Non ci sono più i grillini di una volta

di mimmo

Volevano cambiare il mondo, aprire le Istituzioni come una scatola di sardine, combattere i poteri forti, mandare tutti a casa… ma come tutti i bei sogni, anche questo è svanito nel nulla. Il M5Stelle si è presentato sul panorama politico italiano con trombe e grancasse, pronto a rivoltare l’Italia come un calzino. Vaffanculo e promesse di cambiamento si sono sprecati, poi…

Altri tempi ieri, quando sostenevano la totale trasparenza attraverso lo streaming e promettevano di aprire il Palazzo come una scatola di sardine.
Altri tempi oggi, quando tengono le loro riunioni in camera caritatis e hanno chiuso l’apriscatole in un cassetto.

Altri tempi ieri, quando Beppe Grillo diceva che gli imprenditori non sono migliori dei politici e metteva nel mirino delle sue invettive i cosiddetti poteri forti.
Altri tempi oggi, quando il premier in pectore Di Maio liscia il pelo a banchieri, imprenditori e tecnici della globalizzazione per cercare di ottenerne plauso e consenso.

Altri tempi ieri, quando Grillo urlava nelle piazze che in Italia con 2.500 euro si vive bene, perciò i suoi parlamentari restituiranno tutto il resto.
Altri tempi oggi, quando i parlamentari grillini incassano in media, tra diaria e rimborsi, all’incirca 10.000 euro al mese.

Altri tempi ieri, quando Gianroberto Casaleggio, il giorno della nascita del Movimento, il 4 ottobre 2009, giorno dedicato a San Francesco, proclamò: «Noi siamo i francescani, i pazzi della politica» e Grillo ci spiegava che la povertà è virtuosa e la decrescita porta felicità.
Altri tempi, oggi quando i parlamentari grillini conducono un tenore di vita simile a quello di tanti altri colleghi, godendo di ogni benefit e privilegio che il sistema casta mette a disposizione.

Altri tempi ieri, quando Grillo diceva ai suoi: «La tv è una merda, non andate nei talk show».
Altri tempi oggi, quando i grillini sono presenti in tutti i telegiornali e talk show.

Altri tempi ieri, quando Di Maio affermava: «In un referendum, io non voterei per restare nell’euro, io voterei per un’uscita da questo euro» e Grillo rincarava: «Il problema vero non è uscire dall’euro: è uscire il più velocemente possibile».
Altri tempi oggi, quando Di Maio dichiara: «Noi vogliamo restare nell’Unione Europea, il referendum sull’euro è solo l’extrema ratio per contrattare meglio» e Grillo chiosa: «L’uscita dall’euro è metafisica».

Altri tempi ieri, quando Grillo criticava i politici che denunciavano i giornalisti, definendo la querela «un’arma da ricchi, usata per intimidire, per tappare la bocca».
Altri tempi oggi, quando i grillini minacciano querele a tutto campo.

Altri tempi ieri, quando il M5Stelle faceva battaglie ambientaliste contro ogni tipo di abusivismo edilizio.
Altri tempi oggi, quando Di Maio e Cancelleri, in Sicilia, giustificano l’abusivismo di necessità.

Altri tempi ieri, quando Grillo urlava in piazza: «Sì, siamo populisti, siamo gente del popolo. Estremisti… chi dice la verità è un estremista». È poi: «L’Europa è un nulla senza futuro, una nave di folli».
Altri tempi oggi, quando Di Maio tranquillizza il mondo dell’imprenditoria: «Noi non vogliamo un’Italia populista, estremista, antieuropeista».

Altri tempi ieri, quando criticavano quotidianamente il sindaco Marino avallando e poi plaudendo a quella vergognosa defenestrazione notarile ordita dal suo partito.
Altri tempi oggi, quando Di Maio, Di Battista e altri sostengono che per giudicare l’operato della sindaca Raggi bisogna attendere la fine del suo mandato.

Altri tempi ieri, quando bastava il minimo sospetto sulla moglie di Cesare per espellere “Cesare” dal Movimento.
Altri tempi oggi, quando si può essere considerati immacolati e rimanere sul proprio scranno, persino candidato premier, fino a quando non si è condannati al primo grado di giudizio.

Altri tempi ieri, quando le scelte del Movimento, nel bene e nel male, erano fatte dal basso attraverso la Rete.
Altri tempi oggi, quando le scelte sono fatte da Grillo con potestà feudale di nomina e veto e da lui confermate anche se dichiarate illegittime da un tribunale.

Altri tempi ieri, quando Grillo, dopo che il Pd gli aveva rifiutato la possibilità di presentarsi alle primarie sostenendo che non aveva i requisiti per candidarsi, fece presente che lo statuto dem inibiva l’iscrizione e la candidatura solo se iscritti ad altri partiti. «Che c’entro io?» chiosò, per poi accusare in tutte le piazze italiane il Pd di scarsa democrazia e manchevole apertura alla società civile.
Altri tempi oggi, quando Roberto Saviano chiede di partecipare alle gigginarie e gli viene preclusa la possibilità perché “non ha i requisiti”, mentre le regole del M5Stelle prevedono che alle primarie può partecipare chiunque, tranne chi è iscritto ad altro partito. E Saviano, come Rodotà e Gabanelli, in tasca non ha nessuna tessera.

I tempi cambiano. Le persone cambiano. Gli interessi cambiano. Cambiano obiettivi e convenienze. Spesso gli incendiari diventano pompieri per realismo, timore o interesse. E i principi lasciano il posso all’opportunismo. Tanto, poi la gente dimentica…
In fondo, loro, i grillini, nel salotto buono volevano entrarci, mica distruggerlo.

 

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