Cortigiani di sempre

di mimmo

Quattro anni fa scrissi qualcosa a proposito di coloro che seguivano acriticamente (o interessati?) Silvio Berlusconi. Il modo di fare di queste persone era tipico dei Cortigiani e rileggendo quel pezzo vi ho trovato molte affinità con quanti oggi seguono acriticamente (o interessati?) Beppe Grillo e, in alcuni casi ,anche Matteo Renzi.

Alcuni secoli fa il barone Paul H.D. d’Holbach (1723-1789) scriveva un pamphlet dal titolo molto significativo: “Saggio sull’arte di strisciare”. D’Holbach rivolgeva le sue attenzioni al cortigiano, che ancor oggi si conferma il prodotto più bizzarro di cui dispone la specie umana.

Bisogna ammettere che un animale così bizzarro risulta difficile da definire; ben lungi dall’essere definito dagli altri, a malapena egli capisce sé stesso; tuttavia sembrerebbe lecito classificarlo grossomodo nella categoria degli esseri umani, fermo restando che gli uomini ordinari hanno solo un’anima, mentre l’uomo di Corte pare ne abbia diverse. Infatti un cortigiano è a volte insolente e a volte è vile; può dar prova della più squallida avarizia e della più insaziabile avidità così come di un’estrema magnanimità, di una grande audacia come di una codardia vergognosa, di un’impertinente arroganza e della correttezza più calcolata; in poche parole egli è un Proteo, un Giano o ancor meglio un Dio indiano raffigurato con sette volti differenti.
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La vera abnegazione è quella del cortigiano verso il proprio padrone; guardate come si umilia in sua presenza! Diventa pura macchina, o meglio, si riduce a niente; attende di ricevere da quello la propria essenza, cerca di individuare nei suoi tratti caratteri che lui stesso deve assumere; è come una cera malleabile prona a ricevere qualsiasi calco le si voglia imprimere.
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Un buon cortigiano non deve mai avere un’opinione personale ma solamente quella del padrone o del ministro, e deve saperla anticipare facendo ricorso alla sagacia; ciò presuppone un’esperienza consumata e una profonda conoscenza del cuore degli uomini. Un buon cortigiano non deve mai avere ragione, non è in nessun caso autorizzato ad essere più brillante del suo padrone o di colui che gli dispensa benevolenze, deve tenere ben presente che il Sovrano e più in generale l’uomo che sta al comando non ha mai torto.
Il cortigiano ben educato deve avere uno stomaco tanto forte da digerire tutti gli affronti che il suo padrone vorrà infliggergli.
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Il suo attaccamento sarà riservato all’uomo al comando fino al momento in cui questo perde il potere. È necessario odiare senza por tempo in mezzo chiunque abbia contrariato il padrone o il favorito di turno.
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Non spingono forse ogni giorno il sublime abbandono di loro stessi fino al punto da eseguire presso il Principe quelle funzioni che il più umile dei valletti compie per il suo padrone? Non trovano nulla di meschino in tutto ciò che fanno per lui; che dico? Si inorgogliscono nell’esercizio dei più infimi incarichi presso l’adorata persona; giorno e notte aspirano alla gratificazione di essergli utili; lo scortano, si atteggiano a intermediari compiacenti di ogni suo piacere, si attribuiscono le sue sciocchezze o si affrettano ad approvarle; in poche parole, il buon cortigiano è talmente assorbito dall’idea del dovere, che spesso si sente fiero nel compiere atti disprezzati anche dal più leale servitore.

Ma già due secoli prima Étienne de La Boétie (1530-1563) trattava l’argomento in un altro libello da titolo “La servitù volontaria”.

Avvicinarsi al potente significa solo allontanarsi dalla propria libertà e, per così dire, afferrare a due mani ed abbracciare la servitù.
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Non basta che essi facciano ciò che egli ordina, ma devono pensare ciò che egli vuole e, spesso, per soddisfarlo, devono persino prevenire i suoi pensieri. A loro non basta obbedirgli. Devono anche compiacerlo. Devono rompersi le ossa, tormentarsi, ammazzarsi di lavoro per i suoi affari e, inoltre, amare ciò che egli ama, mettere da parte i propri gusti per i suoi, violentare la propria indole, spogliarsi del proprio carattere. Devono stare attenti alle sue parole, alla sua voce, ai suoi gesti ed ai suoi occhi. Non devono aver né occhio né piede né mano che non siano totalmente protesi a cogliere i suoi voleri e ad indovinare i suoi pensieri.
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Quale condizione è più misera di una tale vita, in cui non si ha niente per sé, ma si ricevono da altri le proprie possibilità, la propria libertà, il proprio corpo e la propria vita?

Non c’è che dire, la condizione del cortigiano è decisamente misera e indegna del rispetto altrui e forse neanche il suo stesso ‘principe’ lo stima veramente. Esporre tesi non sue e se le circostanze lo richiedono anche esporre la propria persona al ridicolo non deve essere una gran bella vita, ma alcuni lo fanno in maniera professionale perché, in fondo, non sono capaci di altro.

Scriveva Ralph W. Emerson (1803-1882) che finché un uomo pensa egli è libero. Contrariamente aprirà una pagina bianca del libro della vita e la foraggerà semplicemente con il nulla.

Ecco – come è verificabile – buona parte di quelle considerazioni riportate ieri per i sudditi (o complici) di Berlusconi possono andar bene oggi per i sudditi (o complici) di Grillo e anche per quelli di Renzi. Ahimè, questa è la politica odierna espressa dai maggiori partiti italiani, dove confronto e democrazia interna non trovano alcuna cittadinanza. E se nasce una nuova formazione politica dove si discute, si dibatte e ci si confronta alla ricerca di un comune denominatore, anche faticosamente, si liquida subito la cosa come una perdita di tempo o definendola “l’ennesima pantomima della Sinistra alla ricerca di un’unità che mai troverà”.
Può darsi che anche l’esperienza che hanno messo in moto Bersani, D’Alema, Rossi, Pisapia, Civati, Speranza, Fratoianni e altri finirà in fumo, ma vale sempre la pena provarci. Il resto è Grillo, Renzi e Berlusconi.

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3 thoughts on “Cortigiani di sempre

  1. Perché non si prendono in considerazione le proposte di Sinistra Italiana che, ha avuto il coraggio di fondare un partito in un momento difficile e ha nel suo DNA la discussione dal basso. Purtroppo mentre si cerca di rimediare a un leaderismo incapace e inconsistente sono proprio le forze che avrebbero dovuto rappresentare la sinistra a frenare la crescita di queste forze ancora sane e genuine, forse perché fuori dai grandi giochi, ma lo sono.

  2. Sono partiti e per tali vanno presi! Nei partiti vige una finta democrazia … sono un’istituzione vecchia è ormai, evidentemente, inutile. I 5Stelle diventano sempre più inutili tanto più diventano partito. La nomina di Casaleggio figlio è imbarazzante. Il PD è l’apoteosi di questo fallimento. Discutono in tanti e decidono 4 banchieri !!!

  3. alla politica è sempre stata invasa da cortigiani che sono anche esperti nel salto della quaglia. quelli che sembrano i più affidabili quando il padrone cade sono i primi che si attivano per seppellirlo

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