Pisapia, chi è costui?

di mimmo

Cerchiamo di essere realisti. Un’alleanza tra il Pd e la Sinistra, per molti di noi sarebbe auspicabile, ma i fatti, le intenzioni e i propositi dei protagonisti, nella migliore delle ipotesi, segnano il passo. L’ iniziativa di Pisapia di raccogliere in un Campo tutte le forze di ispirazione progressista, di per sé, è lodevole, ma francamente mi sconcerta: Pisapia è persona onesta e seria, stimabile e capace, ma, mi chiedo, che senso ha questo suo intento di unificare la Sinistra fatto così, con una semplice chiamata a raccolta come se si trattasse di un meeting di orientamenti religiosi per redigere un documento di buone intenzioni?

La richiesta di unità delle forze di Sinistra ha radici lontane, essa risale a Gramsci, che non a caso diede a quel glorioso giornale il nome in testata “l’Unità”, con la “l” minuscola a sottolineare l’umiltà richiesta ai concorrenti e la “U” maiuscola a rappresentare la grandezza del progetto. In seguito, in tanti, importanti politici e semplici militanti, ne hanno auspicato la realizzazione, dovendo però constatare che spesso ne ricorreva più un’ulteriore frammentazione che un’aggregazione. I motivi sono diversi, alcuni nobili e inevitabili, altri di basso cabotaggio e dannosi. Non mi sembra il caso di riprenderli qui perché sarebbe un esercizio inutile e anche doloroso.
Pertanto, che senso ha manifestare il semplice desiderio di riunificare le forze di Sinistra senza l’elaborazione di una proposta programmatica che abbia almeno in premessa elementi di condivisione dei soggetti interessati? Un progetto di unificazione culturale e politico richiede inevitabilmente tempi lunghi, che presume innanzitutto l’intimo e concreto desiderio di ciascuno di giungere all’approdo finale. Esso deve necessariamente passare per un processo elaborativo di ampio respiro, inteso innanzitutto alle ricerca dei punti unificanti. Sedersi a un tavolo per un confronto proficuo presuppone che i partiti maggiori ascoltino e tengano in conto le istanze dei partiti più piccoli. Qualcuno ricorderà la fatica di Luciano Lama per tenere insieme il sindacato. Se la Federazione CGIL-CISL-UIL, per anni ha marciato insieme riuscendo ad ottenere alcuni buoni risultati per i lavoratori, questo lo si deve innanzitutto a lui, che, pur avendo dalla sua la stragrande maggioranza degli iscritti, si sedeva al tavolo delle decisioni con gli altri due Segretari con spirito paritetico, per alzarsi solo con una strategia condivisa, senza forzature e con spirito unitario.

Pierre Carniti, Luciano Lama, Giorgio Benvenuto

Ufficialmente la cosiddetta “triplice” sindacale nacque il 3 luglio 1972, ma fu il frutto delle spinte dei metalmeccanici che cercarono di coinvolgere anche le altre categorie di lavoratori fin dai primi anni Sessanta. Si dissolse poi nel 1984 a seguito del decreto voluto da Bettino Craxi, allora capo del governo,inteso a tagliare quattro punti della scala mobile, in ragione del quale si determinava il mancato adeguamento di stipendi e salari all’aumento del costo della vita. All’inizio i sindacati tutti si opposero dando luogo a molti scioperi e numerose manifestazioni (personalmente non ne ho persa nessuna), ma poi quando il Pci di Berlinguer chiese ed ottenne un referendum abrogativo del provvedimento, la componente socialista della CGIL, guidata da Ottaviano Del Turco, manifestò il proposito di allinearsi con il suo segretario-premier. La stessa cosa fecero CISL e UIL, aprendo così a profonde lacerazioni. In buona parte tuttora insanate.
Si disse che era la prima volta che un partito di Sinistra, il Pci, si mettesse di traverso in maniera così vigorosa rispetto alle scelte di un governo, per giunta guidato da un socialista. Ma era anche la prima volta che un governo prendeva misure così penalizzanti per i lavoratori, per giunta presieduto da un socialista.

Va detto che quel processo di unificazione ebbe come principale protagonista la CGIL, che essendo il sindacato più numeroso, fece sua la spinta che veniva dal basso e aprì alle altre organizzazioni sindacali.
Ecco perché oggi una possibile unificazione della Sinistra, ma forse è meglio dire del Centrosinistra, non può trovare alcuna possibilità senza la volontà del Partito democratico e per esso di Matteo Renzi. È lui che deve dare la stura. È lui che deve chiamare a raccolta le altre forze politiche. È lui che ha concrete possibilità di avviare un processo di unità. Il resto sono chiacchiere al vento. Pisapia può spendersi quanto vuole, ma se Renzi non è interessato al progetto non se ne farà nulla. E perché gli altri partiti possano aderire a un tavolo di confronto, è necessario che Renzi vesta i panni di Lama e non quelli di Craxi.
È possibile questo? Premesso che l’accostamento Renzi-Lama sembra un ossimoro, noi sappiamo che al momento i propositi del Pd sono molti diversi. Sappiamo anche, ad onor del vero, che Sinistra Italiana, Possibile, Rifondazione Comunista e altri asteroidi sinistrorsi hanno obiettivi molto distanti dal Pd, oltre che tra loro stessi, per cui un’eventuale aggregazione estemporanea darebbe luogo alle medesime problematiche dell’Unione di Prodi del 2006, formato da una ventina – tra appoggio diretto ed esterno – di partiti. Può bastare, quindi, il semplice richiamo della foresta?

Ecco perché a me sembra molto più credibile la nuova formazione politica nata dalla frattura culturale interna al Pd, Art.1-MDP, che si propone il superamento del Pd targato Renzi, cioè mettere in campo una serie di proposte che attirino l’elettorato disaffezionato, che in questa recente tornata si è attestato al 40%, (una percentuale molto alta per un voto amministrativo), ma anche quella parte di cittadini che votano Pd solo perché non vedono altre alternative credibili nell’ambito del Centrosinistra. Così come è necessario attirare quell’elettorato grillino riconducibile a un’idea di Sinistra, che si spera abbia compreso i limiti della protesta fine a sé stessa.
Questo è il quadro della situazione attuale, e tanto mi conduce a nutrire seri dubbi sull’iniziativa di Pisapia, che, se è animato da una sincera prospettiva progressista, farebbe bene a dare la sua adesione al Movimento Democratici Progressisti di Bersani, Rossi e Speranza. E sono certo che ne costituirebbe una risorsa importante.

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3 thoughts on “Pisapia, chi è costui?

  1. Gentilissimo Mimmo , che combinazione !! : anch’io avevo intitolato un mio scritto “Pisapia, chi era costui ?”. Ma poi non ho aggiunto il testo : mi paeva già di aver detto tutto

  2. Mimmo: son daccordo sulla tua riflessione: “purtoppo” i democratici, in questa fase storica hanno elaborato un programma che sia riformista partendo da una visione , ovviamente, di sinistra. mentre il resto dei partiti di sinistra ancora non hanno strategie nuove o alternative per aggredire e affrontare i tempi moderni su cui confrontarci, e , a oggi, non abbiamo nemmeno conoscenza di alcun programma: oltre che dire “renzi no” non sappiamo… e questo è quantomeno irriverente verso un partito e pergiunta denota una scarsa capacità politica: se non ce la fai a dialogare con il partito con cui hai bisogno di allearti per fare massa critica…se trovi che sia questo “il problema” come puoi pensare di convincermi che sarai in grado di affrontare costruttivamente le trattative con la controparte?

    e va anche considerato che escluse le liste che rappresenta il movimento di Pisapia, e che i democratici considerano un super interlocutore di enorme interesse, abbiamo avuto segnali di enorme ostilità. (es: chiedere ai democratici di superare una riforma per tornare al passato è irricevibile, sopratutto se offre risultati..)

    insomma: consiglierei di ragionare sui progetti prima di pensare a naturali apparentamenti ( che per alcuni non nego) consiglierei di leggere attentamente la mozione che ha vinto nelle primarie: è lì il programma, non in quelle chehan perso…è lì il programma chwe sosteniamo e da quello si può iniziare: mettendolo a confronto coi propri e vedendo le strade di dialogo percorribili

    ciao valentina

  3. Caro Mimmo, mi pare di capire che il tuo ragionamentono non va nella direzione di costruire una forza di Sinistra che sia alternativa al pd, al centro come al m5s e alle destre. Secondo il mio modestissimo parere il pd, come dirigenza nazionale e locale è formata da donne e uomini di centro e destra che fanno spudoratamente finta di avere una sinistra al loro interno per accaparrarsi i voti di chi li crede eredi del PCI. Anche i vari Pisapia, Bersani, Rossi, Speranza eccetra fuoriusciti dal pd di renzi non per disaccordo sulle politiche liberiste,per non andare duro, del governo renzi/gentiloni ma per questioni di potere nel pd, affermando ancora oggi, come ha detto Bersani l’altra sera che tutte le schifezze che hanno fatto passare erano dovute al fatto che il governo poneva la fiducia ad ogni provvedimento, potevano anche decidere di ammazzarci tutti ma al governo pd non si poteva negare la fiducia per appartenenza alla stessa bottega. In Italia ci sono ancora tante donne e uomini veramente di sinistra, che il sitstema dei media nazionali ignora facendo credere che non esiste niente altro oltre i partiti presenti al governo e in parlamento, invece questo mondo di sinistra che in questi anni non ha fatto solo opposizione nelle piazze, nei comitati per i referendum eccetera, sta cercando di creare un soggetto politico alternativo al pd, non alla sua sinistra , per dare voce ai bisogni di chi non ha più rappresentanza che vuole contare in Parlamento non più solo nelle proteste, che sta nascendo mettendo assieme non le sigle ma le idee comuni per una vera svota a Sinistra nelle politiche economiche, del lavoro, dei diritti, dell’accoglienza, della pace senza spedere soldi per armamenti non di difesa, non sprechi per opere inutili, per la scuola e non per tutto quello che gli utili sono loro mentre i debiti sono nostri. Io penso che questa volta ci sta più collante per una sinistra unita che in altre occasioni per il fallimento del capitalismo finanziario e industriale. Scusa per il mio non perfetto scrivere ma ho fatto del mio meglio.

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