La fattoria degli animali 2.0

di mimmo

La fattoria degli animali è un romanzo allegorico scritto da George Orwell nel 1945 ambientato in una fattoria dove gli animali insorgono perché stanchi dello sfruttamento dell’uomo. Dopo essersi ribellati e cacciato il padrone, gli animali decidono di dividere il risultato del loro lavoro secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni. A guidare la rivoluzione è un vecchio maiale che spiega agli altri animali le ingiustizie perpetrate dal fattore, che per giunta vive sulle spalle del loro lavoro. «Tutto ciò che ha quattro gambe o ali è buono, tutto ciò che ha due gambe è cattivo» sostiene la scrofa e tutti gli fanno eco.
La rivolta ha successo, il fattore è scacciato e tutto lascia credere che gli animali possano diventare padroni del loro destino. Ben presto, però, emerge una nuova classe di sfruttatori. Sono gli stessi maiali che, guidati dalla scrofa Napoleon avevano incitato i cittadini-animali a ribellarsi dall’oppressore e ora, lavorando di astuzia, cercano di imporre una nuova tirannia agli altri, più ingenui e più semplici. Giorno dopo giorno, gli ideali di uguaglianza proclamati al tempo della rivoluzione si vanno sempre più stemperando e al motto iniziale “Tutti gli animali sono uguali” viene aggiunta una postilla: ”… ma alcuni sono più uguali degli altri”.

In un certo senso, situazioni analoghe trovano forma anche oggi e la similitudine più pregnante attiene al Movimento Cinque Stelle. Hanno cominciato con il voler mandare a fanculo tutti per poi registrare che l’autosufficienza è perdente. Volevano aprire le Istituzioni come scatole di sardine facendo della trasparenza un valore assoluto e poi discutono e decidono in segrete stanze. Gridavano “onestà, onestà” in ogni luogo pubblico e poi si sono accorti che anche tra le loro file c’è qualche pecora zoppa. Si sono dati delle regole interne che inizialmente erano di ferro per poi diventare degli elastici. Sono arrivati con il precetto “uno vale uno” e subito dopo si è capito che “vale solo uno”. Si sono proposti come i salvatori di tutti i guai amministrativi provocati dalle amministrazioni locali guidate dagli altri partiti e alla fine si sono rivelati degli incapaci. A Roma, dopo più di un anno, non si è visto nessun miglioramento e a Torino, dopo aver vissuto di rendita sulla buona amministrazione di Fassino, stanno mostrando limiti di non poco conto. A Livorno si sono accorti che un avviso di garanzia non sempre rappresenta una condanna. In tutti i comuni che governano hanno dovuto prendere atto che la genericità delle critiche di quando si è all’opposizione non corrisponde alla concretezza degli atti di responsabilità amministrativa. Insomma, il cambiamento non si risolve con un “Vaffa”, bensì con tutto quello che viene dopo. E, nel rifiutare qualsiasi filosofia politica, che sia di destra o di sinistra, alla fine le accarezzano tutte. Quando si ci si presenta un po’ Podemos e un po’ Le Pen si possono prendere anche i voti di chi è scontento delle posizioni dei partiti tradizionali, ma poi a quegli elettori bisogna dare delle risposte e non è facile contemperare le aspettative di tutti. Così, tanto per dirne una: sull’immigrazione, meglio la politica dell’accoglienza o quella dei respingimenti?

Ormai è chiaro a tutti che il Movimento 5Stelle è un partito che prende corpo dalla figura imprescindibile di Beppe Grillo (quanto varrebbe questo partito senza di lui?), in buona parte assimilabile al Napoleon del romanzo orwelliano. Una figura che però rimane a metà strada tra il comico e il leader di partito. Non una doppia personalità, ma due mezze peculiarità, dove in maniche di camicia lancia anatemi al sistema e in giacca e cravatta incontra il Capo dello Stato. Due parti in commedia che si ricompongono solo nell’insulto gratuito e volgare.
Vauro, impenitente vignettista satirico ha detto: «Se Beppe fa satira, io lo difendo a spada tratta, ma se fa il politico, io mi indigno». I suoi tentano di difenderlo, ma il leader di un partito che rischia di assumere il governo del Paese può stare a mezzo servizio tra il Bagaglino e palazzo Chigi? può vestire i panni del buffone e insieme quelli dell’autorità politica?

Tutto questo non ci impedisce di considerare il M5Stelle una novità importante nel panorama politico italiano. Indubbiamente la discesa in campo dei grillini ha indotto a mutare certi atteggiamenti degli altri partiti. Probabilmente non avremmo avuto tanti giovani candidati nel Pd, meno trasparenza nelle decisioni, nemmeno due presidenti di Camera e Senato non del tutto integrati negli organismi di partito e tanto trasporto nel portare all’approvazione alcune leggi poco gradite alla cosiddetta “casta”. Tanto basterebbe a considerare il M5Stelle un efficace partito di opposizione e un pessimo partito di governo.

Annunci

2 thoughts on “La fattoria degli animali 2.0

  1. Caro Mimmo,sei troppo buono! Stiamo parlando del NULLA e purtroppo il popolo che i grillini e gli altri rappresentanti (politici)prediligono è quello che sprofonda in una tale assenza culturale e morale o viceversa,morale e culturale per cui i guitti sembrano maestri di pensiero .Ti abbraccio,Mimmo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...