Metti una sera a cena

di Antonio Cortile

anacapriNel 2001, avuto il mio primo incarico di dirigente scolastico all’IIS Axel Munthe di Anacapri, istituto che comprende tutte le scuole superiori dell’isola di Capri (Alberghiero a Marina Grande, Liceo Classico alla Certosa di Capri e Professionale per il Commercio ad Anacapri), per sei anni, ogni mattina, ho solcato il mare partenopeo per raggiungere la mia sede di lavoro. Sveglia alle 6 e da Castel Volturno (Pinetamare) raggiungevo Napoli per prendere il primo aliscafo in partenza alla 7,10 dal Molo Beverello. Sbarcato a Marina Grande alle 8 circa, salivo ad Anacapri con un mezzo pubblico che mi lasciava venti minuti dopo in piazza Vittoria. Pochi passi ed eccomi a scuola, impegnato fino al pomeriggio, per poi intraprendere il percorso inverso fino a casa.

Nei miei viaggi ho conosciuto tante persone che come me si recavano sull’isola per lavoro: operai, docenti, medici, cuochi, camerieri… tutti pendolari che operavano a Capri e che, oggi come allora, contribuiscono non poco all’economia locale. Tra i compagni di viaggio c’era anche il direttore di uno dei più prestigiosi hotel di Anacapri, un albergo a 5 stelle superior con tanto di centro benessere, piscine e ristorante stellato, il quale, venuto subito a conoscenza che presto avrei lasciato l’isola perché trasferito – su mia richiesta – all’Istituto Tecnico di Scampia a Napoli, mi disse che mi avrebbe invitato a cena per un saluto.

C’è da dire che da quando lavoravo a Capri, ogni fine agosto ero solito trascorrere insieme a mia moglie una settimana di vacanza ad Anacapri (lo facciamo ancora adesso) per incontrare i tanti amici isolani. In uno di questi soggiorni, e precisamente nell’ultimo anno di presidenza all’Axel Munthe, il direttore mi telefona e, come promesso, ci invita per la sera.

tavoloAppena giunti, dopo il saluto e l’aperitivo, il direttore ci accompagna al ristorante, situato su una magnifica terrazza all’ultimo piano dell’albergo con una vista mozzafiato sul golfo di Napoli e con veduta notturna di Anacapri. I tavoli, impeccabilmente apparecchiati su candide tovaglie, erano tutti occupati da commensali ospiti dell’hotel, in prevalenza persone di una certa età. Alcuni di questi accompagnati da una bella ragazza o da un prestante giovanotto. Ci sediamo e notiamo la presenza costante di due camerieri accanto ad ogni tavolo, compreso il nostro. Premurosi, ci porgono due liste, e come spiega il maitre, una è per la scelta dell’acqua da bere e l’altra con l’elenco dei vini con i quali desideriamo pasteggiare.
Sul menu leggiamo solo nomi di fantasia che facciamo fatica a tradurre in termini culinari. Per fortuna, sempre il maitre con puntuale solerzia ci illustra ingredienti e preparazione. Le pietanze, elaborate con una mescolanza perfetta di sapori, sono presentate in modo tale de sembrare delle piccole opere d’arte, le cui cornici sono i piatti di portata, sempre diversi nella forma, la misura e il colore. Il tutto allo scopo di realizzare coerenza cromatica con il cibo. La scelta, pur non essendo molto vasta è piuttosto varia. Ricevute le opportune e preziose delucidazioni, optiamo per un antipasto di fritturine all’italiana, paccheri all’astice e, a seguire, filetti di cernia con contorno di verdurine e parmigiana di melenzane in bianco. Il dessert che chiude la nostra cena è una millefoglie ‘destrutturata’ (come riporta il menu) con fragoline di bosco. Il pane che accompagna la nostra cena è stato preparato da loro, in parte speziato e altro di colore nero, perché con farina e carbone. I vini eccellenti e le acque gradevoli. Alla fine non manca il canonico, classico e napoletanissimo caffè.

chefA conclusione della cena si presentarono al nostro tavolo il direttore con lo Chef accompagnato dallo staff di cucina (vice chef, cuochi e collaboratori), che nel salutarci ci chiesero se tutto era stato di nostro gradimento. Inoltre, lo Chef, tedesco, avendo saputo che ero il preside dell’Istituto Alberghiero di Capri, ci tenne a conoscere il mio parere sulla sua cucina. Naturalmente, mi complimentai con lui per la cena di gran classe. Non gli rivelai, però, che, data l’infima quantità delle porzioni, che non avrebbero soddisfatto nemmeno il buon Cucciolo, il nostro stomaco languiva per l’appetito non completamente appagato. Problema che mia moglie ed io risolvemmo successivamente lungo le vie di Anacapri.

Nell’accommiatarci, per soddisfare una mia curiosità, come faceva Totò in un suo film in compagnia di Peppino, stante l’amicizia, mi spinsi a chiedere al direttore quanto avremmo speso per una cena come quella che ci era stata offerta. Mi rispose che il conto sarebbe stato intorno ai 250 euro a persona, vino escluso. Quindi, in due, avremmo speso ben oltre i 500 euro. Non ricordo, oggi, il prezzo delle singole pietanze, ma di una me ne rammento: (dal menu) 31 euro per un uovo alla coque, va da sé, opportunamente elaborato. So anche che in alta stagione il prezzo di una camera con prima colazione supera i 500 euro a notte. E a febbraio è già è tutto prenotato per l’estate successiva.

Il mondo va così, c’è Bottura e c’è Ermes. Entrambi soddisfano una parte di esso e in fondo non è arduo affermare che l’uno si compensa e si completa con l’altro.

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2 thoughts on “Metti una sera a cena

  1. caro Mimmo, ho passato ormai una vita, spero onestamente e con un grande interesse per la cultura. Però stasera farò fatica a prender sonno : non so chi siano questi signori Bottura ed Ermes. Tu sei stato fortunato per la tua attività professionale , ma io non ho quelle cifre che dichiari per poterli andare a conoscere. Come si dice “me ne faro’ una ragione” cordialmente

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