo supermercato piuttosto avviato. Spesso mette offerte di prodotti che gli attirano nuovi clienti. I suoi affari vanno alquanto bene, ma M. ha il vizio del gioco d’azzardo. Un giorno fa una grossa scommessa: in caso di vincita riuscirebbe a sistemarsi a vita, se invece dovesse perdere andrà a gambe all’aria con gravi ripercussioni sulla sua attività, perché non avendo denaro sufficiente per puntare la posta, decide di ipotecare il suo negozio.
Purtroppo la sorte non gli sorride e si ritrova a dover pagare un’ingente somma che non possiede. Il creditore, che si chiama G., pretende di essere pagato subito, in alternativa rileverà l’attività commerciale di M.
M. allora decide di rivolgersi a me per chiedermi un prestito allo scopo di evitare di perdere la proprietà. Io gli rispondo che mi dispiace, ma non posso e, per la verità, neanche voglio fargli quel prestito. Quei soldi me li sono guadagnati lavorando e darli a lui significherebbe cambiare, addirittura rinunciare a tutti i miei progetti. E questo non mi va. Inoltre, ho molti dubbi che G. mi restituirebbe i soldi che chiede, senza contare che non mi sembra giusto che lui giochi d’azzardo: lo ritengo immorale e pericoloso.

M. mi fa, quasi in tono minaccioso, che se non gli dò quei soldi, il supermercato sarà rilevato da G., che è un poco di buono, che licenzierà metà del personale e aumenterà i prezzi, creando grossi problemi agli abitanti del quartiere, in prevalenza gente modesta e di scarse risorse economiche. Aggiunge che se riuscirà, col mio aiuto, a uscire da questo impiccio, potrebbe assumere altro personale e assicura anche di abbassare i prezzi. E tutto questo lo fa sapere all’intero quartiere recandosi di casa in casa, oltre, naturalmente, ai dipendenti, che intrattiene in un’assemblea in orario di lavoro. Io gli ribadisco il mio NO, gli dico che non mi piace il suo modo di fare, ma soprattutto non accetto l’idea che io debba cedere alle sue richieste sotto ricatto.

colpaNe consegue l’alienazione dell’attività di M. a favore di G. A questo punto, sia i dipendenti che una parte della gente se la prende con me, colpevole, a loro dire, di non aver aderito alle richieste di M.
“Se tu gli avessi dato i soldi, oggi non correremmo i rischi che comporta questa situazione. Ti sei rifiutato di dargli una mano? ora dicci tu cosa dobbiamo fare”.
“Ma è stato lui che si è ficcato nei guai” protesto. “A me ha chiesto un prestito a cose fatte e ho ritenuto, per una serie di motivi, di principio e di sostanza, di dirgli di NO. E l’ho fatto pensando di essere libero di comportarmi come meglio credevo. Quale sarebbe, quindi, la mia responsabilità? Non sono stato mica io a spingerlo a scommettere!”

Niente, per alcuni sono colpevole. Anzi, più colpevole io che M., che è uno scapestrato, o G., che è un avventuriero.
Che dire… così va un certo il mondo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...