Caro salviniano ti scrivo…

di mimmo

(Lettera aperta a un salviniano dell’ultim’ora)

Caro salviniano di recente conversione, tu certamente avevi in pectore questo trasporto verso l’uomo forte, perché è bastato che Matteo Salvini mostrasse il pugno duro contro i migranti che ti sei immediatamente schierato dalla sua parte…
Prima di continuare, però, lasciami dire che il “caro” con cui ho aperto questa mia lettera è solo un modo di dire, perché, visto il tuo entusiasmo verso chi con una mano sventola Vangelo e Rosario e con l’altra imbraccia il mitra, faccio molta fatica a capire il tuo impulso politico. Quel “caro” però è anche un modo per cercare un dialogo al fine di illudermi che quanto sto per dire possa indurti a qualche riflessione.

Non so se sai che il tuo eroe, che con appellativo militaresco chiami “capitano”, in passato si è particolarmente distinto per lo scarso attaccamento verso le Istituzioni che doveva rappresentare da eletto a fronte del suo notevole impegno nei confronti di chi è estraneo ai suoi criteri di convivenza civile. È noto, infatti, che fino a qualche tempo fa divideva l’Italia in buoni e cattivi a seconda del certificato di residenza, mentre ora lo fa in ragione della cittadinanza. Ed è con questa strategia da ciarlatano dell’acqua medica che è riuscito a carpire il consenso di tanti italiani, perfino di molti meridionali, che in passato non ha mai risparmiato di ingiuriare con proposte razziste (“Carrozze metro solo per milanesi”), cori insolenti (“Senti che puzza, stanno arrivando i napoletani”) e accuse di inoperosità lavativa (“Campano come parassiti sulle spalle altrui”), facendo da appositivo a quei leghisti che non hanno mai smesso di invocare il fuoco “purificatore” del Vesuvio e dell’Etna. Ciò nonostante, tu hai deciso di dargli il voto, poiché lo consideri il paladino della guerra contro il migrante invasore. Diciamolo, in fondo, è questo che per te conta più di ogni cosa: unirti alla guerra – quanto meno fare il tifo – per liberarti dallo straniero usurpatore che, secondo quanto dice lui – al quale tu credi – viene qui a derubare i tuoi diritti. Un atteggiamento, il tuo, che denota una forma di xenofobia con una dose più o meno forte di razzismo.
Sì, certo, la paura dello sconosciuto, il disagio di vivere accanto al diverso, la difficoltà di confrontarsi con culture e abitudini nuove possono indurre a chiusure per certi versi giustificabili. Ma fino a che punto? Perché, se è vero che è dentro questo ambito che nasce la xenofobia, tieni presente che, superato il limite c’è il razzismo. Concezione e prassi, quest’ultima, che spesso si manifesta nell’ostilità più cruda, proprio perché si estrinseca nel rifiuto di capire chi si ha di fronte, in particolar modo se la persona – ripeto, persona – presenta un colore della pelle scuro, parla una lingua a noi non comprensibile e pratica una religione che non ci appartiene.
Solo se si tratta di un povero disgraziato, però. Perché se ad essere estraneo alla nostra cultura è il calciatore della squadra per la quale tifiamo, allora tutto diventa accettabile. Viceversa, se si tratta del calciatore avversario, allora giù i “buuuuu” e il lancio di banane.

Il grido di battaglia di chi alimenta strumentalmente la paura per il migrante, a cui ti associ, è “Ci stanno invadendo!”. Per poi subito aggiungere che “sono tantissimi e vivono sulle nostre spalle“. Per giunta, “fanno la pacchia”. Per tutte queste ragioni, essi per te rappresentano una biblica piaga sul suolo italico. Perciò, “fuori dai coglioni!”. E se qualcuno li tollera o si impietosisce, “che li prenda a casa sua”. E a nulla valgono i dati che dimostrano una presenza di stranieri, in percentuale alla popolazione, molto inferiore agli altri paesi europei. Sono molti di più in Germania e Spagna, per esempio. Ma anche a Malta, con la quale ci accapigliamo ogni qualvolta appare all’orizzonte un barcone. E pure alla Francia, con la quale litighiamo continuamente. Persino rispetto alla Svizzera, dove gli stranieri sono il 23% della popolazione contro poco o più dell’8% in Italia. Per non dire dei paesi del nord Europa, che ne ospitano in gran numero. Tra l’altro, è pur vero che molti migranti sbarcano in Italia, ma sarebbero ben lieti di attraversare la penisola e varcare i confini per andare a stabilirsi al di là delle Alpi se solo gli accordi internazionali lo consentissero. Il fatto è che sono impediti da quegli stessi accordi che Matteo Salvini, da vice premier e ministro degli Interni, non ha mai affrontato nelle sedi istituzionali europee, perché a lui fa più consenso gridare contro l’insensibilità e l’egoismo dei burocrati dell’UE, piuttosto che cercare di rimettere in discussione i trattati sui tavoli europei.

Un altro vessillo che vai sbandierando, caro il mio salviniano, è “Ci rubano il lavoro”. Quale lavoro sottrarrebbero a noi questi disgraziati pronti a fare qualunque cosa pur di sopravvivere? raccogliere pomodori sotto il sole cocente per pochi euro al giorno? salire su un’impalcatura edile senza le più elementari garanzie di sicurezza? presenziare un distributore di carburante automatico con la speranza di ricevere pochi centesimi in cambio delle operazioni di rifornimento? O mi vuoi dire che ci sono italiani pronti a sostituirsi alle badanti che assistono notte e giorno i nostri vecchi, anche allettati o disabili?
Sarebbe questa la pacchia?

Però, tu lamenti che: “rubano nelle nostre case, spacciano droga e violentano le nostre donne”. Non nego che qualcuno lo faccia, ma non certo perché sono tutti antropologicamente versati per questo tipo di reati. Delinquenti di ogni risma fanno parte di ogni etnia e da noi, in Italia, non mancano certo mariuoli, spacciatori e stupratori autoctoni. Anzi, sono proprio gli italiani che ne detengono il primato. Non pensi che se il tuo idolo, anziché fare il ministro degli Interni a tempo perso, dedicasse maggiori energie a fronteggiare i delitti contro la persona, forse ne guadagnerebbe la sicurezza nazionale? E, inoltre, non credi che un’efficace politica di integrazione indurrebbe un certo numero di stranieri a comportamenti più corretti? E che dire delle ultime norme del “decreto sicurezza” che hanno reso invisibili tanti migranti? Quanti di questi, in assenza della possibilità di raggiungere un livello minimo di sopravvivenza, si abbandoneranno a reati spiccioli o, peggio, cederanno alle lusinghe della malavita organizzata?

E ancora: “È un’ingiustizia privilegiare i migranti a danno dei nostri poveri”, vai dicendo. Come se ci fossero poveri di serie A e B. Intanto, chiariamo che chi ci ha governato fino ad oggi ha sempre negato la povertà di casa nostra. Ricordi “I ristoranti sono pieni”, “Ormai siamo fuori dal tunnel” e il recente “Abbiamo abolito la povertà!”? Demagogia dell’altro ieri, di ieri e di oggi. E quando si è deciso di prendere qualche provvedimento, si è ricorso a palliativi tipo social card, 80 euro ed ora il reddito di cittadinanza. Tutte misure elettoralistiche prive di efficacia. Sappiamo tutti che la povertà è un’ingiustizia, ma se abolirla del tutto potrebbe sembrare un’utopia, ridurla è possibile, a condizione però che non si mettano i poveri l’uno contro l’altro, non si producano classifiche di indigenza in ragione della provenienza geografica e soprattutto si mettano in campo provvedimenti utili ad allargare il campo degli occupati, perché non è con le elemosine che si risolve il problema, bensì con il lavoro, fonte di reddito e dignità. E anche foriero di sicurezza sociale.

Ma il massimo dell’ipocrisia è “Meno sbarchi, quindi meno partenze, perciò meno morti”, quasi che lasciare in mezzo al mare uomini, donne e bambini, stremati dal viaggio e snervati dal timore di ritornare da dove sono partiti fosse un’azione umanitaria. A questa crudele affermazione fa da controcanto “Aiutiamoli a casa loro”. Aiutiamoli come? Fino ad oggi i paesi più ricchi e sviluppati si sono distinti solo per colonialismo e sfruttamento. Tu lo sai che l’Italia, rispetto al 2010, ha ridotto gli aiuti OCSE, destinati allo sviluppo dei paesi africani, del 70%? Chi ha dato e continua a dare una mano alle popolazioni africane sono alcune organizzazioni senza scopo di lucro che hanno portato in loco personale volontario impiegato per cure sanitarie e percorsi didattici. Giovani e meno giovani, che non di rado mettono a repentaglio la propria incolumità fisica. Il caso di Silvia Romano ne è solo l’ultimo esempio, la quale oltre al danno di essere stata rapita deve subire la beffa del: “Se l’è cercata lei. Anziché andare in Kenya poteva aiutare qui chi ne ha bisogno”. E c’è da scommettere che a pronunciare queste infami battute sono gli stessi che sostengono che i migranti vanno aiutati a casa loro.

Caro (si fa sempre per dire) salviniano di oggi, non giriamoci intorno, le tue paure del diverso sarebbero superabili se solo tu lo volessi, ma la dose di intolleranza che hai in te ti fa sposare le tesi del tuo mentore. Anche perché ti fa molto più comodo restare nelle retrovie e affidarti all’uomo forte del momento, che con il suo armamentario culturale machista, razzista e ipocritamente religioso, ti fa credere che il mondo possa migliorare con le sue ricette ‘anti’ e ‘contro’. Che importa poi se questo modo populistico di rappresentare realtà e soluzioni dà luogo a comportamenti fascistoidi sempre meno folkloristici e sempre più squadristici.
A me sembra, invece, che gli atteggiamenti di Salvini servano solo a manipolarla, la realtà, al solo fine di ottenere un maggiore consenso elettorale. E, gente sprovveduta o paracula gli va dietro. Io invece provo disgusto verso questi comportamenti inumani. Mi dici come fai a non indignarti quando lui parla di bambini che non devono arrivare dai barconi dall’altra parte del mondo già belli e confezionati? Bambini confezionati, dice. Un modo più becero di esprimersi non esiste. E lo dice perché lui, i bambini, li vuole “fatti in casa”. Magari biondi con gli occhi azzurri. Ariani, insomma.

Caro, mettiti in testa che i movimenti migratori in atto, causa fame e guerre, instabilità politica e precarietà economica, sono inarrestabili, e arroccarsi in ansie e timori, alzando muri, genera spettri. Ecco perché devi aprirti a una maggiore attenzione verso chi arriva, in ragione dell’edificazione di una coesistenza consapevole, che non dev’essere buonista, ma improntata alla pari dignità, dove siano riconosciuti diritti e imposti doveri. Per chi arriva e per chi risiede qui.

Mi avvio alla conclusione, ma prima lasciami fare un’ultima considerazione. Tu probabilmente sei di religione cattolica, la domenica vai in chiesa e periodicamente prendi la comunione. Ma non sei un cristiano. Perché un cristiano non può approvare la condotta di Salvini verso poveri disgraziati, rei solo di appartenere a un’altra etnia. “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” è scritto nel Vangelo. Ma è anche una regola aurea di convivenza civile. Si chiama etica della reciprocità. Sbandierare il Rosario in piazza come un feticcio, poi, dovrebbe indignarti.
Ti invito, quindi, a resettare gli entusiasmi attuali e a ripartire da un concetto di relazioni nuovo che guardi al “diverso” come arricchimento culturale e completamento della nostra identità. Senza approfondimenti prevale l’approssimazione e la semplificazione. E la demagogia della paura ha facile gioco.
Ci inducono paure, frutto non di esperienza diretta ma veicolate attraverso i mezzi di comunicazione, per mostrarci di sapere risolvere determinate questioni mentre in realtà non sanno farlo. Sono parole di Vittorino Andreoli, famoso neuropsichiatra, sulle quali ti invito a riflettere.

Il tempo che viviamo è un grande polverone, ma a me piace credere e sperare che alla fine, quando il clamore delle polemiche si abbasserà, anche quelli come te capiranno che non valeva la pena star dietro a uno che per ottenere un voto in più non ha esitato a inventarsi nemici e seminare, appunto, paure e odio.

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