L’opposizione alle cose e la posizione sulle cose

di mimmo

protesta_m5s_casapound_matteoderrico1Parlare dei 5Stelle, francamente, è diventato pleonastico e noioso. Ma non ci si può esimere perché i grillini restano pur sempre un partito importante, per numero di consensi e capacità di fare ammuina. Il motivo del loro successo è nella stanchezza di alcuni italiani, che stufi di avere a che fare con una classe politica incapace e truffaldina hanno scelto il male minore, preferendo gli incapaci agli imbroglioni. È una scelta che apparentemente sembra giusta, ma di fatto reazionaria. Infatti, questa posizione fino a oggi non ha portato da nessuna parte, perché avere mani immacolate ma tenute gelosamente in tasca non dispone al cambiamento, tant’è che da quando i grillini sono in politica, sostanzialmente nulla è mutato. Il loro grido di guerra è “onestà, onestà!”, anche se poi quell’onestà tanto decantata e reclamata è spesso vacillante. Sì, è vero, nel momento in cui il pastore si accorge che qualcuno si comporta da pecora zoppa, lo allontana dal gregge, ma resta il fatto che in quell’insieme ci era entrato. Si dirà che questo accade, e spesso in maniera più grave, anche negli altri partiti e che non è possibile sapere tutto di tutti preventivamente, ma è innegabile che la selezione della classe politica nel M5Stelle è fallace come un colabrodo. Ma questo a Grillo poco interessa, importante è allinearsi ed eseguire i suoi ordini.
Ma allora perché gli elettori insistono tanto nel dare il proprio consenso a un partito che in più di un’occasione ha dimostrato scarsa democrazia interna, assenza di progettualità e inadeguatezza a proporre soluzioni percorribili?

trumpPer la verità, quanto accade in Italia non si discosta da ciò che sta avvenendo in altre parti del mondo. Trump negli Stati Uniti, ma anche Putin e Marine Le Pen. Poi Erdogan, Orbán, Kaczyński. Tutti leader dal senso democratico inversamente proporzionale ai consensi incassati. Forse la risposta è nel recente sondaggio realizzato da Demos&Pi per Repubblica, dal quale si evince che 8 italiani su 10 sono convinti che solo un uomo forte al potere sia in grado di farci uscire dalle angustie. Cioè, gli italiani (ma evidentemente anche altri) non credono più nella democrazia come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, in quanto convinti che le decisioni prese all’interno di consessi democratici non incidono in maniera efficace sul contesto sociale. Il caso della Grecia di Tsipras o alcuni referendum in Italia, disattesi o aggirati, ne sono un esempio.
Non è un mistero che, spesso, le decisioni prese dal popolo o dai suoi rappresentanti (quando questi sono veri rappresentanti e non scelti dalle segreterie di partito) sono bloccate da trattati internazionali oppure annacquate dall’ingerenza delle istituzioni finanziarie, intralciate dagli interessi dei mercati, condizionate dalle direttive europee, osteggiate dalla prepotenza delle multinazionali. Pertanto, avvertita la sensazione – ma forse è meglio dire la percezione – che il cràtos non appartiene più al démos, tanto vale affidarsi a forme di gestione governativa muscolose e decise. Una situazione che il politologo britannico Colin Crouch ha definito “postdemocrazia”, cioè un sistema regolato da norme democratiche, il cui governo però è subalterno a lobby di natura diversa, le quali si servono dei mass media per condurre il consenso popolare nell’alveo dei propri interessi. In buona sostanza, siamo in presenza di una nuova forma di oligarchia.

beppe-grillo-a-napoliDa qui il ricorso ai cosiddetti “uomini forti”, pronti a rappresentare l’insoddisfazione diffusa e le frustrazioni moleste. Essi si presentano con atteggiamenti dediti alla violenza verbale, al disprezzo per l’avversario, all’insulto facile. Poi annunciano provvedimenti miracolosi, salvo poi verificare che si tratta di proposte irrealizzabili. E se passano dalle parole ai fatti, generano più problemi di quelli che vorrebbero risolvere. Mostrano più muscoli che cervello. Ma sono muscoli di cartone e furbizia da imbonitore, non certo energia creativa e intelligenza politica. A questo punto, ricordare che la storia ci ha insegnato che in molti casi situazioni di questo tipo sono state il terreno di coltura del dispotismo nelle sue forme più diverse, non è vano. E ancor meno esagerato.

Viene da chiedersi: ma la parte illuminata della società che fa? quegli uomini e donne che in passato hanno indirizzato le masse verso il progressismo, dove sono? perché la loro voce è così flebile? perché quella parte della società più maltrattata, anziché limitarsi a un voto di protesta, non si ribella? Soprattutto, la Sinistra dove sta? perché continua a proporre ricette indistinte?
Purtroppo, con il crollo del muro di Berlino non sono svanite soltanto le ideologie, ma la ragion d’essere, o se volete la mission, di una filosofia di Sinistra. Sì, filosofia, che come ideologia è diventata una parolaccia, mentre il “vaffanculo” ha assunto dignità di programma politico. “Destra e Sinistra sono superate” ci dicono i Demostene del Bar Sport. E in molti ci credono o fingono di crederci, perché conviene di più cavalcare il qualunquismo imperante. Ma come negare che la visione del mondo non è la stessa per tutti? e che in quella visione c’è il nostro modo di pensare e di agire, di gioire e di soffrire. Ed è lì tutto il senso della nostra esistenza, in particolare nell’ambito del tessuto sociale in cui agiamo. Chi parteggia per una determinata componente sociale piuttosto che un’altra fa una scelta di campo ben precisa. Dopo di che, si può definire in qualsiasi modo, Destra o Sinistra che sia, ma il modo di essere e di fare resta. Con tutte le conseguenze del caso. In alternativa c’è il qualunquismo, o per usare un termine più moderno e con maggiore appeal, il “paraculismo”. Insomma, tradotto in soldoni, scegliere di esentare dalla tassa sulla casa tutti i proprietari non è la stessa cosa che farla pagare a ricchi e benestanti ed esonerare tutti gli altri. La prima è una filosofia che strizza l’occhio alla Destra, la seconda è una scelta di Sinistra. E che dire dell’annullamento di alcuni diritti dei lavoratori? è forse un modo asettico di concepire i rapporti sociali?

Grillo, armiamoci e partite è motto dei 'bravi ragazzi' PdSe l’antico sogno socialista è svanito, in cosa deve credere un progressista del XXI secolo? Ahimè, oggi anche chi è convinto dell’esigenza di una Sinistra moderna rimane disorientato se questa si presenta tanto polimorfa quanto indefinita. C’è la Sinistra leopoldina di Renzi, l’attendista di Bersani, la narrativa di Vendola, separatista di Fassina, incomprensibile di Civati, nostalgica di Ferrero, casalinga di Cofferati, teorica di Barca, servile di Orfini, tentennante di Cuperlo, dispettosa di D’Alema, istituzionale di Boeri. Allora che fare? a chi rivolgere le proprie attenzioni? “Dagli anni novanta la sinistra pretende di sognare in proprio, mentre in realtà è il personaggio secondario di un sogno altrui” ha detto lo scrittore Nicola Lagioia. E forse, proprio in questa considerazione c’è tutta la crisi esistenziale di una filosofia politica che tanta influenza positiva, in passato, ha avuto nel mondo.
E mentre si teorizzano nuove forme di socialismo ci si dimentica di prendere le difese degli ultimi, di adoperarsi affinché le tasse siano pagate in proporzione alle ricchezze, di opporsi con determinazione alle ruberie dei politici e di avere una idea del futuro, nel quale, stante così le cose, si profilano crescenti incertezze per un’istruzione, una sanità e un’occupazione di massa.

Ed è in questo contesto, quindi, che una parte di cittadini, assumendo in sé la convinzione di essere in presenza di una forma di rappresentanza democratica inefficace, tende ad offrirsi all’uomo forte, che, quanto meno, fa da megafono alla sua rabbia. Il risultato è quest’onda di populismo selvaggio. Un’onda violenta, reazionaria, barbarica, senza sbocco alcuno e tendenzialmente fascista. Affidare a Trump, volgare miliardario e speculatore senza scrupoli, le speranze di un mondo migliore è illusorio e pericoloso. La stessa cosa vale per l’Italia se si affidano le aspettative di rinascita a Grillo, che non a caso, intervistato da “Le Journal du Dimanche”, ha affermato che la politica internazionale ha bisogno di statisti forti.
Ma il messaggio suo, tacitamente accolto dalla confraternita di sbandati che lo segue acriticamente, non ha nulla di costruttivo, non propone un progetto di governo praticabile, non si dispone a formare una classe dirigente in grado di sostituire quella attuale, tanto biasimata. E nemmeno fa riferimento a uomini o donne di prestigio che con loro potrebbero governare il Paese. L’esempio più eclatante è Roma, dove hanno portato in Campidoglio una sprovveduta signorina che fino ad oggi ha mostrato solo insipienza e soggezione.

buonapoliticaNo, a noi serve un partito in grado di migliorare la vita quotidiana di tutti, in particolare delle persone più esposte, rafforzarne i diritti, garantire lavoro e dare risposte trasparenti, rapide ed efficaci ai problemi quotidiani. E naturalmente promuovere la cittadinanza attiva, non attraverso il web, ma in luoghi dove la gente possa incontrarsi, dire la sua e affermarla guardando negli occhi l’interlocutore, non battendo le dita su una tastiera. La Rete deve rappresentare un valore aggiunto, non l’essenza della democrazia.
E ancor meno è utile puntare il dito contro tutti gli altri, rivendicando una verginità perduta da tempo. Il panorama politico italiano non si divide in due come una mela: da una parte i grillini e dall’altra i politicanti arraffoni. I partiti, nella loro diversità, sono portatori di idee e progetti e, per quanto invisi, non si possono considerare semplicisticamente associazioni a delinquere. Vanno criticati innanzitutto per le politiche che mettono in campo e subito dopo per lo spessore culturale di chi li rappresenta. Se poi dal loro interno emerge un delinquente, lo è in quanto soggetto individuale e non perché iscritto a un partito o a un altro. Questa è una norma che vale per tutti e non solo per il M5Stelle.

In cosa sperare, dunque? C’è solo una strada: una puntuale informazione e una maggiore cultura politica. Caratteristiche di cui difettano tanti elettori e molti eletti, ma che, rafforzate, aiuterebbero a migliorare l’intero quadro politico e a rendere più consapevoli posizioni e opposizioni. A cominciare dalla definizione di un parlamentare: “dirigente politico” e non “portavoce dei cittadini”.
Non è una questione da poco.

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