L’avventurismo del potere

di mimmo

L’Italicum è la migliore legge del mondo, perché la sera delle elezioni consentirà agli italiani di conoscere da chi saranno governati.

Fu pressappoco questa la solenne affermazione di Matteo Renzi. Ma poi sappiamo tutti come è andata a finire. Dopo di che, ti saresti aspettato una nuova legge elettorale che almeno rendesse più chiaro il voto e che consentisse governabilità. Insomma, come diceva sempre lui, una legge che facesse uscire l’Italia dalla palude. E invece abbiamo assistito per settimane all’ennesimo tentativo di introdurre un sistema elettorale controllato dalle segreterie dei partiti – quando non dai singoli leader – in uno squallido negoziato inteso a lucrare qualche parlamentare in più da far pesare nelle future trattative per la formazione del governo e nelle nomine per i posti di sottogoverno. Una concerie di politicanti disinteressati delle conseguenze dei propri atti, dimentichi che il 4 dicembre scorso gli italiani, ancor prima di esprimersi sul referendum, hanno dichiarato chiaro e forte che se il loro voto ha un peso sono pronti a presentarsi al seggio e rendere più forte la democrazia. Una consorteria di ciarlatani incapaci di guardare al di là dei propri interessi, dove conta innanzitutto la sopravvivenza dell’oggi in attesa dell’inciucio di domani. Una combriccola dedita al gioco delle tre carte per l’ennesimo appuntamento elettorale lacerante e inutile.

È questa l’impietosa foto di gruppo che è emersa dal dibattito sulla proposta di legge elettorale che si voleva far credere ispirata al modello tedesco, che di tedesco non aveva nulla se non la quota di sbarramento. Un pastrocchium pseudo-teutonico, un durcheinander italico contorto e complicato che non rispettava l’elettore e che difficilmente sarebbe stato foriero di un governo stabile. Perché l’importante, per questa ciurma di statisti da risiko e monopoli, non era come votare, ma votare. Fondamentale per loro era ed è riprendersi la scena. Essenziale resta sempre arraffare qualche posto che conta, preferibilmente al governo, ma per qualcuno va bene anche l’opposizione. Indispensabile era ed è occupare il proscenio nel più classico dei giochi delle parti.

Chi lo diceva è stato accusato di disfattismo, ma è chiaro come il sole che con quella legge elettorale concordata dall’italica Banda dei Quattro, nessuno avrebbe preso tanti voti da poter governare da solo, per cui lo scenario plausibile sarebbe stato Renzi a palazzo Chigi con Berlusconi playmaker, Salvini e Grillo all’opposizione. Renzi felice di fare il primo attore, Berlusconi gongolante perché ritornava alla ribalta, Salvini a ripetere il suo truce blateramento e Grillo pronto per conquistare il premio di minoranza, in particolar modo dopo che i suoi “meravigliosi ragazzi” hanno dimostrato di avere a malapena la capacità di governare la bocciofila del quartiere. E forse neanche quella. Figuriamoci se dovessero affrontare la crisi economica, i rapporti con l’Unione europea e il confronto con Trump.

Ma poi Renzi e Grillo ci hanno ripensato. Ma non ravveduti. Hanno aspettato il primo disguido per buttare all’aria settimane di lavoro parlamentare. Poi sono saliti sul ballatoio e, rivestiti i panni delle vecchie comari, hanno cominciato a rimbeccarsi reciproche accuse di slealtà. Ma tranne i renzini devoti e i grillini osservanti, tutti hanno capito che i due non vedevano l’ora di mollare tutto. Entrambi avevano paura di affrontare le questioni del voto disgiunto e le preferenze: Grillo fingeva di essere favorevole e Renzi temeva di opporsi. Perché in fondo sia l’uno che l’altro non hanno nessuna intenzione di perdere il controllo degli eleggibili. Insomma, la si giri come si vuole, la loro proposta di legge elettorale a molti faceva tornare in mente il Porcellum. Lì però tutto era chiaro: decidiamo noi, dicevano i leader dei partiti, decidiamo noi chi fa il deputato e chi il senatore. Se a voi elettori sta bene, è così, altrimenti statevene pure a casa che il Parlamento ce lo facciamo eleggere dalla nostra affezionata clientela. Una schifezza talmente indigeribile che lo stesso autore non esitò a definirla “porcata”.
Qui, invece, si è cercato di far passare un ignobile trattativa tra magliari per un accordo di alto profilo politico. Fosse stato in vita ancora Giovanni Sartori non avrebbe indugiato un attimo ad associarli alla Banda Bassotti.
Non è escluso, comunque, che abbia pesato anche il voto amministrativo che si tiene in alcune città importanti, dove nessuno dei due si può permettere una sensibile riduzione di voti alle rispettive liste. E se una parte del Pd non avrebbe digerito un revival governativo Renzi-Berlusconi e buona parte dei grillini considera ancora impotabile un qualsivoglia accordo con chiunque, bisognava correre ai ripari e ribaltare il tavolo per poi dar vita alla solita stucchevole pantomima infantile: sei sta tu – no, hai cominciato prima tu – tu però…… …

E adesso? adesso, in assenza di miracoli o magie, eleggeremo il nuovo Parlamento con due sistemi elettorali residuati della Corte Costituzionale e forieri di serie problematiche per la formazione del prossimo governo.
È amaro constatarlo, ma ancora una volta questa classe politica dimostra di voler consumare la politica à la carte, incurante del progressivo restringersi della partecipazione elettorale in un futuro ricco di incognite e povero di speranze.

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