Gazebi e cravatte

di mimmo

pdArchiviato il referendum costituzionale, la prossima chiamata alle urne saranno elezioni in cui si scelgono i rappresentanti dei cittadini, siano essi locali, regionali o nazionali. Indipendentemente dalle leggi elettorali che sosterranno le varie chiamate al voto, quello che mi sembra interessante è la selezione dei candidati che formeranno le liste delle varie formazioni politiche. C’è chi li sceglierà nel chiuso delle segreterie di partito e chi invece ricorrerà ancora una volta alle primarie. Chi si serve di questo metodo non perde occasione di menarne vanto, quasi a voler sottolineare lo spirito democratico che le caratterizza.
Ma è stato sempre così? le primarie sono state sempre un metodo cristallino di autentica espressione della volontà popolare? Tanto è stato già detto, ma io vorrei ritornarci ora, a mente fredda, per provare a ragionarci su, affinché la riflessione di oggi possa essere utile per domani. Perché, se è vero che bisogna definire regole più stringenti, esse vanno introdotte lontano dagli eventi.

Ma, al fine di inquadrare il problema nella giusta luce, ripercorriamo cosa è accaduto nel recente passato in occasione di primarie, per lo più caratterizzate da polemiche, sospetti di brogli, denunciate irregolarità, verbali incongruenti o smarriti, accuse di voti comprati o estorti, truppe cammellate, liti da comari, abbandoni, ricorsi alla Procura della Repubblica… Vale a dire tutto ciò che ha fatto dubitare tanti elettori sull’opportunità di tenerle.
Per evitare di buttar via il bambino con l’acqua sporca, diciamoci subito che le primarie sono uno strumento importante, soprattutto in presenza di una legge elettorale che non consente di poter scegliere appieno i propri rappresentanti. E lo sono anche per individuare la classe dirigente di un partito. Perciò esse vanno mantenute e difese, anche se necessitano di una messa a punto.
Naturalmente, quando parliamo di primarie il pensiero va al Partito democratico e all’area di centrosinistra, che sono gli unici che le fanno. E dal momento che solo chi fa può sbagliare, cerchiamo di analizzare quanto accaduto fino ad oggi, non per mettere il dito nella piaga, ma con lo spirito di guardare in faccia quelle negatività che offuscano un prezioso strumento di democrazia partecipativa e fare in modo che, in futuro, protagonista delle consultazioni popolari sia solo e soltanto il suffragio popolare.

primarie-pd-napoli-2016-suore-638x425Già nel 2011, a Napoli, per scegliere il candidato sindaco tra Andrea Cozzolino e Umberto Ranieri, le consultazioni furono annullate per presunti brogli e voti pagati, oltre a sospette infiltrazioni della malavita organizzata.
Un anno dopo, a Palermo, nel quartiere Zen, per scegliere il candidato sindaco, una donna fu sorpresa nei pressi di un seggio che “regalava” l’euro di sottoscrizione ad alcuni elettori. Vinse Fabrizio Ferrandelli, ex Italia dei Valori, che superò Rita Borsellino per una manciata di voti. Seguirono feroci polemiche e un’indagine della Procura.
Sempre nel 2012, a Brindisi, si svolsero le consultazioni per formare le liste da presentare alle successive elezioni politiche. Trenta scrutatori furono denunciati per aver cercato di alterare il risultato finale, accusati di aver trascritto nei registri i nomi di alcuni cittadini che non si sarebbero mai recati al seggio. Ciò nonostante un numero di altrettante schede risultarono presenti nell’urna.
Anche nel 2013, in occasione dell’elezione di Renzi alla segreteria del Pd si verificò un episodio piuttosto strano: un uomo, rosticciere disoccupato, denunciò una presunta compravendita di voti, sostenendo di essere stato contattato da un cliente della rosticceria dove aveva lavorato, pronto a offrirgli 50 euro in cambio del voto a Renzi. La cosa sembrò poco credibile, ma il rosticciere presentò comunque un esposto all’autorità giudiziaria. Non sono ancora stati chiariti i termini della vicenda e se vi potrebbero essere stati casi analoghi di corruzione.
Nello stesso anno, in occasione della scelta del candidato sindaco di Roma non mancarono accuse di voto di scambio. Si parlò di 10 euro regalati ad alcuni rom per esprimere la propria preferenza a Ignazio Marino. La vicenda è stata di recente ricordata da Matteo Orfini, il quale commentando i dati delle ultime primarie romane, ha detto: «La volta scorsa c’era il Pd delle truppe cammellate e delle file di rom, questi invece sono dati veri di un partito vero». Perché mai questa denuncia, Orfini, non l’avesse mai fatta prima non l’ha spiegato.
A Diamante, centro balneare in provincia di Cosenza, famoso per i suoi murales, nel 2014 si tennero le primarie per scegliere il candidato alla Segreteria regionale del Pd e in dodici ore votarono 1.567 elettori, 1.512 dei quali espressero la loro preferenza per uno stesso candidato. Quello che stupì fu la straordinaria velocità delle operazioni: votò un elettore ogni 27 secondi. Ora, tenuto conto del tempo che occorre per l’identificazione dell’elettore e il tempo per esprimere la preferenza, qualche dubbio sulla legittimità della consultazione non sarebbe campata in aria.
Cinesi, sudamericani, rom, marocchini, noti elettori del centrodestra, tutti folgorati dall’offerta politica del Pd ligure, parteciparono alle primarie per la designazione del candidato governatore alle elezioni del 2015. Vinse Raffaella Paita, poi sconfitta da Giovanni Toti di Forza Italia. Sergio Cofferati, antagonista della Paita, non riconobbe l’esito della consultazione denunciando gravi violazioni delle regole e inquinamento del voto da parte della Destra locale.
gazebi-cinesiAnno 2016. A Napoli, per la scelta del candidato sindaco si afferma Valeria Valente su Antonio Bassolino con uno scarto di 452 preferenze. Bassolino fa ricorso per presunte irregolarità documentate da un video di Fanpage, ma gli organismi di controllo e dirigenti del partito confermano il risultato. Sempre per la scelta del candidato sindaco, a Roma c’è il sospetto che qualcuno abbia infilato nell’urna un congruo numero di schede bianche allo scopo di mostrare una partecipazione più ampia e a Milano numerosi cinesi hanno sentito il bisogno di esprimere la loro preferenza, addirittura montando in strada un gazebo per fornire istruzioni ai loro connazionali decisi a partecipare alla consultazione.

Ripeto, quest’elenco non vuole essere una ulteriore denuncia di quanto è già stato censurato in tutte le salse. Sarebbe pleonastico. Esso vuole solo rappresentare una base di riflessione finalizzata a stimolare l’allestimento di una regolamentazione seria, magari anche con norme legislative che rendano le primarie diafane e attraenti. Così come le considerarono quei 3.800.000 cittadini che nel 2005, alla prima prova popolare, andarono al voto per scegliere Romano Prodi candidato premier. Se invece tutto resta come prima, la disaffezione degli onesti è assicurata, e le primarie saranno solo una foglia di fico.

Ci sarebbe da parlare anche di primarie del centrodestra e del M5Stelle, ma non ne vale la pena. Berlusconi, Salvini e Grillo saggiano e sostituiscono i loro candidati così come si cambia una cravatta allorquando non si abbina bene con il colore dell’abito e della camicia, producendosi in consultazioni stravaganti e grottesche. Se il Pd si può criticare per la debolezza delle regole, costoro mettono in scena una buffonata.

Lasciamo pure liberi i partiti di fare o non fare le primarie, ma se decidono di farle sarebbe opportuno che fossero regolate da un’apposita legge che ne detti norme e sanzioni per chi non si attiene ad essa.
E questa legge va fatta ora.

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