Smisurata preghiera

di Fabrizio De Andrè

Più che una canzone è un grido di De André contro le imposizioni che i più forti impongono alla società.

È una preghiera, una sorta di invocazione… Un’invocazione ad un’entità parentale, come se fosse una mamma, un papà molto più grandi, molto più potenti. Noi di solito identifichiamo queste entità parentali, immaginate così potentissime come una divinità; le chiamiamo Dio, le chiamiamo Signore, la Madonna. In questo caso l’invocazione è perché si accorgano di tutti i torti che hanno subito le minoranze da parte delle maggioranze.
Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi… dire “Siamo 600 milioni, un miliardo e 200 milioni” e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter essere in grado, di avere il diritto, soprattutto, di vessare, di umiliare le minoranze. La preghiera, l’invocazione, si chiama ‘smisurata’ proprio perché fuori misura e quindi probabilmente non sarà ascoltata da nessuno, ma noi ci proviamo lo stesso.

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri,
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà, di impunità.

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta, la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine,
di millenarie paure,
di inesauribili astuzie.

Coltivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia,
come una sfortuna,
come un’anestesia,
come un’abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria.

Col suo marchio speciale, di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità, di verità.

Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità.

Ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco,
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista,
come un’anomalia,
come una distrazione,
come un dovere.

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La dignità della politica: Enrico Berlinguer

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Enrico Berlinguer fu Segretario generale del P.C.I. in anni difficili, ma soprattutto un grande, grandissimo intellettuale italiano che tanto ha dato alla cultura politica del ‘900. Morì prematuramente e improvvisamente alle ore 12.45 del giorno 11 giugno 1984 a seguito … Continua a leggere

I Partigiani sono anche donne: Gina Borellini

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di Gianluca Bellentani — Modena, città Medaglia d’oro della Resistenza. Qui sono nati uomini che hanno dato gli anni più belli della loro vita e spesso anche la morte per dare a tutti il bene più grande: la libertà. Uomini … Continua a leggere

Perché l’arte è importante per lo sviluppo di bambini e ragazzi

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di Giusi Andolina — In Italia, secondo i dati contenuti nell’Atlante dell’infanzia di Save the Children, 2 minori su 3 di età compresa tra i 6 e i 17 anni, non hanno visitato una mostra o museo, un sito archeologico, … Continua a leggere

Noi l’8 marzo lo festeggiamo così

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di Raffaele e Francesca — Ci amiamo, ci comprendiamo, ci confrontiamo, ci rispettiamo e ci aiutiamo tutto l’anno. Gli inevitabili momenti “no” cerchiamo di superarli discutendone e riconoscendo i nostri torti. Saper chiedere scusa, inoltre, pensiamo sia la spugna che … Continua a leggere

Muoiono soltanto gli stronzi

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di mimmo — “Muoiono soltanto gli stronzi”. Lo disse Mario Monicelli. È un’affermazione forte per dire che, pur non avendo alcun timore di cosa eventualmente lo aspettasse dopo, gli rincresceva moltissimo lasciare questo mondo. Monicelli è stato un grande protagonista … Continua a leggere

Prontuario per il brindisi di Capodanno

di Erri De Luca

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.