Come siamo bravi ad aiutarli a casa loro!

di Elisabetta Rosaspina

In Africa, nella Repubblica Democratica del Congo, ci sono dei giacimenti da cui si estrae una sabbia nerastra con dei bagliori di luce simili al quarzo, che viene attratta dalle calamite e si chiama coltan. È composta da due minerali: Columbite e Tantalite, che sono richiestissimi dall’industria ultra-tecnologica, per costruire condensatori più efficienti, per i motori dei jet e nei p.c. e smartphone.
E così accade che, in un paradiso ricco di acqua, foreste lussureggianti e piante meravigliose, la vita degli abitanti ruota intorno a queste cave di sabbia nera.

Proprio come accadeva alla fine dell’800 quando la loro vita era legata al caucciù e Leopoldo II del Belgio, che era diventato il padrone di questo territorio, ne sfruttava le risorse per procurare materia prima alle fabbriche di gomma. Ogni villaggio doveva consegnare agli esattori reali la sua quota di caucciù, e poco importava se non riuscivano a coltivare i loro campi. Se il quantitativo raccolto non era sufficiente , i responsabili venivano sottoposti a orrende mutilazioni pubbliche: agli uomini amputavano un piede o una mano, alle donne le mammelle. I ribelli venivano fatti uccidere e i villaggi bruciati.
Finalmente queste notizie giunsero in Europa. Confermate anche dai missionari, sorse un movimento di opinione pubblica, a cui parteciparono anche Mark Twain e Arthur Conan Doyle, che minacciò di boicottare le industrie della gomma.
Alla fine Leopoldo II cedette e rinunciò al possesso dei territori africani. Il parlamento belga accettò con gioia il dono del sovrano, anche perché erano stati estratti i primi diamanti.

Nel tempo si sono succeduti vari governi, anche attraverso libere elezioni, ma lo sfruttamento delle cospicue risorse minerarie del paese da parte delle multinazionali straniere non ha mai consentito veramente agli abitanti di migliorare le proprie condizioni di vita. Per creare una manodopera disposta a tutto basta pagare dei mercenari che distruggono, uccidono, violentano e fanno fuggire la popolazione .

Il Signore della guerra che controlla il coltan diventa l’unica speranza per i profughi, che sono costretti a spalare sabbia nera per pochi dollari, per non morire di fame.
Mentre Amnesty e Sky News hanno denunciato lo sfruttamento dei bambini nelle miniere, le multinazionali fanno finta di non sapere. Anche l’Unicef ha verificato che nel 2014 lavoravano 40.000 minorenni nelle miniere dell’ex-katanga.

L’opinione pubblica, oggi come allora, può fare qualcosa per far cessare questo scempio, nell’unico modo che le multinazionali possono capire, e cioè minacciando i loro profitti.

Annunci

One thought on “Come siamo bravi ad aiutarli a casa loro!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...