No, questo non è il paese con l’esse davanti

di mimmo

Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore. Viaggia e viaggia, capitò nel paese con l’esse davanti.
– Ma che razza di paese è? – domandò a un cittadino che prendeva il fresco sotto un albero.
Il cittadino, per tutta risposta, cavò di tasca un temperino e lo mostrò bene aperto sul palmo della mano.
– Vede questo?
– E’ un temperino.
– Tutto sbagliato. Invece è uno stemperino, cioè un temperino con l’esse davanti. Serve a far ricrescere le matite, quando sono consumate… 

Lui invece è Matteo Renzi, fiorentino di nascita, scout, campione di quiz, democristiano confluito nella Margherita di Rutelli, quindi nel Partito democratico. È stato presidente della provincia di Firenze, ma nessuno se ne è accorto. Poi sindaco di Firenze senza infamia e senza gloria. Parlò di lui tutta la stampa nazionale quando, da primo cittadino si recò a pranzo ad Arcore ospite di Silvio Berlusconi, allora premier, per discutere di alcuni temi legati all’amministrazione di Firenze. Così disse lui. Meglio fosse successo in sedi istituzionali, ribatté Bersani, all’epoca segretario del suo partito.
Sulla scena nazionale si è affacciato con la proposta di “rottamare” la classe dirigente del Pd che aveva il solo torto di essere avanti con l’età, ma poi per opportunismo si è avvicinato a vecchi notabili della politica. È già diventato una volta segretario del Pd col solo intento di catapultarsi a palazzo Chigi. Disse che non aveva alcuna intenzione di fare le scarpe a Letta e che le sue critiche servivano di stimolo a far meglio, ma poi sparò un “Enrico stai sereno!” e gli strappò la campanella di mano.
Ha distribuito un po’ di soldi in giro, ha esentato dalla tassa della casa ricchi e poveri, ha fatto qualche favore alla classe padronale, ha messo le mani sulla scuola creando più problemi che innovazioni, ha aggiunto qualche milione di euro al debito pubblico e, tra un pasticcio e l’altro, ha portato a casa l’attesa legge sulle unioni civili, che, sia pur senza l’adozione di un figlio, è certamente una cosa apprezzabile. Meno apprezzabile è stato il blando contrasto alla corruzione e la labile lotta all’evasione fiscale, mentre la riforma della Giustizia è tuttora latitante.

Quello che però ha maggiormente caratterizzato la sua azione politica è stato il varo di una nuova legge elettorale da lui definita “più bella del mondo” insieme alla proposta di cambiamenti della Costituzione. Cosiddette “riforme” bocciate sonoramente. La prima dalla Consulta e la seconda dagli italiani. Non ha mai evitato di far notare che in ogni suo atto politico ci metteva “la faccia”, fino a promettere/minacciare che sarebbe andato a casa se le sue proposte/imposte fossero state respinte. Invece, a bocciatura avvenuta, è rimasto sempre lì a dettare l’agenda politica del Pd e, come Dionigi, fa penzolare la spada sulla testa del governo Damocle/Gentiloni.
Dopo essersi costruito un ascensore su misura per risalire sul trampolino del Nazzareno, ora è in attesa di ri-catapultarsi a palazzo Chigi. Intanto è il nuovo/vecchio segretario di un partito ancora più svuotato. Forse dovrebbe chiedersi per quale motivo, nel 2013, quando è stato eletto Segretario, alle primarie parteciparono 2.814.881 cittadini, mentre oggi sono scesi a 1.848.658. Non sono pochi, ma pur sempre più di 1/3 in meno. Forse dovrebbe interrogarsi per quale ragione, nel momento in cui ha preso in mano la Segreteria per la prima volta, gli iscritti al Pd erano 539.354 e l’ha lasciata con 134.313 in meno.
Ma poco importa, perché a lui non serve un partito vivo e organizzato, ma una massa eterogenea disposta a dargli il voto. E a quella massa, la sera del 30 aprile scorso, ha ripetuto il suo resoconto autocelebrativo, non esimendosi dalla solita promessa di fare di più. Per il momento tutto fa pensare che il suo ritorno sarà solo una ri-corsa alla ricerca dell’applauso per dare sfogo al suo narcisismo, magari da mettere in competizione con quello di Grillo.
E oggi che si è liberato anche dei recalcitranti oppositori interni, finalmente può fare quello che vuole… Ma non è detto, perché su di lui potrebbe incombere il mito dell’Idra di Lerna: tagli una testa e ne ricrescono due. Orlando ritornerà tranquillo nei ranghi? Emiliano che partita giocherà? Franceschini si accontenterà di fare il numero due a vita? e Gentiloni, se scalzato, che reazioni avrà? Vedremo.

Ma al momento, le più grosse difficoltà di Renzi sono più fuori che dentro il Pd. Il suo problema è Grillo, e forse anche il centrodestra se riuscirà mettersi insieme. Egli ha vinto ma… … …
Una parte dell’elettorato dem manifesta ancora insofferenza per il suo modo di far politica, anche perché è circondato da tifosi da stadio, simili a quelli che stravedono per il loro campione. Si entusiasmano per una frase ad effetto, ma perdono di vista ragione e risultati. Per loro contano slogan, hastag e slide. E Renzi non si fa pregare. E distribuisce le sue formule magiche utili a tener viva una perenne campagna elettorale.

Si vince prendendo i voti, non mettendo i veti
Un leader si vede dalla capacità di creare altri leader
Da vent’anni la politica si occupa solo di una persona, noi ci occuperemo di tutti gli altri
Io non dico andate, ma venite
Potete sconfiggermi, non eliminarmi
Bella l’Italia che riparte
Forte l’Italia che decide
I poveri debbono sorridere
E adesso il futuro
Il futuro prima o poi ritorna
Ci vuole più democrazia e non burocrazia
L’alternativa al populismo è il popolo.
Questi alcuni slogan.

Poi ci sono gli hastag: da #cambiaverso a #italiariparte, da #lavoltabuona a #80euro passando per i #centogiorni e #passodopopasso. Inoltre, #incammino, #lavoltabuona, #italiariparte, #labuonascuola, #italiacolsegnopiù, #bastaunsì e altri ancora, sempre utilizzati come paroline magiche.

Non è mancata una massiccia dose di slide per spiegare propositi, annunci e prodotti, sulle quali campeggiavano i numeri degli euro da investire, in migliaia, milioni e miliardi. I numeri, si sa, tendono a rappresentare concre-tezza e sono gli elementi che meglio colpiscono l’immaginazione collettiva.

Oggi, Renzi, mostra entusiasmo per i numeri delle primarie nella speranza che oscurino quelli sprizzati dal referendum del 4 dicembre scorso. Parla di un nuovo inizio, ma agli italiani interessa di più dove vuole approdare. Perché il nostro non è “Il paese con l’esse davanti”, quello che raccontava Gianni Rodari, dove è sufficiente anteporre una “s” alla parola “cannone” per non farlo sparare più. Oppure, come spiegò ulteriormente il cittadino a Giovannino Perdigiorno: L’attaccapanni serve a ben poco, se non avete il cappotto da attaccarci. Col nostro “staccapanni” è tutto diverso. Lì non bisogna attaccarci niente, c’è già tutto attaccato. Se avete bisogno di un cappotto andate lì e lo staccate. Chi ha bisogno di una giacca, non deve mica andare a comprarla: passa dallo staccapanni e la stacca.
No, questo è il paese con il cannone e l’attaccapanni. Il paese dove si ha bisogno di fatti concreti, cose che si toccano, che incidano positivamente sulla gente, non una furia di energie inutili. Invece, più baldanzoso di prima, Renzi, come se stesse ancora giocando alla Ruota della Fortuna, rilancia e si prepara ancora una volta a fare il protagonista della politica italiana ed europea.
E allora mi viene in mente William B. Yeats quando diceva che ai migliori manca ogni principio, mentre i peggiori sono pieni di furiosa intensità.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...