No, Renzi non mi piace

renzi 2Matteo Renzi, come Berlusconi e Grillo, non mi piace.

Non mi piace per il modo in cui è diventato Segretario del Pd pretendendo un voto aperto a tutti (è come se l’amministratore del mio condominio dovesse essere eletto da tutto il quartiere).

Non mi piace per come è diventato Premier (“stai sereno Letta”, e gli ha strappato la campanella di mano).

Non mi piace per come esercita il ruolo di dirigente politico (o con me o contro di me).

Non mi piace perché si è messo in testa di fare le riforme elettorali e istituzionali purché siano (importante è ascriversene la paternità).

Non mi piace perché lui piace a Marchionne e a quelli come Marchionne, oltre a tanti elettori moderati e conservatori, i quali hanno un’idea della politica lontano mille miglia da quella liberale e progressista.

Non mi piace perché una delle sue fisse è far credere a tutti di essere un lavoratore instancabile (manca solo che lasci accesa la luce del suo studio per tutta la notte).

Non mi piace perché dileggia e offende chi obietta sulle sue scelte (sembra che a lui più che convincere interessi vincere).

Non mi piace perché dice e contraddice pur di ottenere i suoi scopi.

Non mi piace perché al di là degli 80 euro che ha dato a una parte di lavoratori non ha ancora concluso pressoché nulla e parla come se avesse già fatto tutto.

Non mi piace perché tramuta il consenso elettorale al partito in suo personale (è pur vero che molti hanno votato per lui e non per il Pd, ma non certo tutti).

Non mi piace perché utilizza i voti ricevuti per fini che non sono proprio quelli per il quale in tanti hanno votato Pd (gli elettori dem hanno votato per scegliere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo e non per altro)

merkel e ministro

La cancelliera Merkel e il ministro Schäuble

Non mi piace perché cerca di accreditarsi in Europa come il più importante dei capi di governo e invece conta quanto Monti o Letta (più che l’uomo, è la politica economica che interessa alla Merkel e al suo potente ministro dell’economia).

Non mi piace perché vuol farci credere che la sua influenza nell’UE è tale che con lui l’Italia sarà considerata molto più che in passato (dopo Berlusconi chiunque riceverebbe maggiore considerazione).

Non mi piace perché non lavora per l’affermazione di un’idea di società, dentro la quale può trovare legittimità anche il successo personale, ma è il successo personale a guidare la sua azione politica (e fa del Pd un suo strumento).

Non mi piace perché la sua smisurata autostima riflette arroganza e carrierismo.

Non mi piace perché il combinato disposto tra la sua legge elettorale e la riforma del Senato tende a potenziare il Governo a danno del potere Legislativo.

Non mi piace perché… come disse Antonio Barracano, il Sindaco del rione Sanità ad Arturo Santaniello, ricco e prepotente pasticciere, “voi, nei miei confronti, siete andicappato da ‘nu fatto: mi siete antipatico”.

Antipatico, sì. E non sembri strano perché l’antipatia è un fattore umano (anti, contro e pathos, passione). L’antipatia ha luogo allorquando l’interlocutore si abbandona a gesti o parole offensive o derisorie, ma anche quando assume comportamenti non verbali, come sguardi, espressioni del viso e gestualità che colpiscono negativamente. Per antipatia talvolta si compromettono alcuni rapporti. Per antipatia o simpatia si può fallire o avere successo in un determinato campo. Per gli stessi sentimenti, Capi di Sato, imprenditori, finanzieri, cardinali fanno o rompono accordi.

povertàCiò detto, però bisogna fare uno sforzo e stare ai fatti. Per molti italiani Matteo Renzi sembra la persona giusta per guidare il Paese in un momento di grande criticità sociale ed economica. In tanti sono rimasti affascinati dal suo temperamento e sono convinti (o sperano) che solo uno come lui possa essere il protagonista di un mutamento radicale. La “rottamazione” ha fatto breccia in molte pance, tanto da consentirgli un successo straordinario. Ma ora quel messaggio non basta più. Il Paese è sull’orlo di un vero e proprio declino e l’Istat non si stanca mai di ribadirlo (gli ultimi dati segnalano dieci milioni di poveri di cui sei in povertà assoluta). Arretriamo in tutto. Pezzi importanti del nostro apparato produttivo passano in mani straniere. Le differenze sociali si allargano. La parte migliore della nostra gioventù intellettuale continua ad abbandonare il Paese, che è sempre più sfiduciato e inquieto.

Renzi si è impegnato a fare molte cose, forse anche troppe. Ma la sua agenda non riporta le priorità necessarie alla ripresa. Litiga con tutti su riforme importanti che probabilmente potevano anche essere discusse in un secondo momento. Egli si fa forte del notevole consenso riscosso alle Europee e non perde occasione di farlo pesare in patria e fuori. Ma lui dovrebbe sapere che quello è un consenso molto labile. Un voto in casa nostra segue altre dinamiche e se quei milioni di lavoratori che hanno beneficiato degli 80 euro sono stati contenti, domani chiederanno altro. Per non dire degli incapienti e pensionati che già reclamano gli stessi benefici.

Nel suo partito c’è continuo fermento. Molti sono coloro che sono stati mortificati dalla sua prosopopea e non aspettano altro che inciampi. E se dovesse ac… cadere, forse non troverebbe molte mani disposte a tirarlo su.
Un Segretario dovrebbe innanzitutto preoccuparsi di tenere unito il partito. Invece Renzi non ha mai risparmiato attacchi e sberleffi a chi avanza critiche e perplessità su quello che dice e quello che fa. Il suo è un decisionismo più da caudillo che da leader.

renzi 1Ecco perché faccio fatica ad applaudire Renzi. E pur essendo convinto che, al momento, l’unico partito che potrebbe adoperarsi per migliorare le condizioni di vita degli italiani è il Pd, non riesco a ritrovarmi in una formazione politica che strizza l’occhio anche agli elettori di Destra. Gli interessi di Destra e Sinistra restano distanti, per certi versi inconciliabili, e mescolarli fa sì che l’azione politica si presenti ambigua. E questo non mi piace. Ma, ahimè, se oso osservare, disapprovare o, peggio, criticare, divento il bersaglio delle reazioni scomposte e piccate dei suoi sostenitori più integralisti. E l’accusa più garbata che mi tocca è quella di malafede e qualunquismo.

Come far capire, allora, a questi presunti democratici che le opinioni liberamente espresse, anche se ostili e sgradite, non possono essere catalogate come bestemmie? Alcuni sembrano che stiano partecipando alla costruzione del sacello del Bene Assoluto e non si rendono conto che è proprio questa sicumera che può provocare disastri irrimediabili. In una situazione così complicata il saldo dei punti esclamativi e interrogativi dovrebbe essere a favore dei secondi. Anche se poi è giusto decidere e andare avanti. Ma solo dopo libero confronto e rispettoso conflitto delle idee.

berlusconi e montiHo subito il Carnevale di Berlusconi, pagato con la Quaresima di Monti e ora mi viene promessa la Resurrezione da Renzi. Ma non posso dire la mia. L’imperativo è “ubbidisci e taci!”. E per essere accettati a bordo bisogna abbeverarsi di slogan e credere dogmaticamente che stiamo cambiando verso all’Italia. In quale direzione non conta. Anche se poi è il manovratore che accelera, frena, va a dritta o a babordo come gli conviene. Per condurci dove? Ah, saperlo!
È ovvio che ciascuno di noi vede le cose a suo modo, ma è proprio per questo che nessuno è depositario del bene e del male: l’Idea si realizza attraverso un processo fatto di rispecchiamenti, riflessi e riconoscimenti reciproci. Sarà faticoso, ma è la sola rotta che porta sulle spiagge della democrazia.

E tutto questo indipendentemente dal certificato di nascita. I giovani hanno diritto a guidare la nave della modernità, ma i vecchi non possono essere lasciati sulla banchina come arnesi inutili. Vecchio non è colui che ha navigato molto, ma chi non ha più nulla da dire. E, francamente, tra i giovani marinai renzini ve n’è più di uno/a che muove le mascelle senza dir nulla di interessante. Qualcuno ha un comportamento da bullo di periferia, qualche altro guida senza patente, in molti beccano solo il mangime della chiocciola. Alcuni sono entrati nei palazzi che contano e, privi di umiltà ed esperienza, si trovano nella potenziale posizione di fare danni. Siamo sicuri che non vi siano altri Schettino nelle varie plance di comando?
Intanto il comandante in capo slogheggia, twitta e fotografa la sua scrivania. Il rischio di veder bruciare i sette regni pur di diventare il re delle ceneri non è da trascurare.

mimmo

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One thought on “No, Renzi non mi piace

  1. Caro Mimmo, non hai pensto che Renzi è soltanto una specie di presentatore televisivo? Non hai pensato che non è stato lui a fare le scarpe a Letta ma dove adesso sta ce lo hanno messo? Chi? Quelli che comandano. Le banche, in primis e la Germania. Perché la Germania è l’Europa e l’euro è il marco tedesco (l’unico stato dove l’avvento dell’euro non ha portato alcun problema nel cambio). Non hai pensato che il nostro Paese a partire dalla fine della seconda guerra mondiale è in mano ad altri paesi, con i quali è indebitato fino al collo? Il nostro paese che inventa il computer ma poi si decide che saranno gli Stati Uniti a produrlo. Perché? Ma è chiaro perché! Se no niente soldi, niente aiuti. Guai ai vinti. Non hai pensato che Renzi è la risultante di tutto un percorso storico-politico-sociale disastroso ma obbligato durato sessant’anni? Adesso in Europa comanda la Germania perché la Germania “è” l’Europa; se così non fosse l’Inghilterra farebbe parte dell’Europa. Ma prima ancora comandano le banche, che non hanno volto, se non quello del denaro che non ha volto. Parlo delle banche potenti, che non hanno neppure un nome; sono loro a decidere ogni cosa in base a calcoli aritmetici schiaccianti. E questi calcoli ci danno torto, su tutta la linea. Renzi, come qualunque Premier italiano, cioè di un paese marginale, indebitato, povero, ha un solo ruolo: quello di “convincre” gli italiani ad accettare i dettami che vengono dall’alto. Lo si è scelto apposta per le sue doti mediatiche, per la sua figura che buca lo schermo. Anche se parla l’inglese da cani, meglio! Rappresenta perfettamente l’analfabetismo di ritorno che affligge la patria di Dante e Leopardi. Anche il Papa precedente è stato sostituito con lo stesso criterio. Non era disposto a fare il presentatore, era una persona seria, poco folcloristica. Probabilmente mi sbaglio, probabilmente questa non è tutta la verità, perché sicuramente c’è dell’altro, sotto, e mi spaventa solo a pensarci. Probabilmente non è “solo” così che vanno le cose, o meglio, non vanno. Una cosa però è certa: siamo pieni di debiti. Mostruosi debiti. Gli stati creditori ci hanno in pugno. Questa è l’unica verità non si può dire direttamente, con il linguaggio di tutti i giorni, anche se tutti ne siamo consapevoli. E infatti la si dice, ogni giorno, con tutto un altro linguaggio, che pochi sono in grado di comprendere in tutta la sua profondità. Basta leggere giornali come “Il sole 24 ore”, dove si parla delle sorti umane, certo, ma in modo tremendamente asettico; la ci sono solo numeri, come nell’algebra ci sono le lettere: ma, come nell’algebra le lettere stanno per i numeri, le cifre che quel giornale riporta stanno per le sofferenze di milioni di uomini. E’ un’astrazione della realtà, ma è più schiacciante della realtà stessa. Ma intanto il popolo deve essere tranquillizzato, è ovvio, e questa massima va detta senza ironia, è una frase troppo seria perché ci possiamo permettere di fare un sorriso sia pure di amarezza. Allora arriva l’anchorman della politica il quale ci racconta che invece va tutto nel migliore dei modi, che stiamo lavorando e marciando sicuri verso la soluzione di ogni problema. E’ un ruolo fondamentale, importantissimo, quello del presentatore della politica, perché aiuta a prender tempo, a ritardare la catastrofe. E’ l’unica cosa che deve fare un personaggio del genere è quella di negare l’evidenza. E’ addestrato, istruito, programmato per assolvere questo delicato compito. Tutti i venditori di prodotti sono capaci di vendere cose che non servono facendole apparire utili: alla stessa maniera i “venditori” della politica devono fabbricare una realtà immaginaria e spacciarla come se fosse assolutamente reale. Il Papa dice che spazzerà via i pedofili dalla chiesa. Bene. L’ha detto. In televisione. Accidenti! Non era mai successo prima. Poi i pedofili continuano ad esserci lo stesso nella chiesa ma intanto il Papa ha detto che bisogna fare qualcosa. Per l’uomo di oggi, che considera vere soltanto le cose che si vedono e si sentono dallo schermo televisivo, è come se questo qualcosa fosse stato già fatto. Parimenti, Renzi dice che farà subito le riforme, per esempio. Così come Monti diceva che eravamo ormai fuori dalla crisi. Così come Berlusconi diceva che avrebbe creato un milione di posti di lavoro. Ma perché non due milioni, già che c’era? Vogliamo metterci un altro, al posto di Renzi? Avanti. La faccenda cambierà solo dal punto di vista della scenografia, per così dire. Ma nella sostanza rimarremo un paese allo stremo per via dei debiti che non possiamo pagare se non come stiamo facendo adesso: rinunciando al benessere. Così come il nuovo allenatore della nazionale cambierà modulo e continuerà a schierare sempre gli stessi giocatori, perché altri non ce ne sono, noi continueremo ad utilizzare i nostri presentatori della politica. La potenza degli stati creditori è troppo forte e non ci permetterà di sceglierci il nostro destino. E allora? Renzi o un altro sarà lo stesso.

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