Fenomenologia di un fenomeno

di mimmo

Guai a sottovalutare i fenomeni di massa. Guai a sbeffeggiarli o criticarli senza cercare di comprendere cosa attrae tanta gente verso un certo fenomeno collettivo. Il calcio a tanti non piace: si può dire che sono tutti stupidi quelli che guardano quarantasei gambe correre dietro a un pallone? Moltissimi seguono un culto religioso: si possono etichettare come bigotti o illusi milioni di persone che credono nel trascendente? Numerosi sono quelli che si affezionano a un cane, un gatto, un pappagallo: è corretto sostenere che costoro fanno delle scelte improprie? Per converso, si può affermare che a chi non piace il calcio non comprende il senso vero dello sport, chi è agnostico è contiguo a Satana e chi decide di non tenere in casa un animale è contro di essi?
Assolutamente no! Nell’uno e nell’altro senso. Se tanta gente vira per un certo comportamento ci dev’essere qualcosa che li attrae. I motivi saranno diversi, ma hanno un comune denominatore che non sarà certamente banale. La stessa cosa accade in politica, particolarmente quando un numero altissimo di persone volge verso un partito che protesta in maniera vigorosa e persevera a sostenerlo anche se non propone alcunché di praticabile. Mi riferisco al Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, dove, è bene precisarlo, il “di” rappresenta un genitivo di possesso o, se volete, sassone.

Sondaggio Istituto Ixè del 31 marzo 2017

Non c’è dubbio che il persistere di un significativo consenso, che per altro continua ad aumentare, trova ragion d’essere soprattutto nella condotta degli altri partiti. Tranne il Partito democratico, infatti, il panorama politico italiano presenta insipienza e incapacità di incidere sul tessuto sociale. Ma questo stesso Pd sembra che non perda occasione per spostare voti verso il M5Stelle, tanto che le percentuali che, di settimana in settimana, emergono dai sondaggi allargano vieppiù la forbice tra le due formazioni politiche. Renzi sempre più indietro, Grillo sempre più avanti. E avanza senza contrapporre alcuna propositività chiara e percorribile. Lo stesso reddito di cittadinanza ha in sé molta demagogia e improbabile attuazione per il reperimento di coperture finanziarie e l’indefinita regolamentazione. Così come indefinito è il rapporto che intendono avere con l’Unione Europea.
Per non parlare del personale politico che dovrebbe formare il governo a 5Stelle. Grillo e Casaleggio, infatti, consapevoli dell’inadeguatezza dei suoi, hanno avviato un vero e proprio casting alla ricerca di competenze da affiancare o supportare i ministri in pectore. Naturalmente, il principale requisito degli aspiranti dev’essere la fedeltà alle regole del Movimento. Regole, per altro, trattate come elastici, soggette a scadenza e modifiche a seconda delle opportunità e convenienze contingenti.

Marika Cassimatis

Il caso Genova è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che mostrano assoluta assenza di democrazia interna in un partito gestito con criteri monocratici, al cui sovrano è riconosciuta la facoltà di cacciare in malo modo il politico impegnato a qualsiasi livello se reo di aver violato le regole da lui stabilite. Provvedimenti assolutistici, dai quali l’elettore non si sente scalfito, anzi ne gioisce nel vedere l’umiliazione patita dal defenestrato, che in quella circostanza è percepito come un qualsiasi appartenente alla casta, e come tale si è meritato la punizione.
Ma anche chi si azzarda solo a storcere la bocca a seguito delle sue decisioni deve temere castighi. Ne sanno qualcosa quelli che, sempre a seguito dell’ultimo atto d’imperio del priore, si sono abbandonati a battute come “si crea un precedente gravissimo!”, “come facciamo a dire ancora che uno vale uno?”, “che fine ha fatto la democrazia diretta?” o “sono stanco di metterci la faccia”. Voci dal sen sfuggite, ma prontamente negate appena Grillo ha vestito i panni del marchese omonimo. Anzi, gli stessi autori del disappunto in salsa genovese sono andati subito alla ricerca di un microfono per spiegare che “Grillo ci tutela dalle mele marce”, “è giusto evitare che chiunque salga sul carro dei vincitori”, “o “se Beppe ha preso questa decisione io sono d’accordo e mi fido di lui”. Insomma è bastato un lapidario “fidatevi di me!” per comprimere e reprimere l’incipiente disapprovazione. In fondo, secondo la prassi dell’autoritarismo le parole del capo quanto più sprovviste di prove e dimostrazioni sono, tanto più avvertita è la sua autorità.
Peggio dell’Inquisizione. Paragone esagerato? Mica tanto. Lì, dopo un processo pro forma l’imputato veniva mandato al rogo. Qui, senza nemmeno il processo mettono fuori l’indesiderato. Certo, la pena capitale è sostituita dalla defenestrazione. Non è poco, ma vivaddio, siamo nel XXI secolo!
Ora c’è da chiedersi, che accadrà quando i 5Stelle andranno al governo del Paese. Esisterà ancora la libertà di mandato per i parlamentari? Che ne sarà della presunzione d’innocenza? e della libertà di opinione e di stampa? Come sarà regolatala diffusione di notizie sul web?

Queste domande senza una risposta credibile impediscono di comprendere che cosa induce tante persone perbene a continuare a conferire il proprio benestare a un Movimento che ha tutte le caratteristiche di una setta.
La prima sensazione è la protesta. Ma la storia ci dice che il consenso che scaturisce dalla reazione popolare è piuttosto effimero. Invece il Movimento di Grillo, non solo non cala nei consensi, ma li aumenta. E questo, ancorché Grillo sia un condannato per omicidio colposo, un evasore fiscale condonato, un volgarissimo personaggio uso a piazzate, un baro dell’intelletto, un despota che non ammette dissensi, un trasformista che cambia le regole interne a convenienza, un fedifrago che rinnega il blog che porta il suo nome, un burattinaio dichiarato.
La seconda sensazione è il voto a dispetto. Cioè, non ne posso più delle schifezze perpetrate dagli altri partiti e anziché starmene a casa vado a votare nella logica del “tanto peggio, tanto meglio” affinché “muoia Sansone con tutti i Filistei”.
Per quanto ci si sforzi di comprendere simili scelte, emergono solo atteggiamenti reazionari privi di qualunque sbocco positivo. Come si fa a non considerare che alla prima prova di governo impegnativo, i grillini stanno facendo acqua da tutte le parti? La città di Roma è stata messa in ginocchio dalle precedenti amministrazioni, nessuno lo nega, ma la giunta Raggi ha mostrato tutti i limiti del dilettantismo incosciente. Come se non bastasse la pantomima delle nomine, la soluzione che ha trovato per fronteggiare le buche nelle strade romane è stata abbassare il limite di velocità a 30 km all’ora. Mi ricorda quel medico al quale il paziente aveva lamentato di aver il mal di pancia quando beveva il caffè. «E lei non lo prenda il caffè» fu la terapia prescritta.
Anche la sua assenza alle Fosse Ardeatine in occasione della commemorazione dell’eccidio nazista del 1944 la dice lunga sulla sensibilità civica e antifascista della signora Raggi. Nemmeno Alemanno aveva avuto il coraggio di disertare la cerimonia annuale.
Ma è pensabile che l’Italia, con tutti i problemi che ha, debba finire nelle mani di un premier come Di Maio e ministri come Di Battista e Taverna? E Grillo che ruolo avrebbe nel futuro governo? È accettabile l’idea di una democrazia a responsabilità limitata, oggi solo interna, domani chissà? E ovemai si dovessero avvalere di persone esterne serie e competenti, è immaginabile che queste si sottopongano passivamente ai diktat di un prestigiatore estemporaneo che fa battute da avanspettacolo con il linguaggio di un imbonitore televisivo?

Per tutto ciò, acclarato che il M5Stelle è un fenomeno di massa, possono bastare queste due interpretazioni interconnesse tra loro per spiegare un consenso elettorale che al momento si prospetta ben oltre il 30 per cento? Qualcuno sostiene di sì, che sono proprio queste le motivazioni che spingono tanti elettori a scegliere il M5Stelle: protesta e dispetto. Perché esso non è un Movimento, non è un Partito, è una clava per abbattere, distruggere, smantellare… In subordine, sarà pure una valvola di sfogo che forse avrà incanalato la rabbia di tanti cittadini vilipesi da Tangentopoli, irrisi da Berlusconi, delusi da una Destra insulsa e da una Sinistra incapace, ma quella stessa rabbia, mentre la contiene in un alveo istituzionale, la incoraggia e la fa crescere.
Allora nasce spontanea la domanda delle cento pistole: che accadrà quando questi stessi cittadini incazzati e scontenti avranno capito che neanche gli stellieri sono la soluzione delle loro frustrazioni?

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