Gli attenzionati

di mimmo

giornaliÈ vero, il Movimento 5Stelle è sottoposto a un’attenzione mediatica superiore a tutto il resto della classe politica italiana. Nessuno, o quasi, parla dei guai del sindaco di Milano Sala o dell’inchiesta giudiziaria a carico del ministro Lotti. Sulla carta stampata ci sono più pagine dedicate alle polizze a favore di Virginia Raggi che ai vili e incivili provvedimenti di Trump. Poche righe per la proposta della signora Merkel che vuole un euro di serie A e uno di B e titoli cubitali per le chat della sindaca. A fronte delle notizie sui veleni interni al Movimento romano passano quasi inosservate le ignobili risoluzioni sui migranti scaturite dal vertice di Malta. È sufficiente che la Raggi si presenti in pubblico con un capello fuori posto e viene descritta come la Medusa mitologica con la classica capigliatura di serpi.
Tutto questo è innegabile…
Però … però se non c’è un complotto contro i grillini, allora una spiegazione di tanto accanimento ci deve pur essere.

logom5snuovoDopo aver dato vita al suo Movimento, nel quale ha inserito in maiuscolo e in bell’evidenza una “V”, iniziale del suo “vaffanculo”, assurto a programma politico, Grillo ha girato in lungo e largo l’italico territorio, isole comprese, in camper, in auto e a nuoto, per urlare in ogni piazza le malefatte della politica tradizionale, additandola come una casta chiusa su sé stessa e impermeabile alle istanze degli italiani perbene. Ha affermato in tutte le salse che dei politici non c’è da fidarsi e che bisogna affidarsi ai suoi “meravigliosi ragazzi”, semplicemente “portavoce dei cittadini”. Nelle Istituzioni, infarcite di ladri e imbroglioni, bisogna fare tabula rasa. Politici vecchi e nuovi, a qualsiasi partito appartengano, sono indegni della carica che rappresentano. “Larve ben pagate” li ha definiti. “Tutti a casa!” era ed è il suo motto. “Arrendetevi, siete circondati!”, è stata l’intimazione. “Onestà, onestà!”, è l’attuale grido di guerra.
Le primarie del Partito democratico? “Buffonarie”. Le sue “parlamentarie”, quirinarie” o “comunarie”? Un momento di alta democrazia diretta. Poi se per il Pd si recano ai seggi milioni di cittadini in carne e ossa e per le consultazioni grilline si registrano solo pochi migliaia di anonimi clic, che importa. “Noi siamo noi e voi non siete un cazzo!”

I suoi insulti sono stati a 360 gradi, a cominciare dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, definito “Morfeo”. Poi “Gargamella” per Bersani, “Ebetino” per Renzi, “Psiconano” per Berlusconi, “Salma” per Piero Fassino. Ma anche “Alzheimer” per Romano Prodi, e “Rigor Montis” per Mario Monti. Walter Veltroni è “Topo Gigio” ed Elsa Fornero diventa “Elsa Frignero, mentre Pierferinando Casini è l’ “Antony Perkins delle vecchie mignotte”. E, per colmo di stile, Giuliano Ferrara è un “container di merda liquida” e un “buco senza ciambella” Niki Vendola.
Per Grillo, Alemanno è diventato “Aledanno”, Pisapia “Pisapippa”, Marchionne “Marpionne”, Formigoni “Forminchioni”, Veronesi “Cancronesi”. Maurizio Gasparri è una “fattucchiera” e Maurizio Lupi è la “figlia di Fantozzi”. Mariastella Gelmini si trasforma in “Enterogelmini” e Renato Brunetta lo ha accodato ai 7 nani col nome di “Brunettolo”. Tutto questo, senza contare i volgari apprezzamenti su Rosy Bindi e l’epiteto di “vecchia puttana” indirizzato a Rita Levi Montalcini, centenaria e premio Nobel.
Ma nemmeno migranti e gay sono stati risparmiati: per primi parole dure e ostilità, per i secondi dileggio e ostracismo.
Un capitolo a parte è stato dedicato ai giornalisti: cerimoniosi, mercenari e bugiardi. Tutti? Tutti! Nessuno escluso? Nessuno! Quelli della tv sono sagome che si agitano dietro lo schermo e quelli della carta stampata pennivendoli al soldo dei poteri forti. Tutti: “servetti del potere”. Tutti incapaci di descrivere la realtà. La sua realtà. In grado, secondo lui, di saper scrivere solo “articoli meravigliosi sulla Raggi che ha i peli sulle gambe”. Francamente, dell’eventuale calugine residente sulle gambe della sindaca non ci interessa, ma se i magistrati hanno il sospetto che di “peli” ne ha fuori e dentro l’uovo, qualcosa bisognerà pur dirlo.
gramelliniPoi, con volgare ingegno, il Piergiuseppe nazionale un giorno istituì sul Sacro Blog uno spazio additatorio e intimidatorio dedicato al “giornalista del giorno”, colui cioè che si permette di muovere una qualsivoglia critica ai 5Stelle. Perché ogni appunto, ogni addebito, ogni accusa al grillino in quanto tale è per definizione infondata. Bufale. Fake. Calunnie. Insomma, l’unica fonte di informazione degna di questo nome la fornisce solo la sua pagina web, anche se infarcita di inserzioni pubblicitarie a pagamento. Via, lo sappiamo che tutti gli altri siti di partito non fanno réclame commerciale, ma quello è un servizio in più, si tratta di consigli per gli acquisti.

Arrivarono in tanti a Montecitorio e palazzo Madama. E vi entrarono con trombe e grancasse affermando fieri e altezzosi che non avrebbero tollerato nessuna moglie di Cesare se chiacchierata. E tuttora non fanno altro che autoproclamarsi unici moralizzatori della politica e primi paladini della democrazia. Chi non ricorda quella foto che dai banchi della Camera mostrava una scatola di sardine aperta a rappresentare la missione alla quale si erano votati?
Da noi “uno vale uno”, dicevano. Per la verità, oggi lo dicono un po’ meno perché ormai è chiaro a tutti che di “Uno” ce n’è uno soltanto. E vale per tutti. Vedono pagliuzze, bastoni e travi negli occhi degli altri e quando queste fuoriescono dalle loro orbite gridano al complotto o alzano l’asticella delle regole morali. Quello che valeva per gli altri prima, ora per i soci onorari non vale più. “Noi andiamo avanti”. E se c’è all’interno qualcuno che fa obiezioni? “fuori dalle palle!”.

In Europa vanno con gli euroscettici dell’Ukip. Poi Grillo decide che è meglio andare con i convinti europeisti dell’Alde. Ma quando questi gli chiudono la porta in faccia non fa una piega. Ordina il dietrofront e rispedisce tutti da Farage. Doppia giravolta carpiata in avanti e indietro. E se qualcuno non ci sta? Semplice, paga pegno: 150.000 euro e amici come prima.
L’avesse fatto il Partito democratico non sarebbe bastata tutta la via Appia antica per esporli al pubblico ludibrio.

raggi-figlioDa consigliera comunale, Virginia Raggi, insieme ai suoi colleghi, crocifisse una persona perbene come l’ex sindaco Marino per inezie e oggi, a fronte di accuse gravissime e comportamenti non ortodossi, pretende un salvacondotto morale sulla parola.
Come una Cornelia qualsiasi, dopo aver esposto il proprio figlioletto ai flash e alle telecamere di tutto il mondo, pretende che venga salvaguardata la sacralità della sua vita privata. Ma poi quando Salvatore Romeo, “a sua insaputa”, le intesta una polizza di 30.000 e una da 3.000 euro motivando la scelta come affettiva, anziché saltargli addosso, addentarlo come il conte Ugolino e sollevare la bocca dal fiero pasto solo per gridargli in faccia che questo le crea, nel pubblico, un potenziale conflitto di interessi e che, nel privato, non avendo con lui nulla da spartire non gli è permessa tanta confidenza, lei risponde seraficamente che il pretenzioso Romeo sarà contattato dai suoi avvocati. Chissà se la leggiadra Virginia ha capito che qui non si tratta di una banale lite di condominio, ma di una questione tra il personale e il politico di rilievo enorme.
Lamenta disturbo per il gravoso compito di sindaca di un’importante capitale europea e poi discute di nomine amministrative su WhatsApp, così come un’adolescente cazzeggia con il suo smartphone. Si crea nemici di ogni sorta, dentro e fuori il suo partito, dentro e fuori il Campidoglio, e poi si duole di essere osteggiata da tutti.

di-maioProsopopea. O, se volete, supponenza quella che trasuda dalle parole di questa signorina scaraventata – non certo a sua insaputa – in una situazione più grande di lei. La stessa altezzosità dei Di Maio e i Di Battista, pronti a blaterare contro gli altri appena Mangiafuoco gli dà il via libera. Pronti ad esprimere tutto il disprezzo grillesco verso il “resto del mondo”. Perché la Politica, tutta la Politica, è Casta. Soltanto Casta.
E con puntuale sfrontatezza, è proprio Di Maio che pretende le scuse dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti per quanto pubblicato sulla stampa sul caso Roma, perché, a suo dire, sono state dette e scritte solo menzogne. Vede, signor-portavoce-dei-cittadini, nonché vicepresidente della Camera, l’auto-assoluzione non esiste in giurisprudenza, non è credibile in politica e non è prevista nemmeno nella vita di tutti i giorni. Intanto che aspettiamo per capire bene cosa è accaduto tra Raggi, Marra, Romeo e chissà chi, lei potrebbe invitare Grillo a chiedere scusa per le stupidaggini e gli insulti scritti sul suo blog e urlate nelle piazze.

Concludendo, a fronte di tutte le possibili ragioni che potrebbe avere l’intera galassia pentastellata per l’eccessivo attenzionamento critico, bisogna considerare l’atteggiamento protervo e offensivo a cui è dedito il mondo a 5Stelle.
Pretendere quindi un’ecumenica altra guancia, sembra decisamente troppo. In questi casi, l’umana reazione è quasi sempre uguale e contraria. Forse eccessiva, forse adeguata, ma parlare di complotto è semplicemente ridicolo.

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