Essere o dover essere

di mimmo

faboSono passati solo alcuni giorni e l’eco della dipartita di Dj Fabo sembra già sopito. Giornali e tv non ne parlano più. Tutto scorre. Panta rei diceva Eraclito. Panta rei canta Francesco Gabbani nella sua “Occidentali’s Karma”, con la quale ha vinto il festival di Sanremo. Dal sacro al profano il concetto regge. L’incipit della canzone del simpatico cantautore recita così: “Essere o dover essere / Il dubbio amletico”, che pensando alla triste vicenda del giovane Fabo fa riflettere.
Ma se tutto scorre sui media, c’è qualcosa che a me è rimasto dentro, come l’effetto di un pugno nello stomaco, un senso di nausea provocato dalla vergogna di appartenere a uno Stato governato da un Parlamento che ancora una volta non si occupa né si preoccupa dei suoi cittadini, mentre una classe politica e dirigente spende parole ed energie per stabilire se e come costruire uno stadio di calcio.

Essere o dover essere”. Chissà quante volte Fabiano Antoniani – Fabo – si sarà posto questa domanda. Quante notti avrà passato insonne a chiedersi perché il suo Stato lo obbligava a “dover essere”. Uno Stato sordo alle sue legittime richieste elevate fino alla più alta carica. Lui, che la vita la amava, ma che una sorte maligna gli aveva impedito di viverla con dignità, perché tetraplegico e cieco a seguito di un incidente stradale. Non gli mancava l’amore della sua compagna, della famiglia e degli amici. Ma non ne poteva più, non riusciva più a sopportare un’esistenza che ormai non aveva alcun senso e che forse, avrà pensato, comporta sacrifici e sofferenze anche a chi non lo ha mai abbandonato e gli voleva bene. E in questo senso, si può dire che il suo è stato anche un atto di altruismo, di amore e riconoscenza verso chi, per assisterlo, rinunciava a una parte della propria esistenza pur di stargli vicino. Inutilmente, si sarà detto Fabo. Perché le terapie a cui era stato sottoposto non avevano dato alcun esito positivo e la scienza aveva alzato le mani. Ormai condannato a trascorrere le sue vuote giornate senza la dignità che un essere umano merita. La stessa dignità che aveva chiesto per poter morire senza clamore. E per dar seguito alla sua decisione si è dovuto recare, come in esilio, in un paese straniero, dal momento che qui, nella patria di santi, navigatori e poeti, nella culla della civiltà, nel Belpaese che si reputa democratico e rispettoso del diritto, gli è stata negata la possibilità di scegliere il proprio destino. E in questa patria, culla e belpaese, ora c’è chi vorrebbe processare per “istigazione o aiuto al suicidio” chi pietosamente lo ha accompagnato in Svizzera per compiere il suo drammatico gesto. Assurdo!

spineIn Parlamento giacciono sei proposte di legge sulla morte assistita, ma tutto è fermo. Tutto immobile perché, diciamolo, Santa Romana Chiesa non vuole. E se la Chiesa non vuole, non vogliono neanche buona parte dei parlamentari, indipendentemente dal partito di appartenenza. È un fatto di coscienza? Può darsi, anche se non si capisce per quale motivo la coscienza di uno dovrebbe essere imposta agli altri. La stessa cosa vale per l’aborto. La stessa cosa valeva per il divorzio. Per quest’ultimo registriamo con piacere l’apertura di papa Francesco verso le coppie separate che potranno ricevere la comunione, fare da padrino e impegnarsi come catechisti, anche se il percorso non sarà facile a causa dell’ostilità di molti vescovi e sacerdoti. Al proposito, mi si lasci dire che, pur riconoscendo a questo papa l’introduzione di importanti novità progressiste, sarebbe opportuno che egli non si limitasse alla sola enunciazione, ma facesse in modo che le sue disposizioni trovino piena attuazione da parte del clero subalterno. Ricordate il suo invito alle parrocchie di ospitare ciascuna una famiglia di migranti? Bergoglio sa quante sono le comunità cattoliche che hanno ottemperato al suo appello?

sentinelleUna delle teorie – ma forse è la teoria – di chi, cattolico credente, sostiene la negazione del diritto a scegliere di porre fine alla propria esistenza è che la vita, essendo un dono del Signore, deve arrivare alla sua fine naturale. Ma che vuol dire naturale? È naturale assumere farmaci salvavita? è naturale sottoporsi a dialisi o alla chemioterapia? è naturale entrare in sala operatoria per un intervento chirurgico vitale? e una trasfusione di sangue indispensabile? l’applicazione di un pacemaker? il ricorso al defibrillatore? la somministrazione dell’ossigeno? la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco? Tutti “artifizi” utili a impedire la morte. Tutti interventi “innaturali” finalizzati a prolungare la vita. Ci vuole molto a capire che volendo “lasciar fare al buon Dio” dovremmo esimerci da tutte quelle pratiche che ci evitano di porre fine alla nostra esistenza “naturalmente”? E le stesse macchine che tenevano in vita Fabo, Eluana Engraro e Piergiorgio Welby cos’hanno di naturale? perché tali strumenti, che si oppongono al decorso naturale della vita, sono tollerati e se stacchi la spina per far morire “naturalmente” chi se ne serve, commetti peccato mortale? Se proprio si vuole negare a Cesare quel che è di Cesare e dare a Dio quel che è di Dio, allora si abbia il coraggio di riconoscere che qualsiasi pratica artificiale osteggia i suoi disegni, perché è chiaro che senza di esse prenderebbe anzitempo a sé tanta gente. In fondo, se si muore in età più avanzata rispetto al passato è grazie a farmaci e apparecchi elettromedicali, non per gentile concessione del “buon Dio”.
Per la verità, ci sarebbe da fare anche un discorso sul “buon Dio”, che permetterebbe a tanta gente di soffrire pene infernali già in terra. Non posso fare a meno di pensare a quanto fu trovato scritto sul muro di una cella ad Auschwitz: “Se Dio esiste, mi dovrà chiedere scusa”. È una bestemmia? Bisognerebbe chiederlo a quelli che erano lì ieri e ai vari Fabo, Eluana e Piergiorgio oggi.

In Europa, in varie forme e modalità, porre fine alla propria vita è consentito in Belgio, Finlandia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Spagna, Svezia, Ungheria e naturalmente in Svizzera. Sono barbari questi popoli? sono cattivi cattolici quelli che in casa loro non alzano la voce contro queste norme? A nessuno viene in mente che forse hanno più rispetto di noi della vita e della morte? Che senso ha “vivere” in stato vegetativo permanente (Eluana) o sottoposti a una tortura insopportabile e infinita (Fabo)? Ecco, è qui il punto: per-ma-nen-te, in-fi-ni-ta. Cioè, senza alcuna speranza di uscire da quella gabbia in cui il destino li ha rinchiusi.

Walter Piludu

Walter Piludu

I punti di domanda sono tanti, me ne rendo conto, ma si accumulano perché chi dovrebbe rispondere non l’ha ancora fatto. Ve n’è ancora uno, però. Quello che pose Walter Piludu, ex presidente della Provincia di Cagliari, malato di sclerosi laterale amiotrofica (sla). Egli, nel 2015 scrisse a vari politici, tra i quali Renzi, Berlusconi, Salvini, Vendola e Grillo affinché si adoperassero per una rapida approvazione di una legge sul fine vita, perché: “se, come temo, non potrò andare in Svizzera in ragione di insuperabili ostacoli logistici ed emozionali, in quale altro modo potrò realizzare la mia volontà se non col rifiuto di acqua e cibo e, dunque, con una lenta morte per sete e fame?”.
E inutile dire che nessuno di questi sedicenti statisti prese in considerazione il suo appello, forse per opportunismo elettorale o forse perché impegnati a guardare in cielo non si accorgono di cosa accade in terra. Fu solo l’intervento del giudice tutelare del tribunale di Cagliari a porre fine alle sue sofferenze imponendo all’Asl, dopo averlo opportunamente sedato, di staccare la spina alle macchine che gli fornivano aria, acqua e cibo.
E anche in quella circostanza, così come oggi a Trento, dove il tribunale ha riconosciuto a una coppia di omosessuali il diritto all’adozione di una coppia di gemelli nati da una gravidanza surrogata, il Parlamento ha abdicato alla Magistratura.

PS: Alla Camera, tra qualche giorno, approderà la legge sul testamento biologico, che, se approvato (e sottolineo il “se”), consentirebbe al malato di rifiutare cure, idratazione e nutrizione. Sarebbe solo un piccolo passo avanti verso la civiltà dell’autodeterminazione, ma per come sono andate le cose sulla recente legge che attiene la stepchild adoption nelle unioni civili c’è poco da sperare in positivo.

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