La tombola napoletana

di mimmo

smorfia_tabellone-600x360Nel periodo che va da Natale all’Epifania nella casa del nonno Mimì si giocava a Tombola. Questo gioco oggi mi annoia,ma a quei tempi mi divertiao moltissimo, forse perché costituiva un gradevole diversivo o, molto più probabilmente perché in via Monteoliveto partecipavano al gioco due comari molto vecchie: le comari fasciste, le chiamavano.
Si diceva che queste due vecchiette, una magra e alta, l’altra più bassa e ingobbita, fossero parenti strette di un’autorità locale del Partito Fascista e, pertanto, “convinte” fasciste. Nel gioco della tombola, per l’estrazione dei numeri, i partecipanti si avvicendano uno dopo l’altro. Quando toccava estrarre i numeri alla comare magra e alta era uno spettacolo divertentissimo. Ad ogni numero associava il nome che la smorfia gli attribuiva recitandolo in stretto dialetto napoletano e con l’aggiunta di sue personalissime e improvvisate considerazioni che quasi sempre riguardavano i presenti tra ammiccamenti, sottintesi e allusioni. In quella tornata, controllare i numeri estratti e smarcarli sulle proprie cartelle con fagioli e cocci di terracotta ricavati da piatti rotti, era difficilissimo proprio a causa delle risate grasse e piene. E non era raro che inconsulti movimenti dovuti al ridere scomposto provocavano il “terremoto” del tavolo con conseguente scombinamento delle pietruzze sistemate sui numeri delle cartelle. La regolarità del gioco era molto reprensibile, ma il divertimento era lacrimevole.

Questo ricordo è tratto dal mio “FotoNote”, che, come recita il sottotitolo è la “Ricostruzione di fatti e avvenimenti, personali reminiscenze e libere digressioni. Poi riflessioni e curiosità, aneddoti, note semantiche e abusate citazioni”.

Durante il regno di Carlo III di Borbone, a Napoli il gioco del lotto era vietato. Ma il sovrano, allo scopo di procurare alle casse del Regno ulteriori introiti, decise di renderlo legale e di gestirlo direttamente. Un frate domenicano, però, tale Gregorio Maria Rocco, ritenendolo amorale e ingannevole, si oppose con decisione. Ne nacque una vivace disputa, ma alla fine il monaco dovette cedere al volere del re, a patto però che nella settimana delle festività natalizie il gioco venisse sospeso affinché la gente potesse dedicarsi completamente alla preghiera e alle funzioni religiose. Il popolo, però, non aveva alcuna intenzione di rinunciare al diletto, anche perché ognuno sperava di poter raggranellare qualche soldo attraverso il gioco. Fu così che qualcuno pensò di introdurre in un “panariello” di vimini quadrelli di legno numerati da 1 a 90 e disegnare delle cartelle con i rispettivi numeri, con le quali giocare all’interno delle proprie abitazioni insieme a parenti e amici. Era il 1734.
Il nome tombola deriva dalla forma cilindrica del pezzo di legno dove è impresso il numero e dal rumore che questo produce quando dal “panariello” cade sul tavolo. Infatti, dal dizionario Treccani apprendiamo che il termine “tombolo” ha un doppio significato: cuscino cilindrico e caduta rovinosa.

Per rendere il gioco più dinamico e divertente, ai 90 numeri furono attribuiti significati diversi, che nella tombola napoletana sono quasi tutti allusivi e talvolta apertamente scurrili. Il gioco diventa particolarmente divertente quando chi detiene il “panariello” è colui o colei che attraverso il susseguirsi dei numeri estratti riesce a confezionare una storia che coinvolge i presenti. Non mancano allusioni e doppi sensi, talvolta esplicite espressioni, ma mai si ha la sensazione di cadere nella volgarità.

tombolavajassa-300x200Molto diffuse, a Napoli, erano le tombolate dei “femminielli”. La chiamavano “Tombola Vajassa”, alla quale potevano partecipare solo donne e transessuali. Gli uomini potevano assistervi, ma senza interferire. La tombolata, fatta di battute scurrili e allusioni sessuali dava luogo a una storia ironica e canzonatoria. Essa era ritenuta come un rito beneaugurante, perché nella cultura popolare l’omosessuale rappresentava qualcosa di magico, avendo in sé entrambi i sessi, e puntualmente la combinazione di alcuni numeri veniva giocata al lotto dai presenti. In genere, chi estraeva i tomboli dal “panariello” non ne pronunciava il numero, ma solo il significato ad esso attribuito dalla smorfia. Naturalmente, tutti i giocatori ne intuivano il numero corrispondente e lo smarcavano con fagioli, ceci o pezzi di coccio.

Ma vediamo quale significato hanno i numeri della tombola e come venivano enunciati nel dialetto partenopeo:

1L’Italia
2‘A piccerella (la bambina)
3 Liévate d’o sole (alludendo al gatto)
4 Puorco chi ‘o tira, fetente chie ‘o mette (il riferimento è al maiale: maiale è chi estrae il numero e maiale è chi lo smarca sulla cartella)
5‘A mano (la mano)
6Chella che guarda ‘nterra e nun piglia sole (organo sessuale femminile)
7 ‘A scuppetta (il fucile)
8‘A Maronna (la Madonna)
9‘A figliata (la figliolanza)
10‘O ciuccio llà mmiezo (l’asino in mezzo al campo)
11‘E surice (i topi)
12 – ‘E surdate (i soldati)
13 – Sant’ Antonio
14 – ‘Mbriàcate e va te cocca (Ubriacati e va a dormire)
15‘O Rre Pipì (Il re della pipì, con riferimento al bambino di pochi anni)
16 ‘O culo (il deretano)
17 ‘A risgrazia (la disgrazia)
18‘O sango… avita jettà (Il sangue dovete buttare, cioè dovete morire di morte violenta)
19‘A resata (la risata)
20 ‘A festa (la festa)
21‘A femmena annura (la donna nuda)
22‘O pazzo (il pazzo)
23‘O scemo (lo scemo)
24 ‘E gguardie (le guardie, la polizia)
25Natale
26Nanninella (diminuitivo del nome Anna)
27‘O cantero (il vaso da notte)
28‘E zzizze (il seno femminile)
29‘O pate de criature (organo sessuale maschile)
30 ‘E palle do’ tenente (l’ernia del tenente) e puntualmente c’è sempre chi risponde: tu ‘e sciacque e je tenghe mente (tu le lavi e io ti osservo)
31‘O padrone ‘e casa (il proprietario di casa)
32 ‘O capitone (l’anguilla grande, che è d’uso mangiare nel cenone della vigilia di Natale)
33 L’anne ‘e Cristo (l’età di Gesù Cristo quando fu crocifisso)
34 ‘A capa (la testa)
35 Zuì, zuì, l’aucelluzze (il verso dell’uccellino)
36 ‘E castagnelle oppure ‘o castagnare (le nacchere o il venditore di caldarroste)
37 ‘O munacielle (il frate)
38 ‘E mmazzate (le percosse)
39 ‘Nganne e ‘nculo è una mesura (la corda, sia avvolta intorno al collo che infilata nell’ano, è sempre dolorosa)
40‘A paposcia (l’ernia)
41 ‘O curtiello (il coltello)
42‘O ccafè è bbuono (il caffè è buono)
43 ‘Onna pereta in barcone (Una donna grassa e allegra affacciata al balcone)
44‘E cancelle (il carcere)
45 ‘O vino (il vino)
46‘E denare (il denaro)
47‘O muorto (il morto)
48‘O muorto ca’ parla (il morto che viene in sogno e parla)
49‘O piezzo ‘e carne (il pezzo di carne)
50 Pane e pacienza (per vivere bene occorre il pane e la pazienza)
51‘O ciardeiello ‘e mammà (il giardino della propria mamma, inteso come casa natia)
52 Mammà cacaje ‘o cazzo a papà (mamma infastidì papà)
53‘O viecchio (il vecchio)
54‘O cappiello (il cappello)
55‘A musica (la musica)
56 ‘A caruta (la caduta)
57‘O scartellato (il gobbo)
58 Mammeta ‘int’o paccotto (tua madre dentro un pacco regalo, cioè un bel regalo confezionato in un pacco)
59‘E pile (i peli del corpo)
60 Si’ ssante! (sei un santo!, cioè una brava persona)
61 ‘O cacciatore (il cacciatore)
62 ‘O muorto acciso (il morto ammazzato)
63 ‘A tene cavera e pelosa (la sposa vergine)
64 ‘A sciammeria (la marsina)
65 Chiagneva Lucia (il pianto, con riferimento a Santa Lucia)
66‘E zetelle (le due zitelle)
67 ‘O totano int’ ‘a chitarra (7 è il totano che entra nel 6 che ha la forma di una chitarra)
68 ‘A zuppa cotta (la minestra)
69 ‘O sott’e ’ncoppe, comme ‘o gire e comme ‘o vuote, sempe 69 è (il sottosopra, comunque lo rigiri, sempre 69 è)
70 ‘O palazzo (il palazzo)
71 L’ommo ‘e merda (l’uomo senza princìpi, un uomo da niente)
72 ‘A meraviglia (la meraviglia)
73 ‘O spitale (l’ospedale)
74 ‘A rotta (la grotta)
75Pullecenella (Pulcinella)
76 ‘A funtana (la fontana)
77 – ‘E riavulille (i piccoli diavoli)
78‘A bella figliola (la bella ragazza)
79 ‘O mariuolo (il ladro)
80 ‘A vucchella (la boccuccia)
81 Scappa ‘o nievero e te va nculo (Attenzione che la cattiva sorte colpisce te)
82 ‘A tavula apparicchiata (la tavola imbandita)
83 ‘O pirite (il peto, inteso anche come tuono annunciatore di cattivo tempo)
84‘A chiesa (la chiesa)
85Ll’aneme ‘o priatorio (le anime del purgatorio)
86‘A puteca oppure ‘o putecare (il negozio o il negoziante)
87 ‘E perucchie (i pidocchi)
88‘E cacecavalle (i caciocavalli, dalla forma dell’8)
89 ‘A femmena cu’ ‘e baffe (la donna baffuta)
90 ‘A paura (la paura)

Ora che sapete tutto, non mi resta che auguravi

buon-natale-2Buona Tombola e soprattutto Buona Digestione.

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