Cricco, Crocco e Manincancino

di mimmo

Nella lingua napoletana, questa locuzione viene usata in modo scherzoso per indicare un gruppo di nullafacenti a cui piace bighellonare piuttosto che impegnarsi in cose serie e utili. Con i termini cricco, crocco e manicancino si fa riferimento a tre attrezzi diversi, il cui uso concomitante non conduce a nulla di produttivo.
Il cricco è un martinetto utile a sollevare oggetti pesanti.
Il crocco è un gancio più o meno grande.
Per manicancino si intende un uncino applicato a una mano monca o, più in generale, una sorta di arpione.

L’espressione mi è venuta in mente pensando ai tre personaggi del M5Stelle che in questo periodo sono tra i più presenti in tv, prima in campagna elettorale e poi a giustificare la debacle amministrativa.

Luigi Di Maio, sempre in giacca e cravatta, puntualmente sbarbato, come dicono dalle sue parti, a zizze ‘e pacchiana, cioè radersi in modo che la pelle del viso resti morbida e liscia come il seno sodo di una contadinotta. Mai un capello fuori posto, apparentemente sempre composto, fa pensare a un tardo democristiano fuori da ogni contesto moderno. Eppure è il premier in pectore di un partito “rivoluzionario” capeggiato da un arruffapopolo vestito casual, spettinato, dai modi volgari, dedito all’insulto facile, ma soprattutto privo di un’idea seria e articolata di governo locale e nazionale.
Una dicotomia che la dice lunga su come vuole apparire e cosa è veramente il M5Stelle. Ma Luigi Di Maio, a parte l’aspetto esteriore e i suoi modi affettati, quale energia creativa, quale tensione, quale visione politica esprime? qual è il suo progetto per l’Italia? soprattutto, quale competenza avrebbe per far uscire il Paese dalle angustie in cui anni di malgoverno l’hanno cacciato?
Di Maio, oltre che vicepresidente della Camera, è il responsabile degli Enti Locali per il Movimento e a giudicare da come vanno le cose nei comuni dove i grillini sono impegnati, non sembra che sappia far bene il suo mestiere. Figuriamoci da premier cosa combinerebbe!

Poi c’è Alessandro Di Battista, altro personaggio di punta del M5Stelle che sparla a ruota libera e le dice talmente grosse che quando apre bocca non sai se ridere o piangere.
Qualche anno fa, intervistato da Enrico Mentana, disse: “La mafia si è trasformata, la mafia è il compromesso. La mafia è Civati che è costretto a restare in un partito in cui ha pagato 35mila euro per stare in Parlamento”. E poi: “La mafia è Cuperlo che ha buone idee e cita Berlinguer, ma per stare su quello scranno accetta le porcate perché glielo chiede il partito. La mafia è il compromesso, non è più la lupara bianca”.
Più di recente, intervistato da Giovanni Floris, ha detto: “Napolitano è il massimo responsabile dei disastri di questo Paese, è un rancoroso che ha visto il suo mondo costruito crollare, e non lo accetta. Napolitano è il garante dei sovietici, della Cia e del grande capitalismo mondiale”.
In mezzo, una serie di dichiarazioni sopra le righe, più che altro per far parlare di sé, visto che, evidentemente, soffre del complesso di inferiorità rispetto al collega di partito e di panzane Di Maio.
Durante la campagna elettorale del referendum costituzionale, nell’agosto precedente, inforcò una moto e girò buona parte dell’Italia costiera in un tour definito “Costituzione Coast to Coast” allo scopo di spiegare le ragioni del NO. Al termine si attribuì un grosso merito sulla bocciatura delle riforme renziane. I maligni dissero che aveva trovato il modo di farsi una singolare vacanza, tanto quelli accorsi ai suoi comizi, grillini a tutto tondo, avrebbero votato comunque NO.

Il terzo è Alfonso Bonafede, dall’irrefrenabile eloquio, sembra un robottino programmato dalla Casaleggio Associati e portato a braccia in tv per impedire agli interlocutori di parlare, nel peggiore stile dei vecchi berluschini. Indipendentemente dalle domande che gli pongono, lui va per conto suo a velocità costante, e parla, parla, parla… e non dice nulla. La sua missione è confutare qualsiasi accusa di incoerenza del Movimento, anche a costo di far sbellicare dal ridere l’intero uditorio con le sue strampalate spiegazioni.

Come un coro stantio, i tre ripetono la loro irrealizzabile ricetta economica del reddito di cittadinanza e reclamano la privativa dell’onestà, dove la prima nega la seconda. Non si può, infatti illudere i cittadini con una promessa dai contorni demagogici, dove non sono chiari i costi, quale rischio di assistenzialismo passivo si introdurrebbe e che in che misura si va a disincentivare la ricerca del lavoro da parte dei destinatari del reddito stesso. Figuriamoci poi, quale credibilità si può avere quando si pone come condizione per conservare il diritto a questa forma di sostegno l’obbligo di accettare almeno una delle tre proposte di lavoro che lo Stato dovrebbe fare al cittadino disoccupato. Tre proposte? in un’economia disastrata come la nostra, lo Stato dovrebbe trovare tre posti di lavoro da offrire a chi il lavoro non ce l’ha?
È onesto propagandare simili fanfaluche? Intendiamoci, il progetto in sé non è malvagio, ma va disegnato con senso della realtà, perché l’Italia non è la Danimarca.

A fronte di ciò, questi ineffabili personaggi reclamano onestà dagli altri come se fossero gli unici ad avere appiccicato in fronte il bollino blu che ne garantisce integrità morale e incorruttibilità. Forse qualcuno dovrebbe spiegar loro che l’onestà non è una certificazione che ci si assegna da soli, l’onestà è un modo di essere e di fare che altri ti devono riconoscere a seguito di comprovato comportamento corretto e trasparente, in particolar modo quando si verificano le condizioni che mettono alla prova le tue scelte etiche. Onesti lo siamo tutti fino a prova contraria.
Cricco, Crocco e Manincino sono la punta di diamante del M5Stelle, quelli che senza alcun merito, ma solo favoriti dalla cattiva politica, fatta di malaffare e clientelismo, molto probabilmente assurgeranno a governanti dell’Italia. Come se non fossero bastati Berlusconi e Renzi.

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Annunci

One thought on “Cricco, Crocco e Manincancino

  1. È molto divertente questo quadretto partenopeo… Credo che defilippo avrebbe scritto molto ispirandosi a questo italiano di cui gia ben conosceva , ma che qui si presenta in versione moderne. E questo, forse, è il lato inaspettato. Che anche i trentenni avessero in dote i vizi di quella napoli stralunata e sconvolta, la quale, però , aveva l’ onore di ben altre radici da queste

    Inviato da Libero Mail per iOS

    domenica 18 giugno 2017, 11:20 +0200 da mimmoblog : >mimmomirarchi posted: “di mimmo —

    Nella lingua napoletana, questa locuzione viene usata in modo scherzoso per indicare un gruppo di nullafacenti a cui piace bighellonare piuttosto che impegnarsi in cose serie e utili. Con i termini cricco, crocco e manicancino si fa riferi” >

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...